lunedì, Ottobre 25

La Russia bombarda la Siria dal mare

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La Russia bombarda lo Stato islamico dal mar Caspio. Oggi quattro navi da guerra russe hanno sparato 26 missili distruggendo undici obiettivi. Con il sostegno dell’aviazione russa, le truppe di Damasco hanno lanciato un’offensiva di terra nelle province di Hama e Idlib. Il governo turco, sempre critico vero l’intervento russo in Siria, ha convocato l’ambasciatore di Mosca per la terza volta in pochi giorni dopo due violazioni del proprio spazio aereo da parte di caccia russi. In Europa, mentre parte la seconda fase della missione europea contro i trafficanti di uomini nel Mediterraneo, François Hollande e Angela Merkel hanno chiesto nuove regole sull’accoglienza. L’organizzazione Medici senza frontiere (Msf) chiede una commissione d’inchiesta internazionale sull’attacco a Kunduz. In Israele, il premier Benjamin Netanyahu annulla la visita in Germania dopo i ripetuti episodi di violenza a Gerusalemme e nei Territori occupati. Nella conferenza stampa con il Segretario della Difesa Usa, Ashton Carter, il ministro della Difesa Roberta Pinotti assicura che l’Afghanistan non sarà lasciato da solo, ma nessuna novità sulla spinosa questione dei bombardamenti in Iraq.

Alle 18 di oggi Mosca ha annunciato di essere pronta a stabilire contatti con l’Esercito Siriano Libero, uno dei principali gruppi armati dell’opposizione moderata in Siria, per trovare una soluzione politica al conflitto nel Paese arabo, ma sul campo prosegue senza sosta l’escalation contro i vari oppositori al regime di Bashar Al Assad. Stamane quattro navi della marina di Mosca dispiegate nel Mar Caspio hanno lanciato un totale di 26 missili contro le postazioni dello Stato islamico. Lo ha annunciato il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, precisando che dall’avvio dei raid, esattamente una settimana fa, sono stati colpiti 112 obiettivi.

La novità rispetto ai giorni scorsi è che oggi le truppe siriane, appoggiate dall’aviazione russa, hanno lanciato oggi un’offensiva di terra contro gruppi di ribelli – non appartenenti all’Is – nella provincia di Hama. L’esercito governativo ha lanciato attacchi su varie direttrici, in particolare verso le aree di Atshan, Al Sayad e Latmin. Le formazioni islamiste hanno da parte loro bombardato a colpi di razzi le postazioni governative nelle località di Morek, Maan, Al Masasina e Markba, distruggendo sette veicoli militari. Due elicotteri russi sono stati visti da alcuni testimoni sorvolare l’area di Morek mentre veniva bombardata dai ribelli. Inoltre un deposito di armi dei ribelli anti-Assad addestrati dagli americani sarebbe stato completamente distrutto in un raid nella provincia settentrionale siriana di Aleppo.

Sul piano strategico, i rapporti tra i vertici militari di Russia e Usa restano contornati da un’aura di ambiguità. La Russia afferma di aver accettato la proposta del Pentagono per il coordinamento delle operazioni militari per bocca del portavoce del ministero della difesa russo Igor Konashenkov, ma nel pomeriggio le voci di una presunta collaborazione tra Mosca e il Pentagono sono state smentite direttamente segretario alla Difesa Usa, Ashton Carter, secondo il quale Mosca sta seguendo una strategia sbagliata e continua a colpire obiettivi non Is. Già lo scorso primo ottobre c’era stata una prima riunione in video conferenza fra funzionari dei ministeri della difesa dei due Paesi, e gli americani non avevano nascosto che non c’erano stati risultati e che da allora una loro richiesta per un nuovo incontro era rimasta senza risposta. La verità è che i russi vogliono svelare il meno possibile delle loro operazioni nel Paese levantino. La conferma è data dallo schieramento sul terreno dei loro più avanzati sistemi di guerra elettronica in grado di ‘accecare’ sia gli aerei spia che i droni Usa. Così facendo renderanno impossibile agli americani seguire le loro operazioni che di usare i loro missili a guida radar. Un sistema che di fatto consentirà ai russi e al regime siriano di creare una no-fly zone, uno scudo impenetrabile a difesa delle forze e delle zone controllate da Bashar Assad.

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