martedì, Settembre 28

La sabbia sarà il petrolio del futuro?

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Il ventesimo secolo ha trasformato la sabbia da risorsa marginale, se non irrilevante, in risorsa essenziale nel mondo contemporaneo.
La pecunia di risorse ha spinto grandi Paesi in espansione verso quei materiali che prima erano ritenuti superficiali, la sabbia è uno di questi.
Elemento costituente del cemento armato  -che promette grandi prestazioni tecniche unitamente ad un costo relativamente basso- , i costruttori delle imprese pubbliche e private, ne richiedono sempre una maggiore quantità per rendere il normale cemento, armato.
La sabbia è stata, per molto tempo, considerata come una risorsa inesauribile, l’utilizzo massiccio nella costruzione delle infrastrutture ha dimostrato il contrario.

Esempio lampante di come la sabbia possa essere una risorsa strategica per il futuro è il caso di Singapore.
Questo Paese ha una superficie di 714 km² ed il suo territorio attuale è fatto da una sessantina di piccole isole che si sviluppano intorno all’isola principale di Pulau Ujong. Vecchia colonia britannica divenuta Repubblica nel 1965, Singapore si è imposta nel contesto sudasiato come una potenza economica di grande rilevanza, si distingue per una popolazione cosmopolita in veloce crescita. Proprio questa crescita straordinaria è una diretta conseguenza del lodevole sviluppo economico determinato dal fatto che Singapore è diventata il primo importatore mondiale di sabbia. I suoi diretti competitori regionali sono Indonesia, Malesia e Cambogia, tutti importanti fruitori ed esportatori di sabbia. La competizione tra questi Paesi per il controllo delle esportazioni di questo importante prodotto è oramai diventata una vera e propria guerra economica.
D’altronde la sabbia genera un volume di scambi di più di settanta miliardi di dollari americani sui mercati internazionali, tutti i Paesi ne hanno bisogno.

Le ragioni economiche che ne determinano l’importanza sono tre.
In primo luogo la sabbia si è rivelata essere una risorsa molto importante e sempre più rarefatta, di conseguenza il suo valore è diventato sempre più ingente, al punto che i Paesi che la possiedono possono esercitare una pressione forte sugli attori che la cercano.
In secondo luogo, proprio a causa della progressiva rarefazione del materiale, gli attori che cercano di procurarsi la sabbia per costruzioni o espansione territoriale artificiale incrementano l’attività economica dei mercati paralleli.
Infine, da sottolineare è l’impatto ambientale determinato dall’estrazione selvaggia di sabbia sulle spiagge o nei fondali marini che, come hanno dimostrato numerosi studi scientifici, sta danneggiando enormemente il turismo dei Paesi esportatori.
Esempio di questo deficit economico derivato dall’export della sabbia è la Cambogia.

Singapore, consapevole della progressiva rarefazione della sabbia, ha dragato la sabbia senza alcun vincolo ecologico e senza rispettare l’equilibrio delle risorse dei Paesi limitrofi. L’Indonesia ha visto sparire allora venticinque piccole isole del suo territorio e i litorali delle isole limitrofe hanno cominciato a trasformarsi. Perciò la reazione dei Paesi vicini è stata quella di vietare a Singapore di proseguire nella sua attività di dragaggio. A partire dal 2010, Singapore ha optato per un cambiamento di strategia,  procurandosi la sabbia attraverso vie illegali. In partnership con una potente mafia locale, Singapore draga illegalmente la sabbia sui territori dei suoi vicini, ed in modo particolare dalla Cambogia.

Apparentemente Singapore sembra aver perso terreno in questa competizione, perché il suo accesso alla sabbia senza vincoli e poco costoso è venuto meno a seguito delle implicazioni ecologiche. Tuttavia, la sospensione del trasferimento della sabbia a seguito della reazione della Malaysia, dell’Indonesia e della Cambogia non ha fermato Singapore nella sua corsa alla sabbia.
Nessuno degli attori in gioco ha veramente perso o vinto, il caso Singapore ha dimostrato che la guerra economica per la ‘risorsa sabbia’ sarà spietata e strategica nel futuro immediato.

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