venerdì, Settembre 17

La Russia guarda alla 'quarta sponda'

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La Libia, comunque, non è per Mosca solo una carta da giocare strumentalmente sui tavoli della diplomazia e in sede propagandistica. Esistono anche specifici motivi di interesse come la posizione del Paese nel centro del Mediterraneo, dove la Russia sta ricostruendo una presenza e potenza navali già sfoderate a suo tempo dall’URSS in aperta sfida al predominio della Sesta Flotta americana.

Per difendere la base di Tartus in Siria (cui se n’è aggiunta adesso una aerea) Mosca è scesa sul sentiero di guerra, ma ciò nonostante l’esito finale del conflitto locale come degli altri in corso nel Medio Oriente è tutto fuorchè scontato, per cui la ricerca di eventuali alternative, o raddoppi, rimane probabilmente all’ordine del giorno.

Da circa un anno la Russia ha ritrovato, è vero, un vecchio amico nell’Egitto del generale Al Sisi, un ben più grosso calibro della Libia, la cui amicizia però, anche a causa della sua dimensione, non resterà probabilmente priva di contrappesi e potrebbe anche rivelarsi passeggera. L’avvento di una dittatura militare repressiva al Cairo ha indisposto gli Stati Uniti agevolando il ‘flirt egiziano’ con Mosca, ma non è affatto escluso che Washington riesca a turarsi il naso per ristabilire un legame di tutto rispetto né che svanisca l’impressione di un progressivo disimpegno USA dal Medio Oriente in generale.

Un altro motivo dell’interesse russo per la Libia è naturalmente il petrolio, anche se essa non figura ai primissimi posti tra i produttori mondiali. Del suo ‘oro nero’ la Russia non ha certo bisogno, ma solo in quanto paese produttore rientra in una categoria con i cui membri Mosca ha sempre curato i rapporti.

Tra l’altro, proprio un libico, Abdallah El-Badri, funge attualmente da segretario generale dell’OPEC, organizzazione con la quale i responsabili politici ed economici russi si sforzano oggi più che mai di concordare rimedi al catastrofico deprezzamento del greggio che a rigore dovrebbero premere a tutti.

E c’è infine la Cina, partner ed amica (ma non formalmente alleata) alla cui irradiazione planetaria Mosca guarda malgrado tutto con qualche trasparente sospetto e preoccupazione, verosimilmente destinati a crescere almeno fino a quando la Russia non troverà il modo di uscire dalla sua ennesima crisi economica. Anche l’economia cinese attraversa oggi una fase difficile, che non impedisce però a Pechino di insistere nella penetrazione in tutti i possibili mercati indipendentemente dal loro colore politico.

In Libia la Cina era già presente ancor più della Russia e più della Russia è rimasta perciò scottata dal crollo del regime di Gheddafi e dal susseguente caos conflittuale. A quel regime aveva fornito anche armi astenendosi però, come già accennato, dal porre il veto ai bombardamenti franco-britannici. Fu invece costretta ad evacuare su due piedi oltre 30 mila tecnici e lavoratori vedendo sfumare contratti per 4 miliardi di dollari.

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