sabato, Aprile 10

La salute del cervello dipende da noi

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In occasione della settimana mondiale del cervello, gruppi di medici, studiosi e scienziati di tutto il mondo si sono riuniti per condividere, ampliare e confrontare l’enorme potenziale delle ricerche sul cervello e sulle malattie neurologiche in rapporto con il tempo. Sì, perché pensare alla medicina può voler dire pensare a molte cose: cura, certezza, salvezza, scienza, ‘miracolo’, potenza umana che ha un po’ del divino. Perché no, anche fantasia, che poi si fa realtà. E sicuramente la questione non ha soltanto a che fare con un’esorcizzazione della sofferenza e della malattia. Se pensiamo che in Occidente e in Oriente uno stesso mal di testa può voler dire cose diverse e può richiedere terapie diverse, la medicina è molto più che una scienza della cura. È qualcosa che ha anche a che fare con il ‘dove’, il ‘come’, il ‘perché’, il ‘che cosa’. E soprattutto con il ‘quando’, dunque, con il tempo.

Riconoscere e coltivare il valore del tempo in medicina, nella sperimentazione, nella ricerca, nella prevenzione e su tutti i fronti, può essere un fattore determinante nell’approccio ad ogni malattia, specialmente se parliamo delle malattie del cervello. A tal proposito, la medicina predittiva affonda le sue radici e il suo potenziale nella tempestività della diagnosi, nell’estrema fiducia nel valore del tempo, secondo la regola per cui è meglio sapere oggi quello che potrebbe o potrà verificarsi domani. Tra ‘potrebbe’ e ‘potrà’ ci sono, poi, di mezzo quelle percentuali che pesano, che decidono il destino; quello che credevamo non fosse prevedibile e invece lo è (eccome!).

Per capire in che modo si intrecci questo rapporto complesso e determinante tra cervello e tempo, abbiamo intervistato Flavio Gazzola, medico, specialista in Neurologia e profondo conoscitore e pioniere della Medicina Naturale e Olistica, esperto della Medicina Predittiva e delle Medicine Orientali.

Dottor Gazzola, quanto è importante per lei il tempo in relazione alle malattie correlate al cervello?

Il tempo nel cervello consiste nella velocità di trasmissione del segnale da una cellula all’altra, vale a dire da 150 miliardi di cellule neuronali a 150 miliardi di cellule neuronali. In modo apparentemente paradossale, più veloce è lo scambio di informazioni, più il tempo sembra scorrere lentamente e più rallentato è l’invecchiamento. In altre parole, l’esercizio costante del cervello lo mantiene giovane. Per esempio suonare il piano è un ottimo esercizio per mantenere il cervello in condizioni ottimali. Dunque, il tempo è complice del cervello e delle malattie correlate ad esso.

Affermerebbe che il tempo costituisce un valido strumento terapeutico?

Il tempo impiegato a far funzionare il cervello in assenza di stress, cioè con il piacere di farlo per divertimento, come appunto avviene nel suonare uno strumento particolarmente impegnativo come il piano, è in se stesso una terapia. Quindi, sì, ritengo che sia un ottimo strumento terapeutico.

Che valore ha per lei la medicina predittiva e quanta fiducia ritiene si debba riporre in essa?

La medicina predittiva equivale alla predizione del tempo con i satelliti, che consentono di osservare lo spostamento delle nubi e dunque predire i futuri avvenimenti meteorologici. La funzionalità della medicina predittiva, dunque, dipende dagli strumenti che si usano e dall’abilità dell’operatore. Gli strumenti migliori, a mio parere, sono l’elettroagopuntura secondo Voll, che pratico da 30 anni e che indaga l’attività elettrica del corpo in tempo reale, e metodiche semplici come l’esame della lingua e del polso che costituiscono da sempre l’armamentario della medicina tradizionale. Ad esse si affiancano le moderne tecniche ematochimiche e di imaging, che hanno, però, dei costi significativi e non si possono praticare per tutte le persone. Queste tecniche costituiscono degli ottimi strumenti della medicina predittiva in cui ritengo che si possa riporre una grande fiducia.

Quali fattori, generalmente, influenzano il manifestarsi di malattie a cui si è geneticamente predisposti?

Lo stress cronico è il primo fattore su cui si inserisce lo stress acuto. Lo stress acuto, come sostenere un esame, fa sì che il corpo produca catecolamine come l’adrenalina, che stimolano la circolazione cerebrale e cardiaca, ma poi, passato l’evento, vi è modo di rilassarsi. Al contrario nello stress cronico, come lavorare in un ufficio con persone antipatiche, permane la produzione di cortisolo, che conduce ad obesità, diabete e incidenti vascolari. Vi è il caso di gemelli omozigoti, quindi con codice genetico uguale, adottati in famiglie diverse, ma ugualmente predisposti a una malattia genetica, che dimostra come in un caso la malattia era già manifesta a 20 anni, mentre nell’altro caso la malattia non era ancora presente a 40. In secondo luogo è importante un’alimentazione varia ed equilibrata. Si dice «mangiare a colazione da re, a pranzo da principi e a cena da poveri.

Ritiene che ci sia poca informazione sulla medicina predittiva?

La maggior parte delle persone non ne conosce nemmeno la definizione.

Nella medicina occidentale tradizionale a che punto è l’attuazione del metodo predittivo?

Siamo andati in direzione opposta, verso una frammentazione. Ciò è dovuto alla necessità di specializzarsi, che però toglie la visione di insieme necessaria per attuare una medicina predittiva.

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