giovedì, Dicembre 2

La sconfitta di Trump, scorno per Salvini Mentre il Governo si gioca tutto, a partire da Conte, che combatte la sua partita per la sopravvivenza politica, Giorgetti e Zaia sempre più -nel concreto- costituiscono un’alternativa a Salvini

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Lo scorno maggiore è quello di Matteo Salvini. Il leader della Lega, avventatamente, poche ore prima dello spoglio delle schede che poi proclameranno vincitore delle elezioni il candidato democratico Joe Biden, si esibisce ostentatamente con una mascherina bianca dove campeggia una bandiera degli Stati Uniti e la scritta ‘Trump 2020’. Nessuno ha mai dubitato che le sue simpatie andassero a ‘The Donald’; ma nessuno degli altri leader di partito si è esibito in modo così spettacolare e spericolato come lui, sposandone le teorie cospirazioniste sul furto di preferenze. Il quotidiano britannico ‘The Indipendent’ lo irride, definendolo ‘La cheerleader italiana di Trump’.
Le cose sono andate come si sa,
a Salvini non resta che tacere, togliersi la mascherina e tornare alla tradizionale tricolore. Troppo zelo è stato mortificato. Per metterci una toppa interviene il vice-segretario (e responsabile esteri) Giancarlo Giorgetti. In una nota augura «Buon lavoro al presidente Biden che, siamo certi, saprà rappresentare, come egli stesso ha detto, tutti gli americani, compresi i tanti che hanno votato per Trump. La Lega rimane amica degli Usa e dei valori di libertà che interpreta».
Non è solo una diplomatica correzione di tiro.
E’ l’ennesima presa di distanza da Salvini. Giorgetti e il presidente della regione Veneto Luca Zaia sempre più nel concreto costituiscono un’alternativa a Salvini; per ora tutto si consuma sotto traccia; ma è un ordigno a orologeria che prima o poi esploderà.

Palpabile il progressivo isolamento di Salvini: Giorgia Meloni, sovranista quanto e più di lui, è molto più cauta. Giorno dopo giorno si accaparra consensi che fino a ieri erano patrimonio della Lega; anche se il suo cuore batte per Trump, ha adottato un profilo molto più prudente e sobrio; per non dire di Silvio Berlusconi: il leader della pur spompata Forza Italia gongola, e lesto saluta Biden, conferma della necessità del ‘centro’ rispetto agli estremismi sovranisti destinati da soli alla sconfitta.
«Davvero c’è chi pensa che noi si possa essere penalizzati perché portavo la mascherina pro Trump?», si chiede ora Salvini. Il solo fatto che si ponga la domanda è una risposta.
In breve:
il ciclone che spodesta Trump dalla Casa Bianca, e decreta la vittoria del ticket Biden-Harris, ha significative ripercussioni anche nel centro-destra italiano.

Se Messenia (centro-destra) piange, Sparta (governo Conte), non ride. A parte le disperanti e disperate intemerate e intemperanze di Matteo Renzi e la sua Italia Viva, nell’Esecutivo è all’ordine del giorno la sempre negata ufficialmente questione delrimpasto’. Ha un bel dire Conte: «Nessuno me lo ha chiesto».
Il
Covid-19 che si diffonde e cresce senza freno rende tutto più difficile e complicato. L’incertezza è generale. A un rimescolamento di carte si pensa, ma nessuno lo dice apertamente. E’ delicatissimo gioco di domino, e toccarne una tessera rischia di provocare effetti imprevedibili. Per questo sia il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, sia il leader grillino Luigi Di Maio, ci vanno coi piedi di piombo. Tuttavia una quantità di sherpa lavorano per arrivare a una qualche revisione dell’attuale compagine di governo; se ne vocifera ovunque, salvo che nel luogo che sarebbe il più appropriato: le notturne riunioni di verifica di maggioranza. Si chieda a Vito Crimi (M5S) o a Zingaretti, a Renzi o Roberto Speranza, è un generale scuoter di testa.

Conte non vorrebbe toccare nulla. La sua ormai assodata capacità di galleggiamento, riuscirà a evitare tutti gli scogli che sono disseminati nella sua rotta? E’ possibile. Ad ogni modo, impazzano sussurra e grida; così tornano in campo ipotesi che vorrebbero un diretto coinvolgimento di Renzi e Zingaretti (per rafforzare l’Esecutivo fino almeno l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, gennaio 2022); si ragiona su ministri pericolanti: Paola De Micheli, Lucia Azzolina, Luciana Lamorgese; si osserva con attenzione il quotidiano lavorio di Dario Franceschini e Di Maio… E si continua ad almanaccare di una possibile entrata in campo di Mario Draghi al posto di Conte e di un possibile Esecutivo di unità nazionale.

Conte non sta comunque con le mani in mano. Non è sfuggito che negli ultimi giorni il presidente del Consiglio più volte ha richiamato la necessità di una concordia tra le istituzioni, in linea con il lavoro di moral suasion del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e i ramoscelli d’ulivo offerti alle opposizioni. Conte si propone come artefice di un’azione di governo politica, a partire dallo scontro con le Regioni; si è risolutamente assunto la responsabilità degli ultimi provvedimenti anti-Covid, compresa la decisione di dividere l’Italia in ‘regioni’ gialle, arancioni, rosse. Una partita difficile e complessa; ma forse gli garantirà di poter arrivare a fine legislatura. I sondaggi per il momento non premiano. Ma se i contagi diminuiranno, e la pubblica amministrazione erogherà in tempi ragionevoli gli aiuti ai tanti massacrati dalla pandemia, Conte avrà vinto la sua scommessa.

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