giovedì, Dicembre 2

La Russia non finanzierà il Burundi field_506ffbaa4a8d4

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La debolezza dell’alleanza con la Russia mette in difficoltà un’altra Nazione amica del regime di Nkurunziza: la Francia. Sotto influenza di Parigi, la Commissione Europea sta studiando la possibilità di siglare un accordo commerciale con il Burundi, nonostante le sanzioni economiche applicate causa la situazione dei diritti umani nel Paese africano. Lo scorso 5 luglio la Commissione per il Commercio Internazionale del Parlamento Europeo ha dato il suo parere favorevole per la firma di tali accordi di cui testo deve essere sottoposto in settembre al voto del Parlamento Europeo. Il dibattito di settembre sembra presentarsi assai complicato. Viva l’opposizione del Belgio. «Esiste un vero e proprio problema di coerenza politica», afferma la deputata socialista belga Marie Arena, la quale ha domandato alla Commissione Europea di annullare la firma del partenariato economico con il Burundi in quanto Paese sottoposto a sazioni europee a seguito delle numerosi e inaudite violazioni dei diritti umani.

Secondo quanto riportato da ‘Radio France Internationall’opposizione belga é determinata a impedire che gli accordi commerciali europei servino a sostenere regimi autoritari che violano i diritti umani. Secondo il Belgio il commercio deve essere un mezzo per aiutare lo sviluppo economico di un Paese, ma anche il rafforzamento della democrazia. L’approvazione dell’accordo contrasta, inoltre, con la Convenzione di Cotonou, firmata nel 2000, che pone il rispetto dei diritti umani come caposaldo fondamentale degli accordi commerciali tra Unione Europea e Paesi terzi. Lo scorso marzo l’inchiesta della UE aveva concluso che il Governo burundese aveva violato i principi di Cotonou.

Marguerite Barankitse (Mama Maggie) ha lanciato un appello alle Corte Penale Internazionale perchè intervenga contro Pierre Nkurunziza per crimini contro l’umanità. «I crimini di Nkurunziza sono conosciuti quindi nessuno può dire di non essere al corrente. Noi li denunciamo continuamente. É un anno che li denunciamo ed é un anno che il regime continua ad uccidere. Per salvare il Burundi occorre portare questi criminali presso il tribunale internazionale dell’Aia», afferma Mama Maggie. Secondo le ultime denunce della Società Civile burundese, dall’inizio del 2016 sarebbero già 8.000 le persone fatte sparire dall’apparato repressivo del regime FDLR-CNDD. Inoltre, continuano le esecuzioni extra giudiziarie di decine di civili (per una media registrata di 50 vittime al giorno), per la maggioranza di estrazione sociale tutsi. Dato che conferma il genocidio occultato in atto nel Paese.

Le attività repressive del regime sono alla base di un rapporto pubblicato lo scorso 7 luglio dall’associazione americana Human Rights Watch. Secondo questo rapporto, i servizi segreti burundesi, in collaborazione con la Polizia e le milizie genocidarie Imbonerakure, hanno torturato e ucciso centinaia di oppositori presso le loro caserme e in località segrete trasformate in mattatoi. Queste attività di sterminio sarebbero in drammatico aumento.

Il portavoce delle Nazioni Unite Stéphane Dujarric ha riferito che il contingente burundese dei Caschi Blu ha commesso gravi aggressioni contro civili e violenze sessuali su minori nella regione centrale di Kemo, Repubblica Centrafricana. Dujarric lascia intendere che le Nazioni Unite potrebbero chiedere il rimpatrio del contingente burundese della missione di pace in Centrafrica come misura disciplinare.

Anche la Francia, fedele alleato di Nkurunziza, è in difficoltà sul fronte africano: la Magistratura e il Parlamento francesi hanno attaccato la politica di France-Afrique. Il Parlamento ha varato una legge contro articoli e saggi negazionisti che tentano di riscrivere la storia dei crimini contro l’umanità. Ora l’operato dei negazionisti é considerato reato punibile con un anno di reclusione e 45.000 Euro di multa. Un duro colpo sulle attività di propaganda della Cellula africana all’Eliseo che utilizzava pseudo ricercatori universitari (tra cui alcuni italiani) per negare il genocidio ruandese del 1994 e quello in corso nel Burundi. Mercoledì 6 luglio la Corte di Parigi ha condannato all’ergastolo Octavien Ngenzi (58 anni) e Tito Barahira (64 anni) per crimini contro l’umanità compiuti durante il genocidio in Rwanda. I due ex gerarchi del regime HutuPower del Presidente Juvenal Habyrimana sono responsabili del massacro di 2.000 tutsi nel villaggio di Kabarondo. Massacro avvenuto all’interno della chiesa del villaggio con la complicità del clero cattolico locale.

 

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