lunedì, Maggio 17

La satira sul referendum secondo Lercio

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«La satira è una grande dimostrazione, la più alta espressione, di libertà e di democrazia.» scriveva Giorgio Forattini, molto prima che Lercio.it nascesse.  Non a caso lo stato di salute della satira in un Paese è indice più o meno diretto di eventuali sintomi della libertà d’espressione. Ultimamente si è parlato molto di satira, dei suoi limiti (per chi ritiene dovesse averli) e della sua legittimità anche in situazioni particolarmente drammatiche, dalla tragedia nella redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo e della vignetta diffusa sempre dallo stesso Charlie sulle vittime del terremoto del Centro Italia. Si è parlato un po’ meno invece dell’evoluzione che il giornalismo e il discorso satirico in generale ha subito e sta subendo in questi anni. Come in tutto, anche per la satira sono cambiati i mezzi di comunicazione: dopo i giornali, le vignette, la Tv, il web ha preso il sopravvento e anche la satira si è conformata al linguaggio, alle logiche e ai tempi dell’online. In una società dove la politica si fa via Tweet e le notizie di cronaca scorrono a suon di like e share, d’altronde, una satira analogica sarebbe risultata anacronistica. In questi giorni di fermento in occasione del Referendum Costituzionale la satira si è riconfermata lo specchio della realtà sociale in cui riversa il Bel Paese, a cavallo tra le motivazioni del Si e quelle del No.

Abbiamo intervistato Eddie Settembrini, autore di Lercio.it, sito satirico attivo dal 2012 nato dal gruppo della “Palestra” di Daniele Luttazzi. Nato sul web e consacrato dal web Lercio.it ha ad oggi collezionato una lunga serie di riconoscimenti e collaborazioni (ai Macchianera Italian Awards gli è stato conferito il primo premio nelle categorie “Miglior sito” e “Migliore battuta”, collaborazioni importanti con Rai Radio2, LercioNews all’interno del programma di Luca Barbarossa Radio2 Social Club e insieme a Serena Dandini nel programma #StaiSerena, con l’Accademia della Crusca e un libro, uscito alla fine del 2014, Un anno Lercio, pubblicato da Rizzoli. A settembre 2015 il sito si è aggiudicato il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi, e recentemente a Viareggio il Premio Satira del Carnevale 2016).  Lo sporco che fa notizia recita il pay off di Lercio.it (che su Facebook conta 886.000 likes) che lavora esattamente come la caricatura di un giornale online, pubblicando giornalmente notizie assurde e taglienti, conducendo in parallelo una doppia satira: un po’ verso i protagonisti delle “notizie”, un po’ verso il giornalismo online più becero ed il fenomeno del click-bating, rimanendo un caso unico in Italia che non a caso ha raccolto attenzione e consensi. “L’esperienza di Lercio è partito proprio dalla parodia della stampa sensazionalistica”, ci conferma Eddie Settembrini, “da lì si è strutturato in maniera originale tralasciando l’aspetto parodistico del giornalismo che ha mantenuto soltanto nella costruzione del titolo. Abbiamo importato nella parodia giornalistica la satira politica, religiosa e di costume, mantenendo del giornalismo l’espediente di sintesi del titolo.” Non ci sono ambiti che Lercio risparmia, toccando principalmente “i quattro temi più grandi trattati dalla satira che sono politica, religione, sesso e morte”.  

Abbiamo incontrato Settembrini in occasione del MArteLive, il festival artistico multidisciplinare tornato a Roma nelle sale del Planet Live Club dal 6 all’8 Dicembre, dove Lercio.it figurava tra gli ospiti d’eccezione dello spazio Letteratura insieme all’irriverente competitor di satira web Spinoza.it. Non abbiamo potuto fare a meno di parlare della satira ai tempi del referendum.

Ci dica, secondo lei in Italia, ad oggi, esiste chi fa del sano giornalismo satirico?

L’aggettivo sano non penso di riuscire ad usarlo. Si fa del giornalismo satirico ma è un giornalismo satirico molto schierato. Mi viene in mente Marco Travaglio che ha fatto questo tipo di percorso, porta in giro spettacoli che sono un misto tra giornalismo e satira. C’è Michele Serra che in parte lo fa anche se ha ridotto la sua scrittura per la rubrica L’Amaca. Però se penso al giornalismo satirico americano, ecco forse quello in Italia non c’è. Un esempio è stato l’episodio preso per vero dalla Repubblica sulle dichiarazioni di Trump sulla Statua della Libertà. Quello era un vero e proprio articolo di satira, non pubblicato su un sito come Lercio, ma dall’Huffington Post, giornale di tutto rispetto che ha permesso al giornalista di pubblicare un articolo satirico. Questo aspetto in Italia c’è poco.

Fate satira su tutto, dalla cronaca, alla società ma, si sa, la miglior satira è quella politica. Sono nate contemporaneamente o si può dire che la satira sia la reazione ai paradossi della politica?

La satira nasce come reazione al potere politico. Ha sempre fatto da contro altare ed è stata storicamente sempre più o meno accettata, in molti casi auspicata. Negli ultimi trent’anni in Italia la satira se la passa male. Il Male e Cuore sono state le ultime esperienze satiriche in edicola. Poi c’è stata la Tv che con la satira è arrivata fino a un certo punto. Credo che si possa individuare la fine della satira in televisione con il famoso editto bulgaro di Berlusconi che cacciò di fatto Daniele Luttazzi dalla Tv, tranne l’esperienza successiva a La7 dove venne poi nuovamente censurato. Da lì la satira in Italia viene individuata nella persona di Crozza, un bravissimo interprete, autore e attore. Ma pensare che la satira in Italia sia soltanto Crozza mette un po’ di tristezza. Quello che succede in Inghilterra e negli Usa qui da noi è impensabile: i politici vengono ripetutamente massacrati e il tutto viene visto come semplice libertà d’espressione, come d’altronde è ed è giusto che sia. In Italia c’è n’è poca.

Com’è cambiata la satira politica in Italia? Dopo molti anni in cui la satira è stata quasi totalmente anti-berlusconiana ci sarà stato un punto di svolta.

La fine politica di Berlusconi ha messo in crisi gli autori di satira. Effettivamente con Berlusconi ce n’era di materiale e bastava per scrivere a lungo e tranquillamente. Con Renzi ci sono stati un po’ di problemi, nel senso che non ha effettivamente incarnato quel tipo di potere o quel conflitto di interessi mostruoso e quel tipo di vita dissoluta di Berlusconi su cui si poteva divagare all’infinito. Con Renzi si è puntato a fare satira prevalentemente sul quanto non fosse di sinistra. Con l’avvento del Movimento 5 stelle la satira politica ha ripreso vigore grazie a una serie di contraddizioni, fondamentalmente ciò di cui la satira si nutre, che sono venute alla luce. Normalmente la satira si indirizza principalmente verso la destra e verso il centro perché sono soliti mettere in campo aspetti contraddittori che la satira si diverte ad evidenziare.

Che tipo di Paese è quello che è venuto fuori dalla satira sul referendum del NO e su quello del SI?

Volendo dare un giudizio generale su come è stata vissuta questa campagna referendaria, secondo me è venuto fuori il discorso relativo all’arroganza del potere più che ai contenuti, quindi su come è stato presentato questo referendum dalla parte del SI. In secondo luogo è venuto fuori un discorso fortemente legato alle paure dei votanti che sono state sollecitate, e questo da entrambe le parti. Credo che siano stati questi gli aspetti che poi sono stati veicolati con più facilità perché sono arrivati di più alla massa. Se pensiamo che in questa occasione è stata registrata un’affluenza che non si vedeva da anni evidentemente quello che è stato sollecitato sono stati gli istinti un po’ più primordiali e, agitando le paure, le persone si sono sentite maggiormente coinvolte. La satira ha puntato allo stesso modo più su questi argomenti di contorno che non sul contenuto, anche perché sarebbe significato entrare in un merito troppo tecnico. Il trionfatore di questa satira è stato sicuramente il CNEL (che fa un po’ ridere di suo) che è stato utilizzato come capro espiatorio del post referendum. Sicuramente l’assist che ci è stato fatto da Piero Pelù è stato da 10 e Lode.

Ma il SI secondo lei aveva satira?

Non quanto quella del NO. E Benigni è meglio non considerarlo come un esponente satirico.

Quanto la satira ha giocato, secondo Lei, sull’esito del referendum?

Secondo me in nessun modo. La satira non è così influente. Sulla vittoria di Trump negli Stati Uniti qualcuno potrebbe dire che la satira abbia giocato un ruolo, ma anche in quel caso hanno avuto maggior rilievo le cosiddette “fake news” che circolavano sul conto di Trump e della Clinton. In Italia credo che la sconfitta di Renzi sia quasi totalmente imputabile ai suoi errori di comunicazione e alla personalizzazione del referendum. La satira c’entra poco.

Se il fronte del SI avesse avuto schierate tante penne quante ne hanno avuto quelli del NO a suo avviso il risultato sarebbe cambiato?

Personalmente non credo. C’è da dire che la satira va quasi naturalmente contro il potere. Il potere era rappresentato da Renzi e di conseguenza la satira si è schierata quasi totalmente a favore del NO. Sicuramente si è percepito molto anche online ma al contempo è giusto evidenziare che sia Spinoza che Lercio non hanno preso una posizione così netta ma entrambi hanno cercato di evidenziare le contraddizioni presenti sia sul fronte del NO che sul fronte del SI. Se ci limitiamo soltanto al web, i due siti satirici più importanti non hanno fatto un endorsement mirato.

L’accusa principale che viene fatta a Renzi è la personalizzazione del referendum costituzionale. Non è stata un po’ troppo “personalizzata” anche la satira?

Era inevitabile perché, come ho detto anche prima, si trattava di un contenuto molto tecnico. Insomma, era difficile fare battute sul bicameralismo. Alla fine credo che la satira, anche per essere un po’ più popolare, ha dovuto puntare su un elemento più riconoscibile che in questo caso era la faccia di Renzi o meglio, il fatto che abbia volutamente personalizzato un referendum costituzionale. Tant’è che, indipendentemente dall’essersi schierati per il SI e per il NO, adesso viene comunque facile fare satira sulla sconfitta di Renzi proprio perché ha commesso un errore che è stato riconosciuto da tutti.

Quando la satira smette di essere satira e diventa politica con la scusa di fare satira?

Diciamo che fare della vera satira non vuol dire semplicemente utilizzare i suoi particolari strumenti. Travaglio dice di far satira ma al contempo scrive per il Fatto Quotidiano. Eppure il peccato originale, quello da cui non si può più tornare indietro, è fare il salto dalla parte del potere ed è essenzialmente quello che ha fatto Beppe Grillo. Beppe Grillo era un comico satirico, molto bravo e apprezzato, e adesso è un leader politico. Ultimamente è tornato a teatro portando uno spettacolo che, per quanto si voglia, non può essere considerato uno spettacolo satirico. Ormai sei diventato un uomo di potere, lo hai sperimentato e radicato: io non posso più fidarmi della tua satira. Dovresti farne su Di Maio e la Raggi. E non penso tu lo faccia. La satira per forze di cose deve essere completamente laica, non può avere contatti con alcun ambito di potere. A quel punto smette di essere satira e diventa politica.

L’italiano medio ad oggi è consapevole tanto da apprezzare la satira politica?

Non lo è per nulla. L’italiano medio si nutre di un altro tipo di comicità che poi giustamente è quella che viene passata in televisione. Non è consapevole che esiste un altro livello di satira semplicemente perché è totalmente disabituato. La satira ha bisogno di una vera e proprio palestra. Quando leggiamo una battuta satirica e ci disturba in realtà dovremmo essere contenti di questa reazione perché vuol dire che stiamo stimolando un muscolo, il muscolo satirico. Come ogni muscolo ha bisogno di essere allenato. Se non lo è ci si spaventa e basta, tanto da rifiutare in toto qualunque atteggiamento satirico, perché provoca fastidio. Questa reazione è segno di mancanza di abitudine alla satira, soprattutto su determinati argomenti che in Italia non possono essere toccati, la religione ad esempio. Crozza fa l’imitazione di Papa Francesco, una interpretazione simpaticissima, ma non è satira, è solo una macchietta che non dice nulla. Non c’è un attacco diretto al potere del Cattolicesimo come poteva essere quello che Dario Fo faceva nel “Mistero Buffo”.  Quello che avviene normalmente in Inghilterra o in Francia. Quindi no, a tutto questo l’italiano medio non arriva.

Si dice che la satira sia tra le più alte espressioni di democrazia. C’è da preoccuparsi, dunque?

Si, io credo che sia giusto preoccuparsi da anni ormai. Non so se essere ottimista in questo senso perché non mi sembra si cominci a vedere qualcosa di concreto. Posso dire di non trovarci più nel periodo buio in cui c’è stata una censura spietata nei confronti dei comici satirici ma allo stesso tempo non vedo nulla di nuovo all’orizzonte. Adesso su Rai2 c’è Giorgio Montanini, un bravissimo comico satirico uscito dall’esperienza di Satiriasi. Una piccola speranza per rimanere ottimisti sul futuro.

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