domenica, Agosto 1

La Serbia tra UE e Russia Il governo serbo diviso tra la Federazione Russa e l' UE

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BelgradoFederazione Russa o Unione Europea? Entrambe. Questa è la politica dell’attuale Governo serbo, adesso che i rapporti fra la Federazione e i Paesi occidentali, l’Europa e gli Stati Uniti, risultano essere piuttosto tesi, a causa della crisi in Ucraina.

Riuscirà la Serbia a trovare un equilibrio tra le due fazioni avverse, proprio adesso che sono in corso i negoziati di adesione all’UE? La questione è stata spesso sollevata, negli ultimi mesi, sia dai serbi sia da esponenti della comunità internazionale: la Serbia vuole entrare a far parte dell’UE ma non intende imporre sanzioni alla Russia, come hanno fatto alcuni Paesi europei. La Russia, almeno secondo quanto dichiarato, non si oppone ai progressi compiuti dalla Serbia sulla strada dell’adesione all’UE e, ufficialmente, neppure l’Europa si è opposta alla visita del Presidente Vladimir Putin a Belgrado, benché, ufficiosamente, dei segnali lasciassero intendere che questa visita non fosse vista di buon occhio dagli ambienti europei. Mentre il dibattito è ancora in corso, sembra sempre più probabile, però, che le relazioni tra la Federazione Russa e l’UE tendano verso un miglioramento che, presumibilmente, porterà la situazione a risolversi e a essere presto dimenticata.

Dal 2000, i Governi serbi che si sono succeduti, hanno dimostrato convinzione e decisione nel considerare l’adesione all’UE come priorità della politica nazionale, posizione mai abbandonata fino ad oggi.

La situazione attuale è che la Serbia è ufficialmente candidata per aderire all’UE, avendo avviato all’inizio di quest’anno i negoziati di adesione. Allo stesso tempo ha continuato a promuovere e intrattenere i tradizionali e decennali rapporti con la Russia.  Tuttavia, nonostante i legami di appartenenza tra le due Nazioni e il ricordo della loro alleanza nelle Guerre mondiali, queste ‘buone relazioni’ non avevano portato, fino a poco tempo fa, a nessun risultato concreto di collaborazione, ad eccezione del sostegno incassato dalla Serbia dal Governo di Mosca nella questione del Kosovo. Il Cremlino è stato, infatti, il più grande sostenitore, all’interno della comunità internazionale, delle ragioni della Serbia sulla questione (ovvero che i kosovari facciano effettivamente parte della Nazione serba), non riconoscendo lo Stato del Kosovo e la sua indipendenza, ragione per cui la Russia gode di un forte sostegno da parte di un gran numero di nazionalisti in Serbia.

Il forte legame emotivo con la Russia non è sentito soltanto dalle strutture politiche serbe, ma anche da gran parte dei cittadini serbi. Le ragioni di questo legame non sono del tutto chiare.

Neppure il Presidente russo Vladimir Putin le comprende. Quando il Presidente serbo l’ha recentemente insignito con l’Ordine della Repubblica di Serbia (la più alta onorificenza che lo Stato serbo possa concedere), a Belgrado, Putin ha dichiarato di non credere di aver fatto nulla per meritare un riconoscimento così importante, ma di accettarlo come un segno di rispetto della Serbia e del suo amore nei confronti della Russia e del popolo russo.

Il suo parere è confermato dalle statistiche. Secondo i dati ufficiali dal 2000 al 2012, ad esempio, la Russia non ha donato fondi alla Serbia a differenza dell’UE che ha elargito alla Serbia 2,4 miliardi di euro. Dati recenti mostrano, inoltre, che gli investimenti russi, negli ultimi dieci anni, rappresentano soltanto il 3,5 per cento degli investimenti stranieri in Serbia, percentuali che, però tengono conto dei valori scambiati solo negli ultimi due anni e non tengono conto delle attività più recenti. La Russia, infatti, non molto tempo fa, ha concesso alla Serbia un prestito a tassi favorevoli, ha aumentato le importazioni di prodotti serbi ed è stato raggiunto l’accordo sull’esportazione delle automobili prodotte nello stabilimento FIAT di Kragujevac la scorsa settimana. Il progetto più importante, comunque, rimane certamente la costruzione del tratto serbo del gasdotto South Stream, che attraverserà buona parte del Paese balcanico.

Questa è una delle ragioni principali per cui la Serbia non ha imposto sanzioni al Governo di Mosca come ha fatto il resto d’Europa e gli Stati Uniti, ossia proprio a cause della dipendenza economica dalla Russia.

Sulla questione dell’importanza per la Serbia dei differenti legami economici e politici ha instaurato in questa fase, interviene James Ker-Lindsay, della Scuola di Economia e di Scienze Politiche di Londra: “L’obiettivo più urgente della Serbia è quello di attrarre investimenti stranieri e, inoltre, ha bisogno del sostegno della Russia sulla questione del Kosovo. Nello specifico, finché non si giungerà a un accordo completo con il Governo di Pristina, l’obiettivo principale del Governo serbo sarà di mantenere il Kosovo al di fuori delle Nazioni Unite, e per farlo ha assoluto bisogno dell’appoggio del Cremlino”.

Dal canto loro, i rappresentanti dell’UE sostengono in via ufficiale di non volersi opporre alle relazioni bilaterali Serbia-Russia, ma secondo alcune speculazioni non sono realmente soddisfatti dalla vicinanza dei due Paesi. Tuttavia, dagli ambienti dell’UE non sembra trapelare una particolare preoccupazione neppure in riferimento al rifiuto della Serbia di imporre sanzioni alla Russia. L’auspicio, a quanto pare, è che la politica estera serba aderisca ai principi europei col passare del tempo, e quando questo avverrà per allora le relazioni euro-russe certamente saranno migliorate e probabilmente la posizione della Serbia non costituirà più un problema.

Fino a quel momento, sembra che lo storico atteggiamento di sfida serbo sia destinato a continuare a manifestarsi, come è possibile osservare dall’atteggiamento di rifiuto che il Governo serbo ha posto in risposta ad alcune delle richieste provenienti da Bruxelles. Ma, a quanto pare, per il momento va bene così.

Aleksandra Joksimović, Direttore del centro per la politica estera ed ex assistente del Ministro degli esteri serbo, sostiene che “la cosa peggiore per una piccola Nazione è quando altre grandi Nazioni si trovano in conflitto. In questo caso è nell’interesse della Serbia che l’UE e la Russia si riconcilino. La crisi ucraina non finirà presto, ma sono certa che l’UE e la Russia troveranno il modo per migliorare rapidamente i loro rapporti”, conclude.

La domanda che ci si pone adesso è quali vantaggi tragga Putin dall’intrattenere buoni rapporti con la Serbia, questione che, fino a poco tempo fa, non era proprio in cima all’agenda del leader della Federazione Russa. Nel concreto la Russia, infatti, ha soltanto sostenuto la politica serba per quanto riguarda lo status del Kosovo. Solo dal momento in cui la maggior parte dei Paesi occidentali si sono schierati contro la Russia a causa della crisi in Ucraina, la Russia iniziato ad accogliere favorevolmente ogni nuovo partner, come supporto alla sfida lanciata dal resto del mondo.

Questo spiegherebbe, tra l’altro, il motivo della visita di Putin del 16 ottobre a Belgrado. Il Presidente russo, nel corso del suo viaggio verso il vertice di Milano, ha colto l’opportunità per sostare a Belgrado. Le autorità serbe hanno apprezzato profondamente questa considerazione da parte del Premier russo, tanto da anticipare di quasi quattro giorni le commemorazioni il settantesimo anniversario della liberazione di Belgrado dall’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale (la ricorrenza, in realtà, sarebbe caduta il 20 ottobre ma è stata anticipata di quattro giorni per consentire al capo del Cremlino di essere presente N.d.T.). Per l’occasione è stata organizzata a Belgrado, in suo onore, un’imponente parata militare. C’è da chiedersi se il Presidente del Cremlino sarebbe andato ugualmente a Belgrado se non fosse stato di passaggio, già diretto al vertice. Probabilmente non l’avrebbe fatto.

C’è da considerare, però, un altro aspetto. Mentre alcuni contestano la politica attuata dalla Serbia nel tentativo di stabilire un equilibrio tra l’UE e la Russia, molti, al contrario, pensano che al Governo del Paese balcanico si prospetti l’occasione ideale per tentare una mediazione di pace tra le due parti contendenti, grazie anche alla posizione favorevole della Presidenza dell’OCSE, che l’anno prossimo andrà proprio alla Serbia.

Forse Belgrado diventerà il punto d’incontro tra i più alti funzionari dell’UE, il Presidente americano e il Presidente russo. Così come la Comunità internazionale negli anni 90 mediò gli accordi di pace tra le ex Repubbliche jugoslave dopo la fine della Guerra Fredda, oggi i ruoli potrebbero essere invertiti, e la Serbia diventare il mediatore capace di risolvere una situazione che da troppo tempo rimane ancora ingarbugliata.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

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