giovedì, Agosto 5

La Russia non è un Paese per piccole (e medie aziende) Grosse corporation ed oligopoli fagocitano e spingono fuori dalla competizione le piccole aziende rendendo quasi impossibile lo sviluppo del piccolo e medio business

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Se vi capitasse di mangiare in un ristorante a Mosca o decideste di prendere un caffè nel centro città, con tutta probabilità mangereste in un ristorante della Rosinter Holding o sorseggereste il vostro caffè in un bar di Shokoladnitsa o Coffeehouse. Non sono solo i settori ad alta intensità di capitale o quelli tecnologicamente evoluti a fare gola ai grandi agglomerati, ma anche dove in Europa siamo abituati a vedere piccoli imprenditori o ditte a conduzione familiare, in Russia troviamo spesso intrecci societari e rilevanti capitali. Le grosse corporation si spartiscono quasi tutto, trasferendo capitali con estrema disinvoltura dal settore agricolo a quello assicurativo, dall’abbigliamento alle lavanderie, dalle banche ai negozi di fiori, dal settore oil & gas alle profumerie.

Alcuni settori, quelli cruciali per l’economia, sono nelle mani dello Stato, altri invece controllati spesso da oligarchi che hanno saputo muoversi in passato ed adesso continuano ad intrecciare rapporti giusti e relazioni appropriate. In Russia non vi sono imprenditori come siamo abituati a conoscerli in Europa, ma funzionari pubblici onnipotenti, businessmen ed oligarchi con decine di società spesso con sedi e filiali all’estero nei paradisi fiscali.

Nella lista World’s Biggest Public Companies di Forbes compaiono una trentina di aziende russe; le più rilevanti in mano pubblica, tra cui Sberbank e VTB nel settore finanziario, che da sole detengono quasi il 50% del mercato bancario e Gazprom e Rosneft nel settore oil & gas.

Gazprom è la più grossa azienda della Federazione, con un fatturato di 90 miliardi di dollari ed un valore degli assets di 265 miliardi, opera principalmente nel settore gas: esplorazione, produzione, trasporto, stoccaggio, lavorazione e vendita. Detiene le più grandi riserve di gas naturale al mondo. Proprietaria di una delle principali banche della Federazione, Gazprombank. Personaggio di riferimento è Alexey Miller, nato a San Pietroburgo e già personaggio di spicco del comitato per le relazioni esterne sotto Vladimir Putin nel Municipio di San Pietroburgo, da quasi un ventennio amministratore delegato della compagnia.

Rosneft è invece operativa nell’altro settore di rilevanza strategica, quello del petrolio e dopo l’acquisizione di TNK-BP è divenuta la più grande compagnia petrolifera mondiale quotata. Rosneft estrae e raffina principalmente in Russia, ma rilevanti anche gli investimenti esteri con un portafoglio estremamente diversificato in termini geografici: Venezuela, Cuba, Brasile, Norvegia, Germania, Italia, Mongolia, Kirghizistan, Turkmenistan, Georgia, Armenia, Bielorussia, Ucraina, Egitto, Mozambico, Iraq, Nord America, Cina e Far East. Anche Rosneft naturalmente ha le proprie banche nella Federazione: Peresvet e Russian Regional Development Bank. Figura di riferimento è Igor Sechin, anche lui nato a San Pietroburgo ed anche lui nei primi anni ’90 nel municipio della ex Leningrado a capo dello staff di Vladimir Putin.

Rosneft è comunque divenuta il gigante che conosciamo non tanto grazie agli investimenti effettuati all’estero, ma soprattutto dopo alle acquisizioni fatte in patria: Yukos e Bashneft. Ambedue le acquisizioni effettuate dopo arresti eccellenti: quella di Mikhail Khodorkovsky già proprietario della Yukos condannato per appropriazione indebita e frode fiscale e quella più recente, del 2016, di Vladimir Yevtushenkov, proprietario del gruppo AFK Systema, un conglomerato economico con interessi nella finanza, nelle telecomunicazione e nel petrolio. L’acquisizione di Bashneft da parte Rosneft ha fatto anche un’altra vittima eccellente, l’allora ministro dell’economia Alexey Ulyukayev, anche lui arrestato, nel 2016 e condannato per corruzione ad otto anni di carcere duro.

Gazprom e Rosneft, Miller e Sechin, aziende chiave e personaggi rilevanti. Meno appariscente Miller, più spavaldo Sechin, che nel corso del processo ad Ulyukayev, seppur chiamato più volte a testimoniare, ha deciso di non partecipare perché aveva altri impegni.

In Europa il tema della presenza delle multinazionali nel mercato è indubbiamente un tema sensibile, ma se in Europa la libera iniziativa economica è ancora centrale e nonostante il potere delle multinazionali, un piccolo imprenditore può ancora ritagliarsi il proprio spazio nel mercato, in Russia sono invece le corporation e gli oligopoli, orizzontali e verticali, pubblici e privati, a governare il mercato. Abbiamo già accennato al settore della ristorazione, in cui operano grandi corporation come Rosinter Restaurants Holding che gestisce più di 250 ristoranti e spazia tra pizzerie e ristoranti giapponesi e dal 2008 quotata anche al MICEX di Mosca; il Gruppo Novikov che opera dal 1991 e gestisce ristoranti di alto livello soprattutto nella capitale, ma è proprietario anche di una televisione, una società di catering, una rete di negozi di fiori, salumerie ed agenzie immobiliari; il gruppo Ginza Project proprietario di un centinaio di ristoranti in Russia; Shokoladnitsa con ha una rete di quasi 500 punti vendita, di cui oltre 200 a Mosca; Coffeehouse, presente con un centinaio di caffetterie soprattutto nella capitale e San Pietroburgo, dapprima indipendente, dopo alcuni problemi finanziari è stata inglobata nella rete di Shokoladnitsa.

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