domenica, Agosto 1

La Russia guarda alla 'quarta sponda'

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Direttamente o indirettamente, di buon grado o per forza, per sistemare in qualche modo la Libia bisognerà fare i conti anche con il Cremlino. Dopotutto la distanza di Tripoli o Bengasi da Mosca è parecchio inferiore a quella da Washington e già oggi, del resto, non mancherebbero buoni motivi per prendere in considerazione anche quella da Pechino.

L’interesse russo per l’ex ‘quarta sponda‘ di Giovanni Giolitti e Benito Mussolini è di vecchia data. Appena finita la seconda guerra mondiale, la disfatta inflitta alla Germania nazista incoraggiò Stalin a chiedere un mandato fiduciario per l’amministrazione temporanea della più giovane tra le ex colonie italiane in Africa, simile a quello assegnato dall’ONU alla stessa Italia, un po’ vinta e un po’ vincitrice nel conflitto, per la Somalia.

Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt preferirono non accontentarlo anche se la ‘guerra fredda’ tra Est e Ovest non era ancora scoppiata a tutti gli effetti. Già non ne mancavano tuttavia le avvisaglie. L’Unione Sovietica stava imponendo regimi comunisti in tutta l’Europa centro-orientale e non rifuggiva da tentazioni espansioniste neppure in Asia.

Dell’Africa cominciò ad occuparsi attivamente più tardi, dopo l’avvento al Cremlino di un Nikita Chrusciov, meno guardingo del suo predecessore benchè programmaticamente proteso alla ricerca di una convivenza, pacifica ma gagliardamente competitiva, con gli avversari capitalisti. Uno dei primi successi nel corteggiamento del cosiddetto ‘Terzo Mondo’ in via di decolonizzazione i successori di Stalin lo ottennero proprio nei pressi della Libia, mettendo un piede nell’Egitto guidato da un ambizioso leader panarabo, il colonnello Gamal Abdel Nasser, e stabilendo con esso un legame che rimase saldo, benchè non esclusivo, per quasi due decenni.

La Libia, divenuta indipendente, ci mise più tempo del vicino orientale a sbarazzarsi di un proprio sonnecchiante signorotto, ma non tardò ad emulare i dirigenti del Cairo grazie all’irruzione sulla scena addirittura mondiale di un altro colonnello, non meno irrequieto e anzi ancor più scalpitante e scomodo per tutti: Muammar Gheddafi.

Proprio per questa peculiarità del suo nuovo leader, destinato a capeggiarla per quasi mezzo secolo, la piccola (per popolazione) Libia allacciò così con l’URSS, più durevolmente dell’Egitto, rapporti importanti sotto vari aspetti, ma senza che le molteplici convergenze si traducessero mai in vera e propria alleanza, a differenza di ciò che spesso si scrive o dice adesso.

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