venerdì, Luglio 23

La scommessa del Meeting Meeting 2014 -3 Scena & Retroscena

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Farebbero tenerezza, questi politici ciellini, non facessero rabbia.

Da Vittadini a Formigoni a Luoi, tutti lì affannati a spiegare in questi giorni, ed ora, come e qualmente il rapporto con Renzi adesso, e i rapporti pregressi con questo e quello (soprattutto Quello), e il superamento di destra e sinistra, e… Tutto per mascherare l’impasse in cui si trovano, dovendo gestire il notevole potere (economico e politico) pregresso ed attuale, eroso ma non scomparso, mentre cercano di individuare i nuovi referenti. O, meglio, avendoli (o avendolo) ben individuato, riuscire a farsi considerare.

Il surreale dibattito sulla presenzanonpresenza di Matteo Renzi al Meeting, e le modalità di accoglimento da parte della Galassia ciellina, dimostrano proprio come il baricentro sia stato da tempo scientemente posto al di fuori di sé. E non, come si sostiene e vorrebbe, in un Altro, ma in un altro (peraltro cangiante). 

Ma non si riduce, fortunatamente, solo a questo.

La provocazione che abbiamo lanciato nei primi due numeri di questo nostro Meeting 2014  Scena & Retroscena (lunedì 18 e martedì 19), proprio in questo consiste. Affermare la sostanziale soggezione al potere il primo giorno, ragionandone anche attraverso le presenze in questo e nei precedenti appuntamenti, ribaltando poi l’ottica il giorno successivo. Utilizzando volutamente anche lo stesso schema e costrutto, riempito di opposti contenuti.

Questa trentacinquesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli potrà servire anche a questo. Verificare quale delle due facce stia crescendo e quale depauperandosi. Magari contando di vedere l’affermarsi della seconda, da tempo fortemente subordinata.  

E poi…  Altre Feste. Meeting per l’amicizia fra i popoli fu il marchio inventato per questo appuntamento a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso. La prima edizione fu, per l’appunto, quella che si tenne dal 23 al 31 Agosto 1980, dedicata a La pace e i diritti dell’uomo. Oggi suona quasi cupamente ironico, quando nel cuore dell’Asia invece di far festa, ci si fa reciprocamente la festa tra chi appartiene a ‘popoli’ diversi. Ironico, forse, ma ancor più necessario.

 

 

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