martedì, Giugno 15

La Sardegna contro le servitù militari
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Il 13 settembre si terrà la manifestazione contro i poligoni militari in Sardegna, o per meglio dire: la ‘manifestada Natzionale contra s’ocupatzione militare’. A lanciare la piattaforma per la manifestazione del 13 erano state cinque organizzazioni, tra formazioni politiche e comitati civici: A Manca pro s’Indipendentzia (aMpI), Sardigna Natzione Indipendentzia (Sni), Comitato SardoGettiamo le Basi’, ComitatoSu Giassu’, Comitato CivicoSu Sentidu’.

Nella giornata di oggi il quotidiano L’Unione Sarda’ ha distribuito il poster  ‘No Servitù’, volto a coinvolgere i sardi sulla richiesta di ridiscutere la presenza dei militari nell’isola. Iniziativa concomitante con la visita del Governatore Francesco Pigliaru al Poligono di Capo Frasca  e la discussione di questo pomeriggio del Consiglio regionale, in seduta straordinaria, proprio sulle servitù.
La Regione Sardegna, ha spiegato Pigliaru,  chiede una riduzione di almeno settemila ettari delle servitù militari, ad iniziare da Capo Frasca, sui trentamila complessivi, in proporzione al taglio del 21% effettuato dalla Difesa nazionale sul numero degli uomini operativi: portati da 190 mila a 150 mila.

Quello che chiedono i manifestanti, però, è la dismissione totale delle servitù militari e l’avvio di bonifiche dei territori interessati. Non la riduzione.
Nel comunicato del 2 agosto relativo all’appuntamento del 13 si leggeva: «L’occupazione militare della Sardigna rappresenta un sopruso che dura da sessanta anni e che non siamo più disposti a tollerare. La nostra terra è ridotta a un campo di sperimentazione militare in cui diventa lecita qualsiasi soglia di inquinamento e viene testata qualsiasi tecnica di sterminio» e ancora «L’occupazione militare rappresenta la negazione più evidente della nostra sovranità nazionale e impedisce uno sviluppo socio-economico indipendente del nostro popolo, condannando la Sardigna all’infamante ruolo di area di servizio della guerra».

L’obiettivo era, dunque, di organizzaresu populu Sarduper una dimostrazione contro i poligoni militari che occupano il suolo della Sardegna con tali proposte: «Vogliamo che la Sardigna diventi un’isola di pace e che il suo territorio sia assolutamente indisponibile per le esercitazioni di guerra, di qualunque esercito (compreso quello italiano) e sia interdetto a qualunque attività o presenza connesse con chi usa la guerra per aggredire altri popoli o per crimini contro i civili, colpendo ospedali, scuole, rifugi per sfollati e abitazioni civili. Chiediamo che la Sardigna sia immediatamente e per sempre interdetta all’aviazione militare israeliana. Invitiamo tutto il popolo sardo, le associazioni, i partiti e i comitati ad aderire e partecipare alla manifestazione indetta a Capo Frasca il prossimo 13 di settembre per pretendere a gran voce: blocco immediato di tutte le esercitazioni militari, chiusura di tutte le servitù, basi e poligoni militari con la bonifica e la riconversione delle aree interessate».

Cosa c’entra l’aviazione militare israeliana nel poligono sardo di Capo Frasca?  E’ presto detto, come riportava il quotidiano ‘L’Unione Sardail 23 luglio: «le attività sono già pianificate e riportate nel “Programma esercitazioni a fuoco per il secondo semestre 2014” stilato dal ministero della Difesa». Per quanto riguarda il sito di Capo Frasca: «sulla costa occidentale voleranno anche gli aerei dell’Iaf, l‘aeronautica militare israeliana. Ma mentre su Gaza purtroppo fanno sul serio, in Sardegna si addestreranno. E faranno parte dei caccia e velivoli che scaricheranno “artifici”, così li chiamano, da 6 chili a una tonnellata. Voleranno anche Tornado, Amx, Mirage, F16 e altri caccia di varie nazioni alleate dell’Italia. Tutti, assicurano dall’Aeronautica, sganceranno “inerti”, ma saranno continue le esercitazioni con razzi da 2 pollici e i colpi con i “cannoncini di bordo”».

Subito dopo ‘L’Unione Sarda‘ la notizia è stata data anche dal sito web del ‘Fatto quotidiano’ che riporta come: «il “Programma esercitazioni a fuoco secondo semestre 2014” del Reparto Sperimentale Standardizzazione al Tiro Aereo – Air Weapon Training Installation (Rssta-Awti), datato 3 marzo 2014» prevedeva che «gli F-15 e gli F-16 dell’Israeli Air Force vengano al poligono di Capo Frasca (Oristano) a sganciare bombe inerti da una tonnellata». Non solo Capo Frasca, però: il quotidiano Sardo ha annotato come anche gli altri poligoni di Quirra, Macomer e Teulada sarebbero stati interessati da imponenti esercitazioni militari.

Durante il mese di agosto la protesta è montata e l’organizzazione della manifestazione lanciata dal pugno di organizzazioni politiche e civiche sopracitate non sembrava dovesse assumere una così imponente proporzione: dal grumo di soggetti iniziali si è arrivati a ricevere adesioni – praticamente – da tutta l’area indipendentista, sardista e sovranista compresa qualche organizzazione politica nazionale (Rifondazione/Comunisti Italiani – presenti nell’Isola sotto la sigla di ‘Sinistra Sarda’ -, Coordinamento dei comitati NO MUOS, Comitato contro la guerra – Milano). Più di cinquanta le organizzazioni che hanno aderito e parteciperanno alla dimostrazione a Capo Frasca per manifestare contro le servitù militari, ovvero «di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato» che occupano migliaia di ettari di terreno: «35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare», come riporta il sito della Regione Sardegna.

Per dare un’idea di quanto siano imponenti tali aree il sito della Regione fornisce mappe (visibili qui) e numeri: «il poligono del Salto di Quirra-Perdasdefogu (nella Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i primi due poligoni italiani per estensione, mentre il poligono Nato di Capo Frasca (costa occidentale) ne occupa oltre 1.400. A questo vanno aggiunte le basi tra le quali spicca il caso di quella degli Stati Uniti di S.Stefano a La Maddalena».

Capo Frasca, dunque, è tornato prepotentemente sulle bocche di tutti coloro che manifesteranno sabato 13, il poligono che vede il collegamento con l’aeroporto militare Nato di Decimomannu, «che  rappresenta la base aerea più attiva in Europa». Tale area possiede «una superficie di 18,16 kmq, di cui 5,72 kmq di demanio e 12,44 kmq di servitù e l’aeroporto viene utilizzato da italiani, tedeschi, inglesi e americani, soprattutto per l’addestramento di piloti di aerei supersonici al tiro nel Poligono di Capo Frasca», come annota la Regione Sardegna.

Proprio il 4 settembre, ad una manciata di giorni dalla ‘manifestada natzionale contra s’ocupatzione militare’, succede il fattaccio: «Capo Frasca esplode», era il titolo dell’aggiornamento più in vista sul sito del quotidiano on line sardiniapost.it.  Il giorno dopo ‘La Nuova Sardegna’ riportava l’accertamento di: «esplosioni all’interno del poligono di Capo Frasca, durante l’incendio provocato ieri dalle esercitazioni militari in corso». Quindi, «stando alla ricostruzione degli uomini del Corpo forestale regionale – intervenuti nel territorio di Arbus (Medio Campidano) per spegnere il rogo che ha distrutto ben 32 ettari di macchia mediterranea, secondo il dato più aggiornato – il fuoco è stato originato dalle scintille provocate dall’impatto sul terreno di un corpo inerte lanciato durante le esercitazioni».

Il video (visibile qui) caricato on line da Mauro Pili (ex Presidente della regione Sardegna ed ora deputato del gruppo misto – fuoriuscito dal Popolo della Libertà, in quota Unidos) mostra una densa colonna di fumo nero proveniente dal sito del poligono militare nonostante siano passate ore dall’esplosione. E se Gianluca Collu (segretario di ProgReS) twittava «#CapoFrasca oggi è stata bombardata. I turisti scappano, il danno economico e ambientale è pesantissimo. #Sardegna» e rispondeva “L’Italia” a chi su twitter gli scriveva “chi ha fatto questo?”, Luigi Piga (portavoce nazionale del Fronte indipendentista unidu),  raggiunto dal quotidiano on line ‘Controlacrisi’, commentava amaramente «è normale che non si sappia nulla riguardo l’esplosione avvenuta a Capo Frasca. Purtroppo è normale: nei giorni scorsi il Ministro della Difesa ha confermato la strategicità dell’isola e, per come la vedo io, è un’intimidazione ai Sardi e alla Sardegna. Sappiamo di essere dalla parte del giusto e continueremo su questa linea: si vuole continuare con le esercitazioni militari? Noi continueremo con la nostra posizione politica e vedremo che posizione prenderà la Regione Sardegna. Ed essa non può essere ambigua come al solito: deve essere chiara»

Se la situazione era quella dell’insopportabilità nei confronti dei poligoni già prima dell’accaduto, ora la misura è – come si sarebbe potuto facilmente immaginare – più che colmaPrimadel fattaccio dei giorni scorsi, i Sardi consideravano le servitù delle vere e proprie occupazioni, il Senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Cotti ci aveva provato a suon di emendamenti: «All’articolo 120 della Costituzione, dopo il primo comma, è inserito il seguente: “L’impiego permanente di parti di territorio nazionale come poligoni militari per esercitazioni a fuoco è consentito previa intesa con la Regione o Provincia autonoma interessata, anche ai fini dell’adozione di adeguate misure compensative di carattere economico e sociale”».

Testo bocciato con 180 voti contrariLe conseguenze delle servitù sono – nei fatti – sotto gli occhi di tutti: «le ricadute sul territorio comprendono il divieto di esercitare la pesca e la presenza di ordigni inesplosi in mare e in terra». Ed è proprio questo per cui Sardigna Natzione aveva rilanciato la battaglia contro i poligoni già nel giugno.  La questione che si stava proponendo era quella del Lago Omodeo (Oristano) e gli indipendentisti avevano indetto un sit in «nella zona esterna da quella interdetta dall’ordinanza 6/2014 del prefetto di Oristano. L’ordinanza pone la zona del Lago Omodeo disponibile per “poter svolgere le esercitazioni a fuoco per l’addestramento periodico di numerosi reparti delle forze dell’ordine dell’Isola”».

Secondo il segretario nazionale Bustianu Cumpostu la vicenda di quei giorni del Lago Omodeo era sintetizzabile così: «Noi non vogliamo più vedere i nostri territori nelle aule dei tribunali, non vogliamo che il Lago Omodeo sia una servitù che domani costituisca una commissione d’inchiesta: eliminiamo il problema. Il fatto è che la commissione non avrebbe discusso se non ci fosse stato il ‘caso’ della servitù di Quirra». Lo stesso Cumpostu, dopo i fatti accaduti nel poligono di Capo Frasca dei primi di settembre che ha devastato 32 ettari di territorio Sardo, ha commentato come l’incidente dovuto dall’esplosone sia «un’umiliazione» per la Sardegna tutta, intervistato da ‘Controlacrisi’. «A Capo Frascacommenta il segretario di Sniè successo un danno perché nessuno si è preoccupato di quel territorio e nessuno ne ha difeso l’uso, come se fosse un qualcosa ‘che vale poco’. Il nostro territorio viene considerato dallo Stato italiano come qualcosa che ‘vale poco’. Che poi, ora, lo Stato è uno Stato-Governo perché tutti si sono identificati con la figura di Matteo Renzi: essi hanno scarsa considerazione del nostro territorio e della nostra popolazione. Può succedere di tutto, quindi. Ecco perché veniamo umiliati».

 

Secondo iRS – indipendentzia Repubrica de Sardigna, partito di cui fa parte il consigliere regionale Gavino Sale, a Capo Frasca non sarebbe successo «nulla di nuovo se non fosse che per l’ennesima volta ci troviamo a commentare un incidente che fortunatamente non ha causato feriti e che, grazie al pronto intervento della Forestale, ha limitato i danni su un territorio ormai maltrattato da decenni. L’incendio divampato a Capo Frasca, definito un piccolo focolaio dal Ministero della Difesa, è stato provocato dal bombardamento di aerei da guerra tedeschi: 25 ettari sono andati distrutti». La stessa organizzazione continua in una nota: «in pratica: sarebbe come se un piromane venisse scoperto mentre sta bruciando 25 ettariNel momento in cui arrivano i soccorsi è lui stesso ad impedire l’intervento e invece che essere arrestato in flagranza di reato e condannato a risarcire i danni, viene aperta con lui una trattativa per verificare se è lui il colpevole. In questo caso il piromane è l’aviazione tedesca appoggiata dallo Stato italiano».

La strozzatura è – dunque – evidente: da un lato vi è la protervia dello Stato italiano che, si voglia o meno, sta assestando una serie di fendenti alla Sardegna uno dopo l’altro, dall’altro c’è la reazione di un popolo a cui la sovranità viene sempre più limitata.

La reazione è quella, da parte dei Sardi stessi, di pretendere una maggiore sovranità e indipendenza da parte dello Stato centrale che, come già riportato da questo quotidiano on line, ‘deve dei soldi’ alla Regione Sardegna. Lo ha affermato il docente presso l’Università di Tor Vergata e segretario del Partito dei Sardi Franciscu Sedda: «i sardi pagavano il 100% delle tasse che venivano raccolte dallo Stato che a sua volta doveva renderne l’80% ai sardi e quindi di volta in volta venivano trattenute delle somme indebitamente. E dunque in 20 anni si era creato un credito della Sardegna nei confronti con lo Stato stimabile attorno ai 10 miliardi di euro. Questo ha fatto sì che intanto crollasse il mito della ‘Sardegna mantenuta’ e costantemente in debito nei confronti dello Stato Italiano; in secondo luogo, soprattutto, ha fatto ammettere allo Stato Italiano, sulla spinta di società civile, dell’indipendentismo in particolare e dalla giunta Soru, che era in debito. Tant’è che il primo ministro Enrico Letta, allora sottosegretario all’economia, disse che era vero: “Vi dobbiamo dei soldi”».

L’aver accettato supinamente il patto di stabilità e crescita (o fiscal compact), poi, non ha aiutato il risanamento dell’economia isolana. Né, per la verità, di quella ‘del continente’. La riacquisizione della propria sovranità, dunque, per i Sardi è la prima di tante mosse che dovranno attuare e se qualcheduno ‘del continente’ dovesse venire a manifestare nell’Isola, Cumpostu avverte: «Gli italiani che verranno, difenderanno il territorio Sardo in quanto è presente un sopruso, un’occupazione e un danno al territorio e alla gente.  Poi, come è ovvio, li ospiteremo e li tratteremo con ogni riguardo, ma capiscano essi che qui c’è un popolo che vuole essere sovrano sul proprio territorio così come gli italiani lo sono sul proprio. Questo è il discorso».

 

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