martedì, Settembre 21

La Russia reagisce alle sanzioni occidentali 40

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Putin Views Russian Arms On Display At Expo

È stato un caso raro quello in cui il parlamento russo, ampiamente dominato dal presidente Vladimir Putin, ha visto lo svolgersi un dibattito vero e proprio. Si trattava di un nuovo disegno di legge, che secondo i critici sarebbe uno strumento pensato per compensare i magnati russi delle perdite da loro subite a seguito delle sanzioni occidentali.

La norma è stata chiamata “legge Rotenberg“, dal nome di Arkady Rotenberg, miliardario, amico d’infanzia e sparring partner di judo del presidente Putin. Rotenberg, inserito nella lista delle sanzioni degli USA e dell’Unione europea seguite alla crisi ucraina, il mese scorso si è visto sequestrare i suoi beni per circa 30 milioni di euro, comprese ville in Sardegna e un hotel di lusso a Roma, dalla Guardia di Finanza italiana.

Rotenberg ha negato di essere collegato in alcun modo con la proposta di legge formulata dai membri del partito Russia Unita, il principale partito del Cremlino e che controlla la Camera bassa. Ha denunciato l’azione delle autorità italiane come illegittima e ha detto che i suoi avvocati sarebbero ricorsi in appello, ma ha negato l’intenzione di chiedere alcun compenso a carico del bilancio dello Stato russo. Ma i critici del disegno di legge sostengono che questo darebbe a Rotenberg e ad altri magnati collegati al Cremlino il diritto di rivendicare milioni di dollari di danni a carico del bilancio russo, recentemente già esposto a crescenti pressioni dal peso delle sanzioni occidentali e dai crolli subiti dai prezzi del petrolio a livello globale.

Comunisti, socialisti e nazionalisti, nominalmente all’opposizione, ma che di solito votano in linea con i desideri del Cremlino, hanno inscenato un insolito spettacolo di malcontento, la scorsa settimana, quando il disegno di legge è stato presentato alla discussione. Hanno sostenuto che il risarcimento a vantaggio di alcuni degli uomini più ricchi della nazione, legato ai loro beni all’estero ma fatto con il denaro dei contribuenti, sarebbe un segnale sbagliato per i russi, i quali stanno ugualmente soffrendo l’impatto delle sanzioni occidentali, dato che i prezzi al consumo sono saliti alle stelle.

Il desiderio del governo di compensare i ricchi per i loro conti bancari e le loro ville di lusso in Occidente farebbe infuriare tutti gli elettori, che lottano per sbarcare il lunario, hanno detto i critici. Molti hanno sottolineato che il bilancio, che già prevede un deficit per l’anno prossimo, non avrà fondi per sopportare queste compensazioni costose.

Il governo, guidato dal primo ministro Dmitry Medvedev, si era inizialmente espresso contro il nuovo disegno di legge con una lettera, all’inizio dell’anno, in cui dichiarava che la misura sarebbe in contraddizione sia con le leggi nazionali, sia con gli obblighi internazionali della Russia. La lettera, però, è stata poi sconfessata e sostituita da una dichiarazione di sostegno.

Nonostante questo brusco voltafaccia, alcuni membri del governo restano contrari. La scorsa settimana, in parlamento, il ministro dell’Economia Alexei Ulyukayev ha detto che la legge di compensazione potrebbe solo incoraggiare la fuga di capitali, in drammatico aumento e che si prevede raggiunga i 100 miliardi dollari entro quest’anno.

Le discussioni sul disegno di legge sono un riflesso delle divisioni esistenti nell’apparato burocratico russo su come si possa rispondere alle sanzioni USA-UE relative all’Ucraina, che hanno inferto un danno significativo all’economia russa spaventando gli investitori, accelerando il crollo del rublo e danneggiando le principali banche statali e le aziende che operano nel mercato internazionale dei capitali.

Alcuni membri del circolo ristretto di Putin hanno apertamente spinto per un sostegno dello Stato a compensazione dei danni. Igor Sechin, socio di lunga data di Putin e che guida la più grande compagnia petrolifera russa controllata dallo Stato, la Rosneft, aveva già esortato il governo a realizzare un piano di salvataggio di 45 miliardi di dollari, somma colossale che corrisponde ai debiti della società. Rosneft e altre importanti aziende russe colpite dalle sanzioni non possono più sostenere i loro debiti conseguenti ai prestiti acquisiti dagli Stati Uniti e dai mercati europei.

Alcuni funzionari del governo hanno reagito con rabbia alle richieste di Sechin, dicendo che il bilancio dello Stato non può permettersi un piano di salvataggio così enorme e invitando piuttosto la Rosneft a ridimensionare il suo programma di investimenti. Il problema, però, è rimasto irrisolto e molti osservatori pensano che alla fine Sechin possa averla vinta. Altri soggetti vicini a Putin, colpiti dalle sanzioni, probabilmente si salveranno grazie a sussidi statali o con nuovi vantaggiosi ordinativi, che permetterebbero loro di compensare i danni, con o senza il nuovo disegno di legge.

Potrebbe darsi che il vero obiettivo del disegno di legge sia quello di aumentare la pressione verso l’Occidente, creando  uno strumento giuridico formale per la confisca dei beni occidentali. Infatti, il disegno di legge dice senza mezzi termini che lo Stato russo può confiscare le attività estere per compensare i pagamenti, a carico del bilancio, a vantaggio dei soggetti danneggiati dalle sanzioni occidentali. La norma afferma che anche le attività estere protette da immunità diplomatica potrebbero essere confiscate.

Il ministro delle finanze russo Anton Siluanov ha minimizzato l’onere potenziale che la legge potrebbe porre sul bilancio, dicendo che l’importo del risarcimento sarà oggetto dell’ordinanza di un tribunale e potrebbe essere inferiore alle rivendicazioni dei querelanti.

Alcuni osservatori ritengono che la ratio della legge sia quella di mettere sotto pressione l’Occidente per scoraggiare ulteriori sanzioni. Il Cremlino può sperare che le società occidentali, che possiedono beni per un valore di decine di miliardi di dollari in Russia, scoraggino i loro governi circa l’aumento delle pressioni su Mosca.

Mentre il cessate il fuoco in Ucraina orientale è tuttora fragile e la prospettiva di sanzioni occidentali ancora più pesanti non smette di incombere, gli oligarchi russi colpiti dalle sanzioni hanno iniziato a ristrutturare le loro proprietà. In una di tali ristrutturazioni, il figlio di Rotenberg ha acquistato le quote di proprietà del padre e dello zio attraverso una società finlandese che possiede un palazzetto dello sport a Helsinki. Ha negato che il cambio di proprietà fosse legato alle sanzioni. Rotenberg senior, a sua volta, ha anche deciso di uscire da una società di sviluppo, con una mossa apparentemente finalizzata ad aprire la possibilità – per la società stessa – di prendere denaro in prestito dai mercati occidentali.

Anche Gennady Timchenko, un altro amico di lunga data di Putin colpito dalla prima ondata di sanzioni occidentali, poco dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, nel marzo scorso, ha fatto qualcosa di simile. Un giorno prima che il suo nome comparisse nella lista delle sanzioni statunitensi, ha venduto la sua partecipazione a Gunvor, una società con sede in Svizzera, la quarta società più grande del mondo tra quelle che commerciano in petrolio, al suo vecchio socio. Gunvor non ha subito alcuna sanzione.

Traduzione di Valeria Noli

 

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