giovedì, Maggio 19

La Russia è Europa, la NATO no Mai come oggi, la proposta di Macron, condivisa da Draghi, di una difesa europea sarebbe il mezzo più saggio per porre argine allo scivolamento della politica 'occidentale' nella 'guerra di religione' contro la Russia

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Avevo indicato in tre i punti salienti del discorso di Mario Draghi al Parlamento sulla posizione e le iniziative italiane con riferimento alla situazione in Ucraina. Dopo aver visto come Draghi abbia presentato la questione della fornitura delle armi all’Ucraina e al fatto che siamo in guerra contro la Russia; e come il premier abbia impegnato l’Italia a non riconoscere confini disegnati con la forza; oggi vengo al terzo e ultimo dei punti salienti. Lo riporto letteralmente: «La esplicita affermazione del ruolo dell’Europa in quanto ente terzo sia rispetto ai contendenti, che rispetto alla NATO».
Potrebbe forse essere la cosa più importante in prospettiva tra le cose dette da Draghi, perché
è un punto che serve a costruire il futuro, non solo e non tanto dell’Italia, quanto dell’intera Europa.

 

La NATO, come è noto, è una organizzazione, molto complessa, di ‘difesa’ dell’Europa e degli USA … dalla Unione Sovietica, dai ‘comunisti’, dall’orso russo, e, in specie di ‘difesa’, dalla capacità militare russa. Realizzata, però, puntando missili, bombardieri, sommergibili, ecc… contro la Russia.
Attenti, non sto dicendo che la Russia non lo faccia e non lo abbia fatto. Né sto cercando di dire che la Russia lo abbia fatto a sua volta in reazione alla aggressività statunitense. Insomma, non sto cercando di dire chi ha agito per primo in questa direzione: nella politica internazionale, non diversamente che nei conflitti coniugali, l’unica cosa da non fare è c cercare chi abbia colpito, agito per primo.
La storia degli anni dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, è stata la storia di un conflitto continuo, fatto di continue provocazioni e conseguenti escalation, con al centro la NATO, l’organizzazione voluta e controllata dagli USA, in opposizione alla proposta europea francese -che fu in pratica lasciata morire, pure se mai esplicitamente combattuta- di creazione di una organizzazione di difesa europea -a prescindere da una eventualmente più ampia come la NATO-, che fu in qualche modo sostituita da qualcosa di meno bellicoso, e cioè dall’attuale Unione Europea.
È un dato di fatto, non per nulla ricordato a mezza bocca da Draghi, che la NATO, non solo si è trasformata, o semplicemente comportata come una organizzazione aggressiva nei confronti della Russia -della debolezza della quale cercava di approfittare, data la natura continentale della Russia (ne ho già parlato)- ha fatto di più, specie dopo lo scioglimento della Unione Sovietica, è diventata il braccio armato di un non meglio identificatoOccidente‘, che poi si riduce agli USA. E quindi, come ho detto qualche giorno fa con una certa ironia, è diventata una sorta di organismo di fornitore di mercenari nelle varie occasioni in cui il cosiddetto Occidente ha agito militarmente e largamente fuori dell’Europa. A suo tempo se ne discusse, quando agì nei Balcani, e poi in molte altre situazioni, dalla Somalia, all’Iraq, all’Afghanistan.
Insomma, la NATO è ormai da tempo un organismo, dal punto di vista dell’Europa, difficile da accettare, costoso, ma specialmente molto, troppo ingombrante. Espressione proprio di ciò che secondo l’On. Piero Fassino sarebbe l’idea della Russia: il mantenimento o l’allargamento della propria sfera di influenza. Certo concetti vecchi, risalenti alla Conferenza di Yalta, quando il mondo fu, sì, diviso in sfere di influenza, ma su proposta e con la partecipazione occidentale: Churchill e Roosvelt.

 

Del resto, basta aprire una carta geografica dell’Europa, per vedere quanti Stati e quanti territori sono più o meno strettamente legati agli USA, e quanti alla Russia. La differenza è abissale. E le carte geografiche, direi, non le guardo solo io, ma anche i russi, e quindi Vladimir Putin. Che si è posto da tempo il problema serissimo dell’accerchiamento del proprio territorio da parte della NATO, trovandosi i confini irti di missili puntati contro Mosca.
Che poi la distruzione del mondo possa avvenire anche grazie a missili situati molto più lontani, è altro discorso, e attiene alla follia per la quale queste due ‘grandi potenze’ sono in grado, in pochi minuti, di distruggere il mondo intero qualcosa come dieci volte! È chiaro, perciò, che un missile più vicino o più lontano non cambia gran che. E infatti diventa una questione di principio e di sensibilità umana, per così dire.
Putin ha deciso, sostanzialmente ho l’impressione per motivi di prestigio e di collocazione internazionale, di fermare l’accerchiamento della NATO (militarmente molto poco rilevante) e di fare vedere che ormai la Russia non è più nella crisi in cui la si dipinge.
È del tutto evidente, infine, che una eventuale futura guerra, si combatterebbe in Europa, necessariamente, se non altro perché prima di arrivare nelle Americhe, la Russia dovrebbe consolidarsi in Europa.
Ho scritto ‘una eventuale futura guerra’ … eventuale? Eccola, invece. Ecco in Ucraina la prova generale di quello che potrebbe accadere in Europa, se il conflitto di principio e di potenza tra USA e Russia continuerà nei termini in cui oggi è.
Dove, tra l’altro, essendo -permettetemi di dirlo chiaramente- l’Europa molto più matura civilmente degli USA, dell’orso russo in Europa si parla con un minimo di sorriso indulgente. Fuori dagli scherzi, diciamo la verità (quella che certi giornalisti non amano fare dire a Luciano Canfora) la Russia è Europa  -ripeto, è Europa. La cultura russa, vive e ha vissuto di cultura europea, in Russia si parlava francese, i russi viaggiavano continuamente in Europa e gli europei in Russia. Gli americani, come amano chiamarsi, no!

 

In Europa (certo con qualche maggiore difficoltà oggi) l’idea della Russia è molto meno terrificante e radicalmente negativa di quanto non sia in USA e, forse, in Gran Bretagna.
Mai come oggi, perciò, la proposta di Emmanuel Macron, non per nulla condivisa da uno dei pochi uomini politici intelligenti in Europa, Mario Draghi, sarebbe se non l’unico, il mezzo più saggio per porre un argine allo scivolamento della politicaoccidentalenellaguerra di religionecontro la Russia. Che, permettetemi di avanzare questa ipotesi, ha finora condotto la guerra in maniera molto più soft di quanto non si voglia ammettere, scontando anche la tesi della grande ed eroica resistenza ucraina (che c’è, sia chiaro! e va esaltata, ma senza esagerare), ma poi, per fare ora vedere che fanno sul serio, solo ora colpiscono, cominciano a colpire, preavvertendo!, le comunicazioni ucraine. Ditemi voi, in quale guerra lo Stato attaccante, lascia la rete telefonica e televisiva in piedi? In genere, sono le prime cose che vengono attaccate e senza avvertire prima, o sbaglio?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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