mercoledì, Maggio 12

La Serbia in attesa dei primi capitoli

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Negli ultimi anni, il percorso della Serbia in seno all’Unione Europea non è stato così veloce né conforme alle aspettative dei cittadini. Negli ultimi 15 anni, il Paese ha costantemente cambiato governo e i partiti politici che lo formavano. Tuttavia, per quanto riguarda il dialogo tra Belgrado e Pristina, a Bruxelles la Serbia ha ricevuto un dono sotto forma di negoziati aperti inerenti l’adesione all’Unione Europea. Grazie a questi negoziati sembrava possibile l’accelerazione di tale processo nonché l’apertura dei primi capitoli entro la fine dell’anno. Ma ciò non è accaduto per diverse ragioni.

I negoziati tra Belgrado e Pristina sono, informalmente, una delle principali condizioni per l’adesione all’UE, ma quest’anno si sono fermati. Prima di tutto, si sono tenute le elezioni in Serbia, poi in Kosovo, dove la formazione del governo ha richiesto alcuni mesi. Ora, una volta che tutto ciò è stato realizzato, il ‘dialogo di Bruxelles’ dovrebbe continuare nei mesi di gennaio o febbraio. Si prevede che, durante queste trattative prolungate, verranno trattate molte questioni importanti, tra cui la più urgente è l’attuazione degli accordi di Bruxelles raggiunti lo scorso anno e non ancora messi del tutto in atto. È impegno di entrambe le parti attuare quel documento e prolungare negoziati di successo, ma sembra che ciò non sarà facile né avverrà a breve. A causa di ciò, non sarà facile nemmeno il percorso della Serbia in Europa.

I rappresentanti del governo serbo hanno spesso dichiarato che la Serbia potrebbe portare a termine i negoziati con l’UE entro il 2020, ma l’Europa non sembra essere così ottimista. Considerando che c’è ancora tanto da fare, è ovvio che queste dichiarazioni in pubblico servano solo a soddisfare il popolo serbo. Molti credono in queste affermazioni ma la situazione reale non è abbastanza promettente, soprattutto dopo gli ultimi sviluppi.

All’interno della regione le relazioni (su insistenza dell’UE) erano in fase di miglioramento, ma tutto è stato vanificato durante le scorse settimane. I rapporti tra Serbia e Albania si sono incrinati in seguito agli incidenti avvenuti durante una partita di calcio tra i due Paesi, quando un drone con la bandiera della “Grande Albania” ha sorvolato lo stadio. Poco dopo, Vojislav Seselj, difensore della Serbia, ha interrotto le comunicazioni con la Croazia, comunicazioni che erano finalmente migliorate prima di questo evento. La Croazia ha dato avvio alla risoluzione al Parlamento Europeo e ha chiesto alle autorità serbe di prendere le distanze dalle dichiarazioni di Seselj. Questo documento, adottato in seno al Parlamento europeo, non è vincolante, ma ha generato una dura retorica da parte di politici della Serbia e della Croazia e, a causa di ciò, il Primo Ministro croato si è rifiutato di venire a Belgrado per il vertice di questo mese tenuto dalla Cina.

La Serbia non si considera responsabile delle nuove relazioni con la Croazia, ma è ignota l’opinione dell’UE a riguardo. Il tribunale dell’Aia ha lasciato andare Seselj, quando persino il governo serbo non lo aveva richiesto e i rappresentanti della corte non hanno prestato attenzione alle dichiarazioni di Seselj tenute in seguito al suo ritorno in patria. È un chiaro segnale che essi non rappresentano l’opinione del governo serbo. I motivi per cui i rappresentanti delle autorità croate hanno compromesso le relazioni tra i due Paesi non sono noti né hanno senso. Pertanto, alcuni analisti ritengono che la retorica croata miri a servire gli obiettivi politici nazionali in un fase di periodo elettorale nel Paese.

Nel suo ultimo rapporto annuale sulla Serbia, la Commissione Europea ha evidenziato che vi sono pressioni politiche sui giornalisti, oltre a censura e autocensura dei media. Pressioni che potrebbero non avere effetti positivi sull’integrazione europea del Paese. Le autorità hanno sostenuto che le rivendicazioni non sono esatte e che essi non sono dei censori ma, nel contempo, non tentano nemmeno di cambiare la situazione.

Al di là di tutto, sembra che le autorità serbe non prestino la dovuta attenzione a due settori particolarmente sensibili nei negoziati tra la Serbia e l’UE – l’ecologia e l’agricoltura. Secondo le valutazioni di alcuni esperti, è stato fatto ben poco finora in questi campi, in quanto sono necessari ingenti capitali e non vi sono esperti qualificati. Il governo serbo dovrebbe urgentemente iniziare a muoversi in tal senso. Finora, non ci sono segnali che ciò avverrà presto.

L’Indro’ ha intervistato Sena Maric, ricercatrice del Centro della Politica Europea, e la conversazione ha riguardato principalmente il processo dell’integrazione europea e le sfide che la Serbia deve affrontare nel suo percorso europeo.

Quando prevede la Serbia l’apertura dei primi capitoli nei negoziati con l’UE? Perché non è avvenuta prima?

I negoziati non sono iniziati a causa del dialogo interrotto tra Belgrado e Pristina e quindi non è stato possibile attuare l’accordo di Bruxelles, tutte condizioni necessarie per l’apertura del capitolo 35. L’Italia, Paese che ha tenuto la presidenza dell’ultimo semestre dell’UE, ha profuso numerosi sforzi per dare inizio ai primi capitoli con la Serbia entro la fine dell’anno, senza tuttavia riuscirci a causa dell’insistenza tedesca sull’attuazione dell’accordo di Bruxelles prima dell’apertura di questi capitoli. Vale a dire che i negoziati sull’adesione all’UE non avranno inizio prima della prossima primavera.

Quali saranno le maggiori difficoltà nel processo dei negoziati? Cosa deve fare la Serbia urgentemente?

È difficile dire quali siano le priorità all’inizio dei negoziati, dato che tutto appare importante. Sembra che questa mancanza di priorità e di piani circa la realizzazione delle trattative confonda i cittadini serbi che non riconoscono l’importanza delle riforme. Un giorno si sente dire che i capitoli 23 e 24 sono i più difficili, un altro che a essere importanti sono le relazioni con il Kosovo, mentre negli ultimi due anni sono sorti nuovi criteri di gestione economica date le conseguenze della crisi nell’UE. L’indipendenza del settore giudiziario e la tutela dei diritti umani (cap. 23) sono indubbiamente alcuni di questi importanti ambiti, in quanto richiedono cambiamenti in seno alla società. Mi preoccupa il fatto che l’UE non abbia sufficienti meccanismi per garantire la sopravvivenza delle riforme a causa dei problemi causati da alcuni membri dell’UE in questi settori. Inoltre, le autorità serbe non considerano l’ecologia come il capitolo più dispendioso nei negoziati. Tale capitolo rappresenta un terzo delle condizioni europee. I costi da sostenere in questo settore per l’armonizzazione con i regolamenti dell’UE saranno ingenti e nell’amministrazione serba mancano esperti di ecologia. Lo stesso vale per l’agricoltura, ritenuto settore d’interesse strategico nazionale.

In che modo la mancata imposizione di sanzioni serbe alla Russia potrebbe influenzare l’integrazione europea della Serbia? A quando l’armonizzazione della politica estera serba con quella dell’UE?

I rappresentanti dell’UE hanno ribadito diverse volte che la Serbia doveva armonizzare gradualmente la sua politica estera con l’Europa. Credo che la questione non sia fondamentale al momento. È possibile che, annullando la costruzione del South Stream, la Serbia “venga aiutata” a imporre sanzioni alla Russia.

La Risoluzione del Parlamento Europeo su Vojislav Seselj si ripercuoterà sull’integrazione serba nell’UE?

Prima di tutto, tale Risoluzione non è vincolante, ma una dichiarazione opzionale. Essa non influenzerà il percorso europeo della Serbia perché non si basa sul problema reale, in quanto ha avuto inizio con le elezioni in Croazia. È stata malvista in Serbia poiché consolida l’opinione dei cittadini secondo cui la Serbia non entrerà mai nell’Unione Europea e ci sarà sempre un motivo per cui criticare questo Paese. Problemi futuri potrebbero riscontrarsi in alcune questioni irrisolte con la Croazia (confini, danni di guerra, diritti della minoranza), questioni non risolte prima che la Croazia diventasse membro dell’UE.

Belgrado e Pristina continueranno presto il dialogo a Bruxelles e dovranno risolvere i problemi riguardanti l’attuazione dell’accordo di Bruxelles. Cosa si aspetta da questo accordo?

L’accordo di Bruxelles è senza dubbio il più grande successo della politica estera dell’UE dal 2010, anno in cui fu istituito il Dipartimento degli Affari Esteri. A mio avviso, l’UE continuerà a insistere sul fatto che l’accordo di Bruxelles deve essere attuato in toto, poiché l’influenza di questo Dipartimento è stata minata dai problemi verificatisi in altri Paesi (Medio Oriente, Libia, Mali, Paesi della Primavera araba). Credo che non sia casuale che Hashim Thaçi  sia stato nominato Ministro degli Affari Esteri nel nuovo governo del Kosovo e che il Ministro degli Affari Esteri continuerà questo dialogo. Entrambe le parti hanno la volontà di portare avanti questo dialogo, avendo entrambe buoni interessi in politica estera – conviene alla Serbia per il progredire dei negoziati con l’UE e al Kosovo per la ratifica dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione. Vedremo in che modo l’accordo di Bruxelles verrà definito dato che alcuni provvedimenti sono generali e potrebbero essere interpretati in modo diverso.

Si prevede che l’UE chiederà alla Serbia di riconoscere il Kosovo quale Paese indipendente

La Serbia sta già lavorando sul riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Indubbiamente dovrà cambiare i capitoli; si tratta di un riconoscimento pratico che il Kosovo non è parte della Serbia – per esempio, o come rispondere alla domanda su qual è il territorio della Serbia, da quanti cittadini è composto il Paese, qual è il regolamento amministrativo del Paese. Statistiche chiare costituiscono il fondamento della posizione dei negoziati. La Serbia deve essere pronta a rispondere a tutte queste domande. A mio parere, nessuno richiederà alla Serbia di riconoscere ‘de iure’ il Kosovo, considerando soprattutto la situazione nel continente europeo relativa alle richieste di secessione di alcuni territori.

Traduzione di Patrizia Stellato

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