mercoledì, Settembre 29

La Russia guarda alla 'quarta sponda'

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I recenti soggiorni di Xi Jinping in varie capitali del Medio Oriente compreso Il Cairo lasciano prevedere che Pechino non si farà scoraggiare da simili scacchi e si accinge semmai a trarre profitto non solo economico dal generale sconvolgimento della regione anche in concorrenza con amici. In questo quadro, non sorprenderebbe se l’attenzione cinese fosse nuovamente richiamata dalla stessa Libia.

Per ora, comunque, i riflettori sono attratti soprattutto dalla Russia. In Libia e intorno ad essa si è creata un situazione propizia ad un suo intervento del tipo di quelli sinora vivacemente rimproverati all’Occidente. Una situazione diversa da quella siriana perché Mosca, qui, affianca l’Egitto nel sostenere il Governo di Tobruk riconosciuto come legittimo dalla comunità internazionale, mentre quello islamista di Tripoli fruisce del patrocinio, in particolare, della Turchia e del Qatar.

In altri termini, si prospetta anche nel Nordafrica il rischio di uno scontro tra Mosca ed Ankara, qualora il faticoso accordo tra i Governi rivali per dare vita ad un potere unitario si rivelasse davvero impraticabile come potrebbe facilmente accadere. In questo caso, però, anche la convergenza tra Russia e Occidente potrebbe essere messa in discussione malgrado l’apparente condivisione dell’obiettivo di liberare la Libia dal terzo protagonista della guerra civile, il jihadismo dell’ISIS o in altra versione, insieme a quello di pacificare il Paese e ripristinarne l’unità statale.

Mosca, probabilmente, non è smaniosa di assumere ulteriori impegni militari all’estero in aggiunta a quelli in Ucraina e Siria, mentre imperversa la crisi economica. La convenienza della partecipazione ad un’operazione collettiva sulla sponda meridionale del Mediterraneo sembrerebbe però evidente alla luce degli obiettivi dichiarati o presumibili della strategia estera russa. Ad ogni buon conto, Mosca si è mostrata disponibile in linea di massima, per bocca del suo ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, anche per interventi unilaterali in risposta a richieste ricevute, pare ripetutamente nello scorso anno, da Matteo Renzi, e recentemente da Abdullah al Thani, capo del Governo di Tobruk.

Si tratta, soprattutto per quanto riguarda il Premier italiano, di gesti miranti a sollecitare indirettamente mosse ritenute sempre più urgenti da parte degli alleati occidentali, e sia pure in chiave di apertura ad una partecipazione russa. Il tutto, comunque, mettendo alla prova le effettive intenzioni e pulsioni di Mosca in una situazione che rimane molto complessa, mutevole ed anche confusa, come indicano voci non confermate né smentite che danno reparti russi già in territorio libico in vista di operazioni coordinate con reparti della NATO.

 

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