lunedì, Agosto 2

La Scozia alle urne per l’indipendenza field_506ffb1d3dbe2

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Londra – Una partita che si giocherà fino all’ultimo minuto quella per l’Indipendenza della Scozia. Il campo di battaglia, per continuare la metafora, sono le verdi highlands Scozzesi ed Edinburgo, dove i leader dei principali partiti si sono recati per convincere gli scozzesi a votare ‘No’ nel Referendum di Giovedì prossimo. Mentre Buckingham Palace ricorda che la Regina Elisabetta è ‘sopra le parti’ e non entrerà nel dibattito politico sul futuro della Scozia, i più maligni suggeriscono che la diffusione della notizia sulla seconda gravidanza della Duchessa di Cambridge è una mossa politica. In realtà, tocca solo a Westminster il ruolo di scongiurare la possibilità di una vittoria del ‘Si’.

Dopo il sondaggio pubblicato da YouGov, che vede il partito del ‘Si’ avanti con il 51%, i rappresentanti di Westminster si sono calati nella campagna referendaria. David Cameron, Primo Ministro Conservatore, il suo Vice nel governo di coalizione Nick Clegg, il leader dei Lib-dem, e il leader dell’opposizione Ed Miliband, dei Labour, hanno eccezionalmente rinunciato al ‘question time‘ del mercoledì, rito che li vede contrapposti nella House of Commons, per andare in Scozia ad aiutare la campagna Better Together che supporta il ‘No’. Per Alex Salmond, Primo Ministro scozzese, l’arrivo del «Team Westminster» è sintomatico del panico scatenato dai sondaggi e un tentativo «disperato» di influire sull’esito del voto. Cameron, nel suo discorso in Scozia, ha cercato di cambiare i toni della campagna, puntando sulle emozioni. Per rispondere alle supposizioni di chi suggerisce che il  ‘Si’ potrebbe aiutare i Conservatori a rimanere al governo dopo le prossime elezioni ha risposto:  «Amo il mio paese più di quanto ami il mio partito. Sarei affranto se questa famiglia di nazioni fosse divisa», ha dichiarato il Primo Ministro inglese, ricordando gli avvenimenti storici che hanno visto il Regno Unito compatto, come la sconfitta inflitta ad Hitler. I leader dei partiti puntano sulle emozioni, evitando di parlare di economia, politica e Unione Europea. Nei giorni scorsi in realtà, da Westminster, George Osborne, Ministro delle Finanze, ha promesso un aumento di poteri e di autonomia finanziaria alla Scozia se dovesse decider di rimanere nell’unione. Anche Gordon Brown, ex Primo Ministro dei Labour, ha presentato un piano per il future mentre faceva propaganda in prima linea in Scozia per il ‘No’.

Secondo gli ultimi sondaggi, i cittadini scozzesi sono essenzialmente divisi sul come rispondere alla domanda “La Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?” Per fare luce su cosa potrebbe accadere alla Scozia nei prossimi mesi, noi de L’Indro, abbiamo raggiunto telefonicamente il Dr. Thomas Lundberg, Lecturer in Politica alla Scuola di Scienze Sociali e Politiche dell’Università di Glasgow, esperto di politica inglese e scozzese.

 

Immaginiamo uno scenario in cui il ‘Si’ ottenga la maggioranza. Cosa succederà nel processo di indipendenza e quali saranno i maggiori cambiamenti politici?

Se ci dovesse essere una vittoria del ‘Si’, significa che da subito i due Governi, quello del Regno Unito e quello scozzese inizieranno dei negoziati. SNP, il Partito Nazionale Scozzese, vorrebbe che fossero concluse in modo da avere l’indipendenza a marzo del 2016. Quindi non diventerà indipendente da subito, e c’è chi ritiene che quella data sia addirittura troppo presto e che il processo richiederà più tempo.

 

Salmond ha dichiarato che «la Regina sarà orgogliosa di regnare su un paese indipendente». Quindi sarà sempre la Regina il Capo dello Stato se dovesse vincere il ‘Si’?

Essenzialmente non ci saranno cambiamenti. La Regina rimarrà il Capo dello Stato di una Scozia indipendente, ha residenze qua e, se andiamo indietro nella storia scozzese prima dell’Unione del 1707, assistiamo in effetti ad un’unione delle corone. Nel 1603, quando la Regina Elisabetta I d’Inghilterra morì, il suo successore fu il cugino Giacomo VI di Scozia che diventò anche Giacomo I d’Inghilterra. Quindi effettivamente allora c’era un monarca comune fino al 1707, e sebbene i paesi erano divisi, con parlamenti distinti, il monarca era unico. Quindi non vedo un problema in quel senso, e se vogliamo un esempio più moderno, c’è quello dei Paesi del Commonwealth, Paesi indipendenti che hanno la Regina come Capo di Stato. Non vedo motivo di preoccuparsi di quello, eccetto ovviamente per la Regina, che quasi certamente è pro-unione e vorrebbe mantenere il Regno Unito, ma non può dirlo pubblicamente.

 

Parliamo di un altro simbolo del Regno Unito. Una Scozia indipendente continuerà a usare la sterlina?

Ritengo che la Scozia continuerà a usare la sterlina, in qualche modo. Forse attraverso un’unione monetaria formale, che sia il Governo sia i tre principali partiti hanno rifiutato. O forse sarà una qualche sorta di unione monetaria informale, un po’ come alcuni paesi utilizzano il dollaro statunitense. Oppure la Scozia potrebbe creare una propria banca centrale e una moneta con il rapporto uno a uno con la sterlina, e potenzialmente cambiarla in seguito. Ci sono delle scelte quindi, ma in qualche modo almeno per un breve periodo dopo l’indipendenza sarà usata la sterlina.

Tornando alla possibilità di unione monetaria formale, è vero che è stata rifiutata da Westminster, ma posso immaginare permetterla per un breve periodo durante i negoziati. In particolare, questi saranno lunghi sui sottomarini nucleari Trident, che probabilmente rimarranno a lungo in Scozia prima che il resto del Regno Unito trovi loro un’altra sistemazione. Se la Scozia ‘ospiterà’ Trident più a lungo, possiamo quindi immaginare un passo indietro di Westminster sull’unione monetaria formale.

 

Se dovesse vincere il ‘Si’, la Scozia non sarà immediatamente un membro dell’Unione Europea. Cosa ci si può aspettare succederà?

Non penso ci saranno problemi per la Scozia a rimanere nell’UE. Se n’è parlato molto, anche dovuto al Governo del Regno Unito, ma non sono convinto che la Scozia possa essere cacciata dall’Unione Europa. Come analista politico io mi soffermo su poteri e interessi, e sono gli Stati Membri dell’EU e i loro Governi che hanno il potere di prendere questa decisione. Per la maggior parte dei casi, è nel loro interesse mantenerne all’interno un paese ricco, contribuente, con la sua pesca e il petrolio del Mar del Nord. Un paese democratico, pacifico, esattamente quello che i Paesi europei vogliono. Per quanto riguarda i ritardi dell’entrata in EU, solitamente richiede molto tempo perché i Paesi candidati devono introdurre la ‘Acquis communautaire’, o meglio il sistema delle leggi dell’UE. La Scozia ovviamente già le possiede, quindi non ci dovrebbe essere alcun problema. Se il Regno Unito sarà d’accordo con la permanenza della Scozia nell’UE, non penso che nessun altro si opporrà. Per quanto mi risulta, il Governo della Spagna in realtà non ha mai minacciato di mettere un veto alla domanda della Scozia di entrare nell’UE.  E inoltre, a differenza del Regno Unito che non ha una costituzione scritta, la Spagna nella sua Costituzione non prevede la possibilità di un referendum per una parte del Paese di diventare indipendente.

 

Quali sarebbero le conseguenze della vittoria del ‘Yes’ per la politica del resto del Regno Unito?

È difficile dirlo ad oggi. Forse un cambio di leadership nel partito Conservatore, Cameron sarebbe ricordato come il Primo Ministro che ha ‘perso la Scozia’ e probabilmente una svolta conservatrice nel futuro dell’intera politica del Regno Unito. Il Partito Laburista è forte in Scozia, e ci sono molti Membri del Parlamento che ne usciranno in caso di Indipendenza. Non sto dicendo che i Conservatori governeranno per sempre, ma che per loro sarà più semplice vincere e i Laburisti dovranno trovare modi migliori per contrastarli.

 

E per quanto riguarda le elezioni generali del 2015? Si richia di avere tre governi in un anno se nel 2016 la Scozia diventerà indipendente.

Ci sono delle congetture che le elezioni potrebbero essere posticipate se la Scozia diventasse indipendente, ma sarei molto sorpreso se succedesse. Poiché non abbiamo una costituzione scritta, basterebbe la maggioranza in Parlamento per posticiparle, e probabilmente sarebbe nell’interesse dei Lib-Dem rimanere nella coalizione di Governo il più a lungo possibile. È molto difficile dire cosa succederà. Potrebbero esserci le elezioni a maggio, e forse i Labour vincerebbero di poco, ma poi quando i rappresentanti della Scozia dovranno lasciare il Parlamento dopo l’indipendenza, probabilmente i Conservatives avrebbero la maggioranza. Una domanda interessante, ma al momento non si può ancora avere nessuna risposta.

 

Dopo gli ultimi sondaggi che rendono la possibilità di una Scozia indipendente reale, i partiti di Westminster hanno parlato di più autonomia per la Scozia, a prescindere dall’esito del voto. Si è parlato di devolution, e anche di devolution max. Ma cosa è che propongono di preciso?

Se dovesse vincere il no, non vedo grandi cambiamenti per il futuro. Per esempio, per quello che ho avuto modo di vedere, il piano che Gordon Brown ha presentato, che tra l’altro sembra non aver discusso con il resto del Partito Laburista, visti i commenti dati alla stampa subito dopo la sua presentazione da parte di Alistair Darling (ndr, Labour Mp, ex cancelliere dello Scacchiere sotto Gordon Brown e attualmente alla guida della campagna per il ‘No’, Better Together) ed Ed Balls, entrambi Parlamentari Labour che hanno suggerito di non concordare con il suo piano, ha portato a dire che i partiti di Westminster si siano fatti trovare impreparati. Inoltre, è necessario ricordare che i tre principali Partiti hanno presentato tre piani diversi.

Un altro fattore da prendere in considerazione ovviamente è che non è certo come il resto del Paese reagirà all’idea di dare molto più potere alla Scozia. Sono molto scettico che questo possa accadere, anche perché i Parlamentari dell’Inghilterra già si sono dichiarati non entusiasti della possibilità. C’è già molto dibattito sull’argomento e ieri (ndr, martedì 9 settembre), John Redwood, Mp per il Partito Conservatore era su Newsnight (ndr, programma di approfondimento politico della BBC), parlando di un possibile Parlamento per l’Inghilterra che si occupi delle questioni interne, mentre quello di Westminster perderebbe molto potere occupandosi solo di politica estera e difesa. Questo è un Paese con quattro nazioni diverse, dove l’Inghilterra ha l’85% della popolazione, e sebbene sia facile per la Scozia dire ‘vogliamo più autonomia’, questo potrebbe mettere il resto del Paese in una posizione svantaggiosa.  Inoltre, i poteri di cui stanno parlando, in un certo senso, sono già stati regolati durante la prima devolution e la vera questione è solo se i tre Partiti riusciranno ad accordarsi per una proposta comune.

 

Siamo davanti ad un evento che potrebbe finire nei libri di storia. La sensazione dall’esterno è che ci sia una crescita nell’interesse politico da parte degli Scozzesi. Cosa ci può dire sull’argomento?

È un aspetto interessante della questione. La mia impressione è che in molti, non solo chi normalmente partecipa alla società civile, sono più interessati a quello che sta succedendo. Per la Scozia, il processo si può far risalire agli anni ’90, quelli della devolution, dove si è registrato un maggiore interesse su queste questioni, ma penso che adesso ci sia un coinvolgimento maggiore. E anche se ci sarà una vittoria del ‘No’, la speranza è che la società civile rimanga attiva e questa rigenerazione della società continui. Quello che tempo possa succedere, però, è che se vincesse il  ‘No’ e Westminster non dovesse dare alla Scozia molta più autonomia, ci sarà un numero maggiore di scontenti, poiché le aspettative si sono alzate. E se ciò dovesse avvenire ed in seguito ci dovesse essere il sull’EU (ndr, Brexit, per approfondire leggi qui) e il partito Conservatore otterrà l’uscita dall’Unione Europea, allora penso che ci sarà una vera e propria crisi. Come è noto dai sondaggi, la Scozia è molto più incline a rimanere nell’EU che il resto del paese.

 

 

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