domenica, Aprile 18

La scure di Hasina sul micro-credito field_506ffb1d3dbe2

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In tutto il mondo è noto semplicemente come “microcredito”, in particolar modo dopo il Premio Nobel assegnatogli nel 2007 per i suoi meriti nella lotta contro la povertà. Quella di Muhammad Yunus è invece una vera e propria istituzione bancaria, la Graamen Bank, impegnata nella concessione di prestiti per piccolissime attività economiche tra le famiglie contadine povere del Bangladesh. Dopo pochi anni di celebrità globale, l’istituto di credito di Yunus rischia di passare all’onore delle cronache per altri motivi molto meno nobili. Lo scorso settembre, infatti, lo stesso Yunus è finito sotto l’accusa della Procura generale di Dhaka per evasione fiscale. Ed il 10 di novembre, il Governo bengalese ha unilateralmente aumentato la sua quota di partecipazione al capitale della banca dal 6 al 51%, divenendone praticamente il proprietario di fatto.

Fondata nel 1983, la Graamen Bank si è contraddistinta per la concessione di prestiti soprattutto tra la popolazione agricola del Bangladesh: il suo target privilegiato sono state infatti le donne delle famiglie più povere nel Paese, che rappresentano il 93% dei debitori (7 milioni e 340mila). La particolarità della Graamen è il fare credito per attività e persone che normalmente si ritroverebbero tagliate fuori dalla possibilità di accedere ad un prestito. Le contadine del Bangladesh possono richiedere prestiti per comprare animali, concime o attrezzi da lavoro agricolo manuale. Il micro-credito è stato un incredibile volano di emancipazione femminile, liberando le donne dalla sudditanza ai mezzi di sostentamento maschile in una area culturalmente arretrata e spesso vittima del fondamentalismo religioso.

La seconda particolarità della banca di Muhammad Yunus è l’adesione ad un forte codice etico. Il lavoro nell’Istituto e l’accesso ai suoi crediti sono condizionati al rispetto di 16 precise regole sociali, tra le quali lo scoraggiamento di pratiche discriminatorie nei confronti delle donne, quali matrimoni combinati o la negazione dell’accesso all’istruzione alle bambine. Oppure che il credito stesso sia utilizzato per la promozione di una agricoltura sostenibile e la costruzione nei villaggi e nelle case di sistemi fognari ed igienico-sanitari, tramite i quali ridurre la mortalità da malattie infettive. Il principio generale di Yunus è che la concessione di prestiti di piccola entità sia molto più efficace in termini di aiuto allo sviluppo rispetto all’assistenza umanitaria internazionale, molto spesso foriera di debiti esteri dagli interessi troppo alti, sprechi, malversazioni o politicamente condizionata.

La popolarità della banca e del sistema di micro-credito sono cresciute esponenzialmente nel corso degli anni, facendo da modello per molte iniziative simili sia in Asia che in Africa. Un impressionante numero di istituzioni simili è stato fondato nella vicina India. Giunto alla celebrità mondiale per il Nobel, dopo la crisi finanziaria del 2008 ed il credit crunch consumatosi negli Usa, la Graamen Bank ha aperto in via sperimentale una linea di micro-credito anche negli Stati Uniti, nel povero ed emarginato quartiere del Queens. Una circostanza immortalata dal film-documentario “To catch a dollar”, e che si ipotizzava potesse fare da apripista per esperimenti creditizi simili anche nella aree povere del mondo sviluppato.

Assieme alla celebrità mondiale, nel 2006-08 la stella di Yunus ha iniziato però ad offuscarsi per innumerevoli controversie sia sulla sua gestione della banca che sul sistema del micro-credito stesso. Innanzitutto lo stesso Yunus venne accusato di pratiche gerontocratiche per la sua gestione proprietaria dell’Istituto. Giunto all’età di 73 anni, nel 2006 il banchiere fu costretto a ritirarsi dalla carica dirigente per violazione della legge sull’età pensionabile.

Ben più serie sono state le accuse mosse al sistema stesso del micro-credito, soprattutto in India. I tassi di interesse praticati dagli istituti di credito simili alla Graamen si sono infatti rivelati particolarmente alti (a volte tra il 15 ed il 20%). Nelle regioni meridionali dell’India, istituti di credito nati con una finalità originariamente simile si sono trasformati in vere e proprie associazioni usuraie, con tanto di collettori di interessi armati e aggressioni ai contadini debitori. A volte gli interessi richiesti vengono utilizzati per acquisire le proprietà terriere dei contadini che non possono ripagare per speculazioni edilizie o industriali, aggiungendo problemi alle già discutibili pratiche di esproprio diffuse nel Paese.

Le pessime imitazioni indiane della Graamen Bank non avevano però offuscato il mito di quella originaria, specialmente in Bangladesh, dove la banca aveva raggiunto 8 milioni di clienti diretti. L’impatto del microcredito nel Paese è molto più esteso di quanto questa cifra suggerisca, principalmente a causa della struttura demografica del Paese. Con famiglie contadine numerosissime, l’emancipazione femminile sul fronte del reddito risolleva le loro condizioni economiche complessive, impattando su almeno 50 milioni di persone.

Il vero colpo all’immagine della Banca è arrivato però dalle accuse di evasione fiscale. Già nel 2009-10 la Banca fu accusata da una ONG norvegese di aver abusato delle esenzioni fiscali sull’Istituto per spostare fuori dal Bangladesh 100 milioni di dollari. Ma il 10 settembre scorso l’accusa è stata reiterata in senso contrario: questa volta è il Governo di Dhaka ad accusare la banca di utilizzare il Bangladesh per evadere le tasse sui profitti realizzati altrove. Il Governo di Sheik Hasina è però andato ben oltre le semplici implicazioni legali di una simile accusa, ed ha optato per un aumento della propria share dentro l’istituto. Un aumento che – di fatto- ne ha significato la nazionalizzazione.

Secondo Yunus, molti osservatori internazionali e la coalizione di 18 partiti di opposizione riuniti intorno al Bangladesh National Party – all’opposizione- sia le accuse giudiziarie che la mossa di Hasina non sono altro che una mossa politica contro un elemento scomodo per l’esecutivo. Durante il golpe del 2007, che vide in arresto sia l’attuale Premier che della leader dell’opposizione Khaleda Zia, il Premio Nobel cercò di fondare un proprio movimento politico che minacciava di sparigliare il duopolio Zia/Hasina che domina la politica nazionale da oltre 20 anni. Una mossa poi rientrata, che però ha suscitato indubbiamente il nervosismo dell’establishment.

Il caos elettorale che precede le elezioni del prossimo gennaio si arricchisce dunque di un nuovo, sconfortante capitolo. Non sono chiare le intenzioni dell’esecutivo su come il governo Hasina vorrà impiegare il capitale della banca. Ma sottrarre ai contadini bengalesi una istituzione fondamentale sul fronte del miglioramento delle condizioni di vita, potrebbe rivelarsi una scelta elettoralmente fatale per un esecutivo già bersaglio di contestazioni violentissime.

 

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