mercoledì, Settembre 22

La Salada, il più grande mercato illegale dell’America Latina

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Buenos Aires – La Salada, il più grande mercato illegale dell’America Latina, si trova al confine tra la città di Buenos Aires e Lomas de Zamora, a 18 chilometri dalla Casa Rosada. E’ uno spazio grande circa 20 ettari sulle rive del fiume Matanza-Riachuelo, comunemente chiamato Riachuelo, noto per essere uno dei bacini più inquinati del mondo. La Ocean, Punta Mogotes e Urkupiña: sono le tre strutture che compongono il mercato La Salada.

Calcolare la quantità di denaro che si muove ogni anno in questo mercato è un compito quasi impossibile, ma in ogni caso un rapporto del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, datato 2015,  La Salada è descritta come «il più grande mercato nero in Sud America che ha in programma di espandersi nel 2016», sostenendo che ci sono «venditori di merci contraffatte e rubate scambiate apertamente perché l’azione coercitiva delle autorità avviene in maniera intermittente».

La Salada è  cresciuta con la storica crisi del 2001, anche se le sue origini risalgono al 1991, quando un centinaio di immigrati boliviani si stabilì a Ingeniero Budge iniziando a lavorare sulle piscine del resort Punta Mogotes. Il primo mercato a nascere è stato Urkupiña, quando un gruppo di boliviani, guidati da un ex poliziotto, Gonzalo Rojas Paz, ha individuato uno spazio per comprare e vendere beni di contrabbando provenienti dalla Bolivia. Il suo partner argentino è stato Quique Antequera, venditore ambulante che portava merce dal Paraguay.

Enrique Quique Antequera mi aspetta nel suo ufficio, qui si arriva attraverso una scala stretta e per arrivarci  ho dovuto incontrare un autista incaricato del mio trasferimento, armato con una pistola alla cintura, uno degli uomini responsabili del mantenimento della sicurezza nel complesso. La sicurezza è incaricata di impedire di rubare ai visitatori e ai commercianti che provengono da tutta l’Argentina per comprare a prezzi bassi e rivendere in diversi angoli dell’ottavo più grande Paese al mondo, anche se l’economia resta in recessione .

Enrique Quique Antequera, en su oficina en la feria de Urkupiña, la más antigua de los complejos que conforman la feria de La Salada. La misma debe su nombre a la virgen de Urkupiña, patrona de la comunidad boliviana. Lomas de Zamora, Buenos Aires, Argentina.
Foto di Mario De Fina

Abbiamo 600 posti di lavoro in meno”, dice Quique Antequera, seduto dietro la sua scrivania con alle spalle una foto di Evo Morales, attuale Presidente della Bolivia. “Nella bassa stagione il numero di veicoli diminuisce. I ladri sono consapevoli dell’enorme quantità di denaro in circolazione ogni notte, per questo motivo ci serve la sicurezza privata dentro e fuori i grandi capannoni”. Dalla finestra dell’ufficio di Quique si possono vedere le 17 grosse automobili che sono arrivate ​​stasera per comprare. L’affitto di un posto può variare da  240 a 720 euro al mese. I posti vengono anche subaffittati.

E’ presto, il mercato inizia appena ad animarsi e la sicurezza ad armarsi, i venditori di merci pagano l’ingresso e posizionano i loro prodotti su carretti carichi  all’interno dei capannoni. Dal parcheggio cani randagi e persone che cercano di entrare. All’interno gli acquirenti si affrettano per trovare i prezzi più bassi prima che la luce dell’alba metta fine alla giornata di commercio illegale. Coloro che vengono qui sono una piccola torre di Babele sudamericana: dalle casalinghe alla gente della classe media di svariati posti dell’Argentina e anche dei Paesi vicini.

Ci imbattiamo in un grande gruppo di auto e camion che non sono registrate da nessuna parte. Il loro obiettivo è chiaro: acquistare merce da rivendere a prezzi maggiorati in altri mercati illegali sparsi in giro per il Paese. Si stima che ci siano circa 570Saladitassparse in tutta l’Argentina e che diano lavoro a 81.032 persone, realizzando un volume di le vendite mensili pari a 300 milioni di euro. La Salada è la madre di tutti i mercati clandestini.

Un vendedor posa para una fotografía dentro de la feria de Urkupiña. En el mismo vende ropa deportiva. Lomas de Zamora, Buenos Aires, Argentina.
Foto di Mario De Fina

Per il giornalista argentino Sebastian Hacher, che ha scritto il libro intitolato ‘Sangre Salada’, il fenomeno va oltre all’acquisto che si realizza in questo questo mercato, e approfondisce il potenziale catalizzatore che il mercato è: «la classe media in tutto il Paese acquista in La Salada attraverso le migliaia di rivenditori che vengono in questo mercato. E non stiamo parlando solo dei commercianti che poi rivendono sul mercato legale; la classe media acquista a La Salada attraverso quelli che vengono chiamatiSaladitas’ e i venditori ambulanti che vendono per strada. In tutto il Paese, con maggiore o minore intensità, il mercato è presente».

Il Dottore in Scienze Sociali presso l’Università di Buenos Aires e presso il Consiglio nazionale di ricerca scientifica e tecnica (CONICET), Verónica Gago, definisce La Salada come «rete transnazionale che sta crescendo sostenuta da una molteplicità di proletari della microeconomia,  si rivela come uno spazio privilegiato per discutere di come l’economia informale è, soprattutto, una forza per disoccupati, migranti e donne». La Salada, insomma, può essere letta come una rispostadal bassoalle distorsioni del neoliberismo,  e aggiunge che questo sistema «include tecniche di sabotaggio del commercio legale, contrabbando e falsificazioni».

Una vista general de la feria de La Salada y los micros y combis que aguardan a que los pasajeros finalicen de realizar sus compras. Lomas de Zamora, Buenos Aires, Argentina.
Foto di Mario De Fina

La Confederazione delle medie imprese (CAME) argentine ha chiesto al sistema giudiziario di indagare circa l’esistenza di laboratori clandestini che riforniscono illegalmente La Salada di merce. Il Presidente della CAME, Osvaldo Cornide, ha dichiarato che La Salada «non deve essere confuso con un programma di utilità sociale, una definizione che tende a giustificare il mercato, bensì l’organizzazione di La Salada è basata su un tipo di organizzazione mafiosa stile italiano», mentre il portavoce della stessa Confederazione ha dichiarato qui «qualsiasi tipo di situazione aziendale è gestita al di fuori della legge, con l’evasione e lo sfruttamento della manodopera».

La notte cala, l’alba si sta per alzare, gli spazi espositivi iniziano piano piano a svuotarsi, a breve saranno pronti per la prossima nottata di lavoro. Anche gli uomini della sicurezza lascia il suo posto di lavoro, tornano a casa o negli spazi di produzione illegale dove si prepara la merce che sarà messa in vendita la prossima notte. Quique Antequera dice di essere favorevole alla legalizzazione del mercato e dei laboratori di produzione. Quando i primi raggi del sole illuminano le rive del torrente, la notte comincia a cedere il posto all’alba invasa dalla nebbia, il mercato di Urkupiña sarà completamente vuoto.

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