sabato, 28 Gennaio
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La Scuola dimenticata

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Bangkok – La Nazione sta affrontando una vera e propria “crisi educativa” che, se non fosse risolta subito, può diventare qualcosa di insormontabile. Al netto delle risorse politiche e delle reali volontà in questo campo, si intravedono ancora spazi d’azione al fine di introdurre una profonda riforma del sistema scolastico e d’istruzione, per produrre cittadini caratterizzati da tolleranza e che accettino la diversità etnica e religiosa e per aiutare il Pakistan a tornare alle sue più profonde radici moderate. Questo è il sunto di un documento sulle riforme educative in Pakistan emesso di recente dal Gruppo di Crisi Internazionale. Tra i suoi punti principali, la Organizzazione Non Governativa con sede a Bruxelles e che opera nel lavoro di prevenzione dei conflitti a livello mondiale annota: «Se il Pakistan adottasse i criteri di Legge per i quali si fornisce ai  minori collocati nella fascia d’età tra i cinque ed i 16 anni una linea educativa libera e che spinga in tal senso, si potrebbe riformare un sistema angustiato dall’assenteismo degli insegnanti, da scuole mantenute in condizioni povere o nient’affatto curate da curriculum scolastici che incoraggiano l’intolleranza e fallisce nel produrre cittadini competitivi nel mercato del lavoro».

La riforma dei curriculum viene ritenuta cruciale ed essenziale e nel testo si spinge i Governi provinciali ad assicurare che i libri di testo e gli insegnanti non continuino più sulla strada dell’intolleranza religiosa coi loro discorsi e con una narrativa distorsiva basata su immagini odiose di nemici siano essi di natura locale o straniera.

Il Paese continua a svilupparsi con un’ampia fascia giovanile in epoca da lavoro. «Senza sforzi sostanziali ed urgenti per migliorare l’accesso alla qualità scolastica, senza contrastare adeguatamente la illetteratura e gli standard di insegnamento, si otterrà un più elevato numero di senza lavoro e una più grande area di sotto-lavoro, un mancato sviluppo economico e i lavori più attraenti saranno più alla portata delle componenti jihadiste ed ai gruppi criminali, il che contribuirà ad una più grande violenza ed instabilità».

Fin da quando il 18° Emendamento della Costituzione ha delegato alle unità federali l’obbligo dell’Istruzione, i Governi provinciali hanno intrapreso alcuni passi per dar luogo ai loro obblighi nell’educazione ed istruzione dei minori. A tutt’oggi, non tutte le Provincie hanno raggiunto gli standard richiesti dall’apparato legislativo, le reggi ed i regolamenti attuativi non sono ancora stati messi in campo effettivamente. Le allocazioni dei fondi, nonostante la loro continua crescita, è insufficiente per raggiungere quanto richiesto dalla crescita economica.

Il documento ufficiale deplora il fatto che milioni di bambini e minori tra i cinque ed i 16 anni di età, i quali sulla carta avrebbero diritto ad una Istruzione libera oltre che obbligatoria, sono ancora al di fuori dell’apparato scolastico e la qualità finale dell’insegnamento per coloro che dovrebbero essere a scuola rimane ancora di bassissimo livello.

Nepotismo e corruzione permeano il sistema, compreso l’impiego, la collocazione ed i trasferimenti degli insegnanti.

Il testo sottolinea inoltre che la violenza militante ed i disastri naturali hanno esacerbato lo smantellamento dell’Istruzione. Terremoti e inondazioni hanno distrutto edifici scolastici, impedendo così l’Istruzione di centinaia di migliaia di bambini.

Più di nove milioni di bambini non ricevono Istruzione Primaria o Secondaria ed i tassi di acculturazione rimangono stagnanti verso il basso.

La Nazione è lontana dal raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nel portare l’Istruzione primaria a livello universale entro il 2015. Il tasso di accoglimento alla Scuola Primaria nel 2012-2013 ha registrato un mero un per cento di crescita rispetto all’anno precedente.

Vi sono ancora significative disparità di genere e differenze tra aree urbane ed aree rurali. La collocazione di disponibilità finanziarie a livello combinato federale e provinciale è il più basso di tutta l’Asia del Sud, solo un due per cento sul PIL nazionale.

 

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