sabato, Maggio 15

La santa tentazione all'omertà

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Propongo di denunciare per violazione della privacy i quattro evangelisti. Proprio loro, che si sono permessi di raccontare diversi episodi della vita di Gesù senza avere una liberatoria firmata dall’interessato. Quest’ultimo, probabilmente, non ci teneva si sapesse in giro del trattamento che riservò ai mercanti nel tempio, affrontati con toni, diciamo così, sopra le righe. Forse avrebbe preferito si tacesse anche di quando, durante la Pasqua, si dileguò a Gerusalemme, comportandosi come un qualsiasi adolescente scapestrato, gettando nell’ansia la madre e il padre, che pure erano due sante persone. Non solo, a Maria e a Giuseppe che si lagnavano dell’incoscienza rispose che erano affari suoi e che lui era venuto altre faccende, più serie, da sistemare per conto del Padre, non il falegname, l’Altro. Senza contare che sui miracoli raccomandava discrezione ai beneficati.

Eppure gli autori dei vangeli, compresi quelli degli scritti apocrifi, andarono per la loro strada, narrando ciò che ritenevano giusto, agendo secondo coscienza. Oggi potrebbero essere alla sbarra, insieme ai giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, in un processo che lascia sgomenti e ci fa comprendere meglio come andavano le cose in altre stagioni oscure della Chiesa, non ancora cancellate dagli animi più infantili che, quando c’è di mezzo la religione, sono anche i più pericolosi.

Eppure, proprio quegli antichi cronisti, servitori della Parola, sono la causa indiretta del processo in atto all’interno delle mura leonine, perché senza i loro racconti la religione cattolica probabilmente non esisterebbe e così i processi medievali come quello in corso. È stato grazie agli evangelisti che la nascita, la vita, la morte e la resurrezione di Gesù si sono impiantati nell’immaginario collettivo divenendo quello spartiacque della storia che tutti crediamo siano.
È vero che esistono pagine di grande umanesimo precristiano, ma solo le affermazioni esplicite e coerenti del Nazareno si prestano a costruire un sistema di valori spendibile anche presso chi non crede alla sua divinità. È stata, dunque, la parola scritta, anche quando era indiscreta, a costruire nel corso dei secoli il basamento della Chiesa cattolica che, se non l’unico, rimane uno dei cuori più grandi tra quelli rimasti al mondo, soprattutto quando al suo vertice viene issato un uomo della stazza dell’attuale pontefice.
Tuttavia, per restare tale, essa deve imparare a fidarsi degli uomini, a cominciare dai laici, comprese le due persone che oggi sta processando, domandandosi perché molti dei suoi esponenti sono così tanto infastiditi da quelle rivelazioni e così indifferenti alla sostanza delle stesse.

Tempo fa una mia paziente si è recata dal suo parroco chiedendogli una benedizione per il proprio padre morente. Il sacerdote, affacciatosi da uno spioncino, senza neppure aprire la porta, le aveva risposto con malcelato fastidio che bisognava attenersi agli orari indicati sulla bacheca della chiesa. Come se non si dovesse morire ore pasti. Se un giornalista avesse origliato e poi riferito quanto udito, avrebbe fatto il bene della religione cattolica, costringendola a porsi qualche domanda sul proprio comportamento. Correzione fraterna, direbbe un chierico.

Purtroppo non è così che funzionano le cose all’interno della Chiesa. Sottotraccia agisce una pretesa intollerabile, che la vorrebbe al riparo dalla narrazione, come se essa dovesse godere di un regime speciale. Se ne può parlare solo bene. Tuttavia tale diritto non le è dovuto e nessuno dovrebbe sognarsi di chiederlo in suo nome, perché dove non esiste l’esercizio dello spirito critico non può esistere alcuna civiltà, religiosa o laica che sia. La storia è stata più che esplicita in materia.

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