lunedì, Maggio 17

La Russia abbandona il South Stream

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Dopo anni di aspre discussioni e miliardi di dollari di investimenti, il presidente russo Vladimir Putin ha finalmente smantellato il progetto del gasdotto South Stream, che doveva pompare il gas naturale russo sotto il Mar Nero bulgaro verso l’Europa meridionale.

Pur dichiarando che il South Stream è morto, durante la visita ad Ankara di questa settimana, Putin ha anche fatto un’offerta di vasta portata per una nuova alleanza energetica con la Turchia. Ha proposto la costruzione di un nuovo gasdotto sotto il Mar Nero, stavolta in Turchia, suggerendo che i due Paesi debbano cooperare nella creazione di un hub del gas al confine con la Grecia.

La proposta di Putin segna un netto cambiamento nella strategia energetica del Cremlino. Fino ad ora, Ankara è stato un importante concorrente di Mosca, nonché un canale fondamentale per trasportare petrolio e gas dalla regione del Mar Caspio ai mercati europei, bypassando il territorio russo. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno fortemente sostenuto l’apertura di questo percorso attraverso la Turchia allo scopo di ridurre la dipendenza dell’Europa dalle risorse energetiche russe.

L’offerta di Putin sarebbe rafforzare ulteriormente il ruolo della Turchia come importante nazione di transito, migliorare il suo posizionamento nel contesto globale e rilanciare la sua economia. Lunedì, durante la visita di Putin, funzionari dell’energia russi e turchi hanno firmato un memorandum d’intenti per la costruzione del nuovo gasdotto, ma i dettagli del progetto devono ancora essere sciolti. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è astenuto dal commentare l’offerta di Putin durante la conferenza stampa che ha seguito i colloqui, e questa reticenza ha indicato che la contrattazione sulle condizioni del futuro dell’alleanza è ancora da venire.

 

IL CREMLINO E LA DIPLOMAZIA DELLE CONDUTTURE

Le condotte per l’esportazione nei confini dell’Europa sono sempre stati una delle priorità per Putin, che ha giocato di strategia progettandone personalmente ogni minimo dettaglio. La prima condotta era il North Stream, gasdotto di recente costruzione sotto il Mar Baltico, in grado di pompare 55 miliardi di metri cubi di gas l’anno verso la Germania e altre nazioni europee.

Il South Stream è stato frutto di un altro progetto di Putin, e serve allo stesso obiettivo: creare oleodotti alternativi per le esportazioni verso l’occidente bypassando l’Ucraina, che ancora continua a portare la maggior parte delle esportazioni di gas russo verso i paesi dell’Unione Europea. I gasdotti ucraini sono in grado di trasportare almeno 80 miliardi di metri cubi di gas l’anno.

L’Ucraina ha fermamente resistito ai tentativi fatti da Mosca per ottenere il controllo sulla sua rete di gasdotti, e i due vicini ex sovietici hanno ripetutamente argomentato sui prezzi del gas; simili controversie hanno portato interruzioni delle forniture verso l’Europa. Argomentazioni sui prezzi del gas e sull’ammontare dei debiti si sono riaccese quest’anno dopo che l’ex presidente dell’Ucraina, amico di Mosca, è stato privato del potere nel mese di febbraio a seguito di proteste di massa; la rappresaglia del Cremlino ha visto l’annessione della penisola ucraina di Crimea e il sostegno a una rivolta filo-russa in Ucraina orientale.

La Russia ha tagliato le forniture di gas all’Ucraina, nel mese di giugno, per debiti non pagati, evocando la prospettiva della ripetizione di una disputa sui prezzi accaduta nel 2009, quando Mosca aveva tagliato le forniture di gas verso l’Europa dopo che l’Ucraina aveva iniziato il sifonamento del gas destinato ai clienti europei. I timori si sono attenuati nel mese di ottobre, quando la Russia e l’Ucraina hanno raggiunto l’accordo sul prezzo per le forniture dell’inverno e l’Ucraina ha pagato una parte del suo debito.

Il tentativo di raggiungere la Turchia rispecchia la testarda volontà di Putin di porre fine alla dipendenza della Russia dall’Ucraina come principale via di transito di energia.

 

LE DISGRAZIE DEL SOUTH STREAM

Dal 2007, quando il South Stream è stato proposto per la prima volta, si sono evidenziati problemi di partenariato, per lo più radicati nella forte opposizione degli Stati Uniti al progetto, che invece è stato condiviso da molti nell’Unione europea. Gli Stati Uniti e altri avversatori dell’idea erano preoccupati che i nuovi gasdotti potessero cementare la dipendenza del continente dalle risorse energetiche della Russia, aumentando influenza di Mosca e potenzialmente permettendole di dettare condizioni.

Mosca ha manovrato tra i potenziali partecipanti per garantire il sostegno al South Stream, ha corteggiato la Bulgaria, la Romania, la Serbia, l’Ungheria, l’Austria, la Grecia e l’Italia. I risultati sono stati alterni. La maggior parte degli aspiranti partner ha accolto il progetto, che ha incontrato problemi con Bruxelles per il cosiddetto Terzo Pacchetto Energia dell’UE, una serie di norme che vieta ai fornitori di energia di possedere le infrastrutture di transito. La Russia ha sostenuto con scarso esito che l’UE dovrebbe fare una deroga per il South Stream, che doveva essere costruito, installato e gestito da Gazprom, sotto il monopolio del gas russo.

Argomenti sul South Stream si trascinano da anni, e le prospettive si sono ulteriormente offuscato con l’inizio della crisi ucraina, che ha portato le relazioni Russia-Occidente crollo ai minimi mai visti dal 1962, l’anno della crisi dei missili di Cuba. Quando la Bulgaria, il punto d’ingresso, ha fermamente rifiutato di rilasciare il permesso per la costruzione del gasdotto, è apparso chiaro che esisteva una barriera al progetto. Pur dichiarando il progetto morto, Putin ha amaramente accusato la Commissione europea e anche rimproverato la Bulgaria, dicendo che il suo rifiuto di sostenere il progetto ha dimostrato L’effettiva mancanza di sovranità del Paese.

 

UN REGALO PER LA TURCHIA

Gazprom ha già investito 5 miliardi di dollari per costruire il segmento South Stream sul territorio russo, e circa la metà del costo stimato del progetto per costruire entro la Bulgaria, il che rende Putin disperato sull’ipotesi di mantenere il progetto in piedi.

La Turchia, il secondo maggiore acquirente del gas russo dopo la Germania, è l’ultima speranza di Putin. Il leader russo a quanto pare ha trovato un buon rapporto con Erdogan, un forte allineamento con un leader così autoritario. Erdogan di recente ha parlato con sgomento dei tentativi americani di dettare la politica ad Ankara, e avrà probabilmente il coraggio di resistere alle pressioni di Washington contrarie l’adesione al progetto.

Putin già offerto di concedere alla Turchia uno sconto del 6 per cento sul gas russo a partire dal prossimo anno, e ha fatto capire che Mosca potrebbe proporre un prezzo ancora più basso se Erdogan dovesse accettare l’offerta dell’alleanza dell’energia con la Russia: un nuovo gasdotto in grado di pompare 63 miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi ogni anno e un hub al confine con la Grecia da cui dovrebbe transitare la maggior parte del gas verso l’Europa.

L’offerta di Putin è una manna per la Turchia: la Russia costruirà il nuovo gasdotto e dovrà condividere i profitti dalla vendita di gas all’Europa. Proprio il taglio degli utili alla Turchia sarà senza dubbio oggetto di contrattazione dura, su cui i turchi sono particolarmente bravi. Putin è costretto all’angolo, quindi dovrà essere davvero generoso.

E non importa quanto avida sia la Turchia, il futuro del progetto sarà ancora più redditizio per la Russia rispetto alle tanto propagandate e potenziali  esportazioni di energia verso la Cina, che richiederebbe un investimento molto più grande in infrastrutture e dovrebbe generare un reddito molto più basso rispetto a quello dell’Europa.

 

Traduzione di Valeria Noli

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