mercoledì, Aprile 14

La Russia torna nel Medio Oriente

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Tutti a Mosca, spinti da un’improvvisa passione per l’astronautica ma non solo. Il Salone aerospaziale Maks 2015 ha attirato nei giorni scorsi nella capitale russa il Presidente egiziano Abdel Fattah El Sisi, il re di Giordania Abdullah II e il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti Mohammad bin Zayed al-Nahyan. Poco prima era stata la volta del Ministro degli Esteri saudita, Adel Al Jubeir, giunto per proseguire con il suo omologo Sergej Lavrov un dialogo aperto dal giovane principe Muhammad Bin Salman, futuro erede al trono, presentatosi in giugno al Forum economico internazionale di Pietroburgo mostrando particolare interesse per l’acquisto di armi russe e rompendo così un ghiaccio tra Riad e Mosca che durava da decenni.

Tutti Paesi, quelli arabi rappresentati dai suddetti visitatori, che fino a poco tempo fa erano tradizionalmente e più o meno strettamente legati agli Stati Uniti ma ora sono indotti a guardare anche altrove dalle ennesime bufere, forse senza precedenti, che investono oggi il Medio Oriente. E a guardare in modo così spettacolare proprio alla Russia, attualmente ai ferri corti con gli USA benchè in questo caso il dialogo bilaterale a tutti i livelli non sia mai venuto meno e continui anzi su qualsiasi argomento. Lo prova la concomitante sosta a Mosca di Michael Ratney, inviato speciale americano per la Siria, per informarsi su quanto emerso dai colloqui con gli altri visitatori e consultarsi anche in vista dell’imminente viaggio a Washington di re Salman, il nuovo sovrano saudita finora incontratosi con Barack Obama solo nello scorso gennaio, in occasione dei funerali del predecessore.

Tutto ciò costituisce, comunque e in primo luogo, un successo per il Cremlino, altamente interessato a dimostrare con i fatti, anche se non soprattutto alla propria opinione pubblica, che la crisi dei rapporti con l’Occidente non ha affatto gettato la Russia nell’isolamento internazionale.
Benchè, va rilevato, dalle indagini demoscopiche più recenti risulti che nonostante tutto il risentimento patriottico e la disaffezione ai russi preme soprattutto che si ristabilisca un clima amichevole almeno con l’Occidente europeo.
In secondo luogo, il Cremlino può altresì esibire un successo delle ambizioni russe a riassumere un ruolo di primo piano sulla scena internazionale e risalire ad un rango di grande potenza se non proprio di superpotenza (tenendo peraltro conto che forse nel mondo attuale, per questo o quel motivo, di superpotenze non ne esistono più).

Si tratta, poi, di successi tanto più rimarchevoli, almeno esteriormente, in quanto riscossi in un’area cruciale come il Medio Oriente, nella quale la stessa Unione Sovietica, superpotenza innegabilmente tale, era riuscita a penetrare, esercitare influenza e acquistare clienti solo molto parzialmente, subendo anzi, dopo un avvìo brillante, smacchi alquanto cocenti. E qui, semmai, va annotata l’impressione che i successi potrebbero essere agevolati proprio dal fatto che la principale erede dell’URSS fa meno paura o si presenta meno ingombrante, incombente ed inquietante del defunto colosso comunista, pur essendo in grado di soddisfare minori aspettative.

Passando tuttavia dall’esteriorità alla sostanza e alle prospettive che concretamente si profilano, le cose si complicano alquanto per più cause, a cominciare appunto dal ridotto potenziale economico della Russia odierna, al confronto sia con l’URSS sia con l’attuale concorrenza. Può darsi che la crisi in corso si riveli in qualche modo superabile in tempi non troppo lunghi; per quelli brevi e anche medi il pessimismo è però obbligatorio. Intanto si direbbe che una delle principali motivazioni, se non la principale, dell’attivismo russo nel Medio Oriente sia proprio lo sforzo di cercare rimedi alla crisi economica e di combatterne alcune cause esterne. Il corteggiamento dell’Arabia saudita, l’osso tradizionalmente più duro per Mosca nella regione, mira presumibilmente anche a distogliere Riad dalla politica del petrolio a prezzo basso e finora incessantemente calante che per la Russia è micidiale, mentre il suo duplice obiettivo (parare la concorrenza USA mediante l’estrazione dagli scisti e ostacolare la ripartenza di un altro grande esportatore, l’Iran liberato dalle sanzioni) sembra fallito nel primo caso e politicamente disapprovato da Mosca, finora amica di Teheran, benchè la concorrenza iraniana sul mercato prometta di danneggiare seriamente anche la Russia.

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