mercoledì, Ottobre 20

La saggezza della Terra Il premier Ciolos ha invitato i concittadini a donare soldi alla campagna

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Di rumeno, o almeno: di quello che i rumeni considerano valido nella loro cultura, c’è molto, a partire dallo strano titolo che Brăncuşi diede all’opera e che suona orginale: Cuminţenia pămîntului. La saggezza di cuminţenia, infatti, non è quella di chi ha studiato o anche solo visto e vissuto molto, bensì è un atteggiamento fondamentalmente istintivo, di un istinto culturale, che mette spazio fra sé e il mondo e che proprio grazie a ciò vi trova posto. Chi è cuminte non sta al mondo come se il mondo dipendesse da lui e non potesse farne a meno, ma neppure ritiene che quello del mondo sia un gioco vano, e lo rispetta. Insomma, la Cuminţenia di Brăncuşi e, si dice, dei contadini rumeni, è più vicina alla temperanza, al senso della misura e del limite che alla sapienza o addirittura all’intelligenza. Deriva dal latino mens (cum mente) ma mens in latino è soprattutto ragione e la lingua rumena, prendendo la parola, ne ha modificato il senso, per renderla più adatta alla cultura che essa esprime. Accanto alla lingua anche l’arte, ovviamente, può manifestare questo atteggiamento, come dimostra appunto la scultura di Brăncuşi. La ragazza scolpita non dà l’impressione di essere molto intelligente, però non è neanche una sprovveduta. Il fatto è che l’ordine in cui si trova sembra non conoscere, ancora, né intelligenza né sprovvedutezza. E sui rumeni ha sempre esercitato un grande fascino non il primitivismo, che è un’eccentricità moderna, tra l’altro molto in voga all’epoca di Brăncuşi, ma l’arcaismo, la contemplazione delle origini. E forse in questa inclinazione dei rumeni gioca un ruolo il fatto che non sanno nulla sulla loro origine  come popolo.

Dopo il 1908, dopo La saggezza della Terra, Brăncuşi produrrà opere altrettanto ‘rumene’ e forse nel mondo più famose, basti pensare alle numerose versioni del Bacio, alla Colonna infinita, alla Tavola del silenzio, ma la Saggezza è precisamente all’inizio di questo percorso unico, forse, fra gli artisti del Novecento così inclini, in generale, a preferire il fragile e il passeggero, ed è un inizio che ha in sé la perfezione di ogni possibile seguito, così come dev’essere per ogni archetipo degno di questo nome.

Ce la faranno i rumeni a far diventare loro, legalmente parlando, quello che è già loro spiritualmente? La raccolta di fondi andrà a buon fine? C’è quasi da dubitarne, perché il carattere rumeno, se esiste, ha anche lati meno accattivanti della saggezza atemporale e fra questi, storicamente, si segnala una singolare ritrosia a valorizzare appieno le eccellenze che produce, nel campo artistico e in qualunque altro.

 

 

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