lunedì, Settembre 27

La Russia esce dalla Stazione Spaziale Internazionale, l’Italia che ne pensa? Si sta prospettando un nuovo quadro che costituirà l’essenza dell’esplorazione umana dello spazio per i prossimi anni mentre in Italia non è chiaro se la risposta sia di competenza di Asi o del Comint

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La solennità di una porta è uguale quando si apre una reggia, un’officina o un laboratorio. E così è stato quando si è schiuso il portello della Stazione Spaziale, una volta agganciata la navetta Crew Dragon della SpaceX al modulo Harmony che separa gli ambienti pressurizzati dal nulla atmosferico. E deve essere stato toccante il saluto dei nuovi arrivati di Expedition 65 con i sette occupanti dell’avamposto orbitante. Con Robert Shane Kimbrough, comandante e Megan McArthur della Nasa e Akihiko Hoshide, dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa, è stato a bordo della navetta americana il primo astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea. È Thomas Pesquet, ingegnere e pilota, alla sua seconda missione.

A fare gli onori di casa di un ambiente abitato costruito per il 60% dall’Italia è stata la comandante Shannon Walker, Michael Hopkins, Mark Vande Hei e Victor Glover della Nasa, il giapponese Soichi Noguchi della Jaxa e i cosmonauti Oleg Novicki e Pëtr Dubrov della Roscosmos. Per completezza del programma, diciamo che il 28 aprile, quattro astronauti della Crew 1 rientreranno a Terra a bordo di Sojuz e il giapponese prenderà il comando della Stazione Spaziale che poi a ottobre passerà il testimone al francese.  

Uno dei principali esperimenti che saranno condotti è lo studio degli effetti dell’assenza di peso sulle cellule staminali del cervello, con particolare attenzione all’invecchiamento. Quindi un’operazione di grande interesse per la missioni di lunga durata, ovvero quelle che porteranno alcuni esemplari degli abitanti del pianeta Terra su altri mondi. 

Sul piano dei vettori, questo è il terzo lancio spaziale del gruppo di Elon Musk. Il primo è stato quello del 17 novembre che ha rimesso gli americani sui propri mezzi nello spazio dall’epoca dello Space Shuttle provocando molto nervosismo a Mosca e minacce poco celate di ritorsioni per aver infranto un monopolio che sembrava dovesse durare in eterno.  

Ma le agitazioni dell’ex impero sovietico agitano mari in tempesta. Mentre gli astronauti a bordo della SpaceX si installavano in quella che con troppa enfasi viene definita la ‘casa comune’, come riporta Agenzia Italia, in molti sulla Terra si sono chiesti quale sia il destino di questa infrastruttura ingegneristica che è stata un po’ il college tecnologico di tutto il mondo industrializzato, Cina esclusa.  

L’opera è colossale, lo sappiamo bene. La Stazione Spaziale Internazionale è una piattaforma scientifica che si muove in orbita terrestre bassa, come gestione di progetto congiunto di cinque diverse agenzie spaziali: Nasa, la russa RKA, l’ESA, la JAXA e la canadese CSA-ASC. Il costo totale è stato stimato in 100 miliardi di euro in 30 anni. La proprietà e l’utilizzo della stazione spaziale sono stabiliti in accordi intergovernativi che consentono alla Federazione russa di mantenere la piena proprietà dei suoi moduli. 

La struttura misura oltre cento metri e viaggia a una velocità media di 27.600 km/h, completando 15,5 orbite al giorno e viene mantenuta in orbita a un’altitudine compresa tra 330 e410 km. dal livello del mare. La costruzione della ISS è iniziata a partire dal 1998 e dovrebbe restare in funzione fino al 2024, data prevista per il raggiungimento degli obiettivi scientifici, per poi essere smantellata, deorbitata o riutilizzata parzialmente entro il 2028. 

Ma recentemente la Russia, per voce di Dimitry Rogozin, capo di Roscomos, ha manifestato l’intenzione di allontanarsi definitivamente dal progetto e di realizzare una stazione orbitante esclusivamente russa entro il prossimo decennio. Come ha dichiarato Umberto Guidoni a AGI:«La notizia della separazione della Russia dal progetto della Stazione spaziale internazionale rappresenta il segnale della fine di un’era di collaborazione iniziata molto tempo fa». Guidoni, lo ricordiamo, è stato il primo astronauta europeo a entrare nella Stazione e ha partecipato a due missioni della Nasa a bordo dello Spase Shuttle. «Anche per il futuro dell’esplorazione spaziale –ha sostienuto l’astronauta italiano- sembra che ci saranno degli spostamenti negli equilibri internazionali, con le agenzie spaziali russa e cinese da un lato e la Nasa con i partner europei, giapponesi e canadesi che si dedicheranno a progetti differenziati». 

Però ci sembra preoccupante una spaccatura in un momento così difficile per l’umanità. Se la penetrazione cinese in tutti i campi è mal vista dal mondo occidentale che vede lo sfilacciarsi di alcune certezze, lo sappiamo, fondate sul nulla, un accordo tra Russia e Cina potrebbe rappresentare un pericolo ancora più serio per qualsiasi dimensione scientifica e industriale perché, inutile negarlo, le difese sociali e lavorative in quel pezzo di mondo rotondo dove comunque esiste un est e un ovest, sono piuttosto fosche. Pertanto la variabilità dell’incidenza del costo del lavoro potrebbe mettere in ginocchio l’intero comparto lavorativo del pianeta.  

Commenta ancora Guidoni: «I dispositivi e le conoscenze derivanti dalle missioni verso la Luna hanno portato a una drastica accelerazione nello sviluppo tecnologico e questo forte legame tra l’innovazione e la ricerca spaziale, che secondo me rappresenta la punta di diamante della ricerca scientifica, è ancora oggi molto forte e significativo». 

Ora, secondo ‘Le Formiche’, nel 2021 dei 671 milioni di euro che Esa spenderà, gran parte dei fondi saranno impiegati per la ISS. Marcello Spagnulo, che ha firmato l’articolo sulla testata diretta da Flavia Giacobbe, sostiene che “si sta prospettando un nuovo quadro che costituirà l’essenza dell’esplorazione umana dello spazio per i prossimi dieci/vent’anni e che sta assumendo esplicite forme di confronto tattico tra le tre superpotenze in cui la posta in gioco non è solo militare, ma anche economica. Per gli Stati europei -continua Spagnulo- la sfida va oltre la Stazione ma traguarda anche un ruolo geopolitico al pari di quanto avviene per l’industria dell’intelligenza artificiale, del 5G o della farmaceutica, solo per citare alcuni settori strategici”. 

A questo punto sarebbe interessante conoscere la posizione dell’Italia. In questo stravolgimento e nonostante una legge di circa due anni fa, non abrogata a quel che sembra, definisca con una certa precisione i perimetri decisionale delle attività spaziali italiane, non è chiaro se la risposta sia di competenza di Asi o del Comint. O di nessuno dei due.

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