martedì, Settembre 28

La saggezza della Terra Il premier Ciolos ha invitato i concittadini a donare soldi alla campagna

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E’ ufficialmente iniziata ieri in Romania la raccolta pubblica di fondi per l’acquisto della statuetta La saggezza della Terra, celeberrima opera dello scultore Constantin Brăncuşi. Ne ha dato l’annuncio niente meno che il primo ministro Dacian Ciolos il quale tramite la sua pagina facebook ha invitato i concittadini a donare soldi alla campagna posta sotto lo slogan ‘Brăncuşi è mio’. I proprietari della statuetta, persone private, avevano reso nota fin dall’autunno scorso l’intenzione di venderla. Data l’eccezionale importanza del pezzo per la cultura rumena, era stata costituita una commissione governativa con l’incarico di trattarne l’acquisto. Fra i proprietari e la commissione è stato concordato il prezzo di 11 milioni di euro. Ora il governo ha deciso che 5 milioni verranno trovati fra le pieghe del bilancio statale se la cittadinanza riuscirà a raccoglierne 6 entro l’ottobre prossimo. Questo sforzo comune fra istituzioni e pubblico affinché che un’opera d’arte diventi, per dire così, di tutti è in astratto più che lodevole, a dispetto di qualche interrogativo, che è difficile ignorare. Ad esempio: che succederebbe se a ottobre si mancasse di poco l’obiettivo e raccogliessero, diciamo, solo 4 milioni di euro? Rinuncerebbe lo stato ad aggiungere la relativamente piccola quota mancante? E se rinunciasse, che succederebbe coi soldi raccolti? Sarebbero restituiti, magari detratte le spese per la loro gestione, o incamerati per qualche altro scopo, se non nobile come questo, almeno altrettanto utile? Molte personalità della vita pubblica rumena hanno esortato sui vari media a non perdersi d’entusiasmo per queste domande un po’ meschine e a donare con generosità.

In effetti la statuetta alta 50, lunga 26 e larga 16 centimetri è considerata universalmente un eccellente lavoro, ma per i rumeni ha una suggestione e un significato particolari. Per cominciare i rumeni sanno bene che Brăncuşi, stabilitosi a Parigi nel 1904 non ancora trentenne, ostentava la sua provenienza. Barba lunga e spesso poco curata, abbigliamento rustico, alimentazione a base di yoghurt, riso e polenta, l’artista poteva davvero sembrare, in quel primo Novecento, un contadino rumeno appena arrivato non si sa come nella capitale francese. A dispetto di ciò, Brăncuşi aveva fatto la personale conoscenza e frequentava intellettuali di grido come Duchamp, Modigliani, Satie, Matisse: tutta gente di indubbio talento ma anche terribilmente snob. Sembra comunque, a sentire chi lo conobbe, che Brăncuşi fosse di buone letture e che le avesse anche assimilate. Manifestava il legame con la sua patria lontana anche svolgendo di tanto in tanto le funzioni da sagrestano nella Chiesa ortodossa rumena di Parigi.

Ma ovviamente più che nei tratti biografici è nella sua arte che si fa davvero interessante qualcosa che si può definire come (una parte del) carattere specificamente rumeno e che giustifica l’attuale mobilitazione popolare per l’acquisto della Saggezza della Terra. Che aspetto abbia è noto: si tratta di una giovane donna, per alcuni un’adolescente, su un piccolo piedistallo, seduta a terra con le gambe unite piegate e le braccia raccolte, la schiena è perfettamente dritta. I lineamenti del volto sono segnati ma non hanno un vero rilievo, il corpo è nei particolari leggermente asimmetrico: manca un orecchio, un seno è più piccolo e più cadente dell’altro, vicino a un occhio c’è il segno di una ferita o una rientranza, se è naturale.

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