mercoledì, Dicembre 1

La satira va al cinema

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Spesso e volentieri la satira ha fatto capolino sul grande schermo, ma più come linguaggio per affrontare tematiche legate all’attualità, tante volte scomode  -tra i primi annoveriamo Charlie Chaplin (memorabile è ʻIl grande dittatoreʼ). Se si pensa al panorama nostrano, due esponenti in tal senso sono Sabina Guzzanti (non ultimo l’esempio del riuscito ʻLa trattativaʼ, presentato alla ʻMostra del Cinema di Veneziaʼ nel 2014) e Franco Maresco (l’anno scorso portò nel concorso di “Orizzonti” ʻBelluscone, una storia sicilianaʼ; mentre quest’anno ha realizzato un documentario dedicato a Franco Scaldati). Ognuno di questi due artisti calca la mano e adopera la satira a suo modo e indirettamente pone la domanda su quale sia il limite. Guardando, invece, oltre i confini italiani, un cineasta esempio  è Michael Moore che ben adopera questo registro nei suoi documentari, ma anche in film di finzione come ʻOperazione Canadian Baconʼ del 1995.
Dopo ciò che è accaduto a Charlie Hebdo, possiamo dire che le domande su come utilizzare il linguaggio satirico sono ritornare ancora più a galla. All’ultimo Festival di Cannes, i vignettisti hanno trovato spazio in ʻCaricaturistes – Fantassins de la democratieʼ (Vignettisti – Fanti della democrazia) diretto da Stéphanie Valloatto. In questo documentario dodici disegnatori, ciascuno di nazionalità diverse, si raccontano, dichiarando anche come questo lavoro li porti a mettere a rischio la propria vita -si va dal vignettista siriano Ferzat a cui hanno rotto tutte le dita al danese Kurt Westergaard, il quale ricevette minacce di morte per le sue vignette su Maometto.

La satira è approdata anche alla 72esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si è appena conclusa, nella nuova sezione ‘Il Cinema nel Giardino‘, nel contesto della quale è stato presentato  ʻZac – I fiori del Maleʼ, realizzato da Massimo Denaro.
Rispettando la missione del cinema e, nello specifico, del genere documentaristico, quest’opera vuole far conoscere, ancor più alle nuove generazioni, la figura di Pino Zac, «uno degli artisti più versatili ed eclettici che io abbia mai conosciuto: vignettista, satirico di prim’ordine, conosciuto sia in Italia che all’estero, per un personalissimo stile graffiante, tagliente ed ironico, ha lavorato anche come scrittore, sceneggiatore, animatore, cartoonista, scenografo e regista. […] Pino Zac è senz’altro uno dei pochissimi artisti del nostro tempo in cui la sete di libertà, verità e giustizia hanno prevalso su qualsiasi altro valore», ha avuto modo di dire Dario Fo.
In quest’intervista con Denaro, classe 1987, ci addentriamo nel progetto del film ʻZac – I fiori del Maleʼ. Dalle sue riflessioni emerge come la satira italiana sia diversa da quella straniera e, ancor più, come personaggi come Pino Zac, oggi, forse, non avrebbero trovato terreno fertile visti i cambiamenti nella comunicazione e non solo. Il giovane regista non nasconde la sua riconoscenza verso il percorso formativo compiuto grazie al corso in ʻReportage Cinematograficoʼ seguito al Centro Sperimentale di Cinematografia de L’Aquila.

 

Denaro, ci può raccontare com’è nato il progetto?
Io stavo frequentando a L’Aquila il corso in ʻReportage Cinematograficoʼ presso il Centro sperimentale di Cinematografia, ero al secondo anno, e sono venuto a sapere che a pochi chilometri era situata l’ultima casa di Pino Zac. Me lo descrivono come un castello che sembra uno scenario di Tim Burton tenendo conto anche dello stato di abbandono e iniziai ad essere affascinato. Io di Zac avevo sentito parlare tra i corridoi dell’università (si è laureato in ʻGrafica e Progettazione multimedialeʼ, nda) e appariva come colui che incarnava il mito dell’indipendenza, dell’autonomia, ma non avevo mai visto nulla di suo.
Con la scuola abbiamo organizzato un sopralluogo, con tutto il corso, a Fontecchio e nello stesso momento in cui sono arrivato in questa casa, trovo un posto pazzesco, quadri, riviste eran tutti sepolti dalla polvere ed ho pensato che fosse una realtà che non potevo non raccontare.

Immagino che, come ci raccontava, foste in tanti del suo corso a visitare questo luogo, come mai ha deciso proprio lei di realizzare questo film?
Mi era rimasto un seme nell’orecchio, appunto, dall’università e questo incontro, il ritorno dell’argomento, mi ha stimolato ulteriormente… Facendo le ricerche online e sui luoghi, acquistando i libri che potevo permettermi, ho scoperto la natura di Pino Zac e più andavo avanti, più mi appassionavo. Era un artista così potente, a tutto tondo, estremamente famoso in Francia piuttosto che in Italia. Ha realizzato anche lavori cinematografici, tra cui ʻL’uomo in Grigioʼ con cui vinse il ʻLeone di San Marco a Veneziaʼ rivelandosi anche la prima animazione italiana ad essere nominata agli Oscar. Si sa poco, per esempio, che sempre da questo corto, nel 1962 Federico Fellini trasse il suo episodio de ʻLe tentazioni del dottor Antonioʼ per ʻBoccaccio ’70ʼ. Come si può non raccontare una figura simile?

Effettivamente ben venga questo film perché credo che soprattutto i suoi coetanei ignorino chi fosse Pino Zac...
Tutti lo ignoriamo. Lui ha scoperto e lanciato artisti come Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Tanino Liberatore, Vincino, Mannelli, Vauro… Passarono tutti da ʻIl Maleʼ e personalmente lo ignoravo prima di addentrarmi in questo mondo. Una delle prime cose che mi colpì durante le ricerche fu una copertina riguardante Moro, mi ha riportato a quand’ero piccolo e andando al giornalaio per prendere magari il nuovo numero di Topolino mi stupì un disegno con Berlusconi a ʻfaccia di falloʼ stilizzata e mi chiesi: ma si può fare? Non li denunciano? Io, allora, non pensavo che fosse possibile una cosa del genere e con gli studi di oggi ho scoperto che quell’immagine che tanto mi sconvolse in passato era una citazione di Pino.
Zac era uno studioso, oltre che disegnatore di satira, si formò come autodidatta studiando i grandi autori di satira. Al di là dei numeri de ʻIl Maleʼ diretti da lui (sette in totale), tutta la proposta comunicativa della rivista, in quel periodo d’oro, è impensabile oggi, siamo tornati indietro. La satira ha la capacità quasi di prevedere le cose e loro partivano proprio da questo: sfidavano e abbattevano ogni tabù.

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