lunedì, Ottobre 25

La ‘Ruota della fortuna’ di Renzi

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Il ‘Fatto Quotidiano’ pubblica l’anticipazione di un libro sulla ‘vera storia’ di Matteo Renzi e intervista lo zio Nicola Bovoli che conferma la raccomandazione del nipote a Mike Bongiorno per la partecipazione alla Ruota della fortuna. Ma la ruota della fortuna politica sembra non girare più nel verso sperato dal premier di Rignano, vista l’umiliazione subita dal nuovo presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Oggi Renzi ha rinnovato il patto del Nazareno incontrando Silvio Berlusconi per discutere di legge elettorale. Decreto Sblocca Italia: il governo mette la fiducia e i grillini celebrano il «funerale dell’Italia» in piazza Montecitorio. Caso Cucchi: il presidente del Senato Pietro Grasso si commuove durante l’incontro con i famigliari di Stefano. Ilaria annuncia querela contro il medico Paolo Arbarello.

Nicola Bovoli, zio di Matteo Renzi (fratello della mamma Laura Bovoli), racconta al ‘Fatto Quotidiano’ di aver proposto lui a Mike Bongiorno il nome di Matteo come partecipante alla Ruota della Fortuna nel 1994. Cinque puntate e 48 milioni di lire vinti. «Gli proposi Matteo sostenendo che era un ragazzo vispo. Mike mi disse di fargli fare la selezione e lo prese subito», conferma lo zio Nicola che ebbe rapporti di lavoro con Mediaset negli anni ’80 e ’90 ammettendo candidamente che «sì, lo segnalai io». Ora, però, dopo lo schiaffo alla sua immagine ricevuto all’Europarlamento dal capo delle Commissione Ue Jean Claude Junker, i tempi d’oro delle raccomandazioni sembrano finiti per il ‘figlio di papà’ (e ‘nipote di zio’), nel frattempo divenuto presidente del Consiglio. Per sentirsi ancora ‘quello che comanda’, questa mattina Renzi ha riunito a Palazzo Chigi i vertici del Pd per fare il punto sulla legge elettorale. Il successivo incontro a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi, proprio per parlare di Italicum, è servito a rilanciare il Patto del Nazareno, offuscato dalla richiesta di rinvio a giudizio dello sherpa berlusconiano Denis Verdini nel processo sulla P3. I retroscenisti raccontano che il premier voglia chiudere entro dicembre per avere in mano l’arma delle elezioni anticipate. Ipotesi fortemente osteggiata da quelli del ‘cerchio Magico’ come Giovanni Toti e Paolo Romani, contrapposti al ‘clan Verdini’. Anche Angelino Alfano (che ha visto respingere la mozione di sfiducia contro di lui per le manganellate di Roma) sente puzza di bruciato sulle soglie di sbarramento, e così l’Ncd costringe Renzi a convocare un vertice di maggioranza lunedì prossimo.

Anche se oggi Juncker ha spergiurato di non avere «problemi con Renzi», la scoppola ricevuta ieri dal ‘capo dei burocrati di Bruxelles’ ha evidentemente segnato il nostro giovane ‘commander in chief’. Il nuovo presidente della Commissione Ue ha atteso ben undici giorni per gustarsi il piatto freddo della vendetta per le sparate fatte dal premier italiano contro la burocrazia brussellese nell’ultimo Consiglio europeo. Stuzzicato dal presidente del PPE (suo stesso partito) Manfred Weber durante un incontro all’Europarlamento, Junker ha sciolto la lingua assicurando di non essere «il presidente di una banda di burocrati» e rispedendo al mittente l’accusa («forse lui lo è»). «Se la Commissione avesse dato ascolto ai burocrati», ha poi continuato il successore di Josè Barroso, lasciando intendere che sui conti italiani è stato chiuso per l’ultima volta un occhio, «il giudizio sulla manovra italiana sarebbe stato molto diverso». Poi, una frase sibillina che sa tanto di rottamazione del rottamatore: «Io prendo sempre appunti durante le riunioni, poi sento le dichiarazioni fuori e spesso i testi non coincidono». Che tradotto dal politichese significa che Renzi gonfia il petto e si fa lustro delle sue presunte vittorie in Ue con la stampa italiana ‘cane da guardia’ di se stessa e non del potere, ma mette subito la coda tra le gambe durante le riunioni con i suddetti burocrati.

Renzi, ospite di Ballarò, continua a fare la parte del duro e pretende «rispetto». Ma a parare il colpo di Juncker ci prova oggi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. «Per rilanciare lo sviluppo serve coraggio, ma occorrono anche prudenza e realismo per tenere a bada i conti e ridurre il debito, una esigenza altrettanto ineludibile», scrive sul ‘Foglio’ il numero uno di via XX Settembre, cercando di ricucire lo strappo che la ‘renzata’ ha provocato con le istituzioni europee. «C’è stato troppo rigore, la manovra italiana sarà promossa dall’Europa grazie alle riforme strutturali», prova invece a buttarla sull’ottimismo il sottosegretario per gli Affari Europei Sandro Gozi.

Sblocca Italia. Subissata dai fischi delle opposizioni, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha posto la questione di fiducia al Senato sul decreto in scadenza l’11 novembre e già votato dalla Camera. La  fiducia numero 27 chiesta dal governo con la ‘fiducite’ record nella storia della Repubblica. Voto scontato in serata. All’ora di pranzo in piazza Montecitorio i parlamentari del M5S avevano, invece, celebrato il «funerale dell’Italia» per contestare il provvedimento. «Il decreto Sblocca Italia (per noi Sfascia Italia)», scrive su facebook Alessandro Di Battista, «è un biglietto di sola andata per la Grecia, il primo di una serie di decreti che devasteranno completamente l’ambiente e toglieranno ai cittadini ogni sovranità decisionale sul territorio, diritto di parola e salute». I ‘portavoce’ grillini in Parlamento sciolgono positivamente la riserva sul nome della professoressa Silvana Sciarra (considerata di «alto profilo» da Danilo Toninelli), candidata in quota Pd alla Consulta. Parola definitiva alle votazioni on-line di domani sul blog di Beppe Grillo.

Caso Cucchi. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha ricevuto questa mattina a Palazzo Madama i famigliari di Stefano Cucchi, accompagnati dal presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani Luigi Manconi. Il presidente Grasso, che ha riferito di essersi commosso, ha ribadito il contenuto, ma non ha però spiegato il significato dell’inquietante discorso pronunciato ieri da Bari in cui accusava che «ci sono rappresentanti delle istituzioni che sono certamente coinvolti in questo caso. Quindi, chi sa parli. Che si abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità perché lo Stato non può sopportare una violenza impunita di questo tipo». Dichiarazioni gravissime perché lasciano intendere che l’ex magistrato e gli altri rappresentanti delle Istituzioni sappiano benissimo chi  siano i responsabili della morte di Stefano. Una seconda excusatio non petita arriva dal presidente della Consulta Giuseppe Tesauro secondo il quale «la giustizia è lenta, ma alla fine un risultato lo si ottiene». Per Nichi Vendola si tratta di «omertà di Stato». Al termine dell’incontro Ilaria Cucchi, apparsa sollevata, ha dichiarato che «questo è il momento di svolta, ora noi abbiamo fiducia. Non ci fermeremo fino alla fine, ma oggi non ci sentiamo più soli», ed ha annunciato di voler presentare «un esposto in Procura contro il professor Paolo Arbarello per falsa perizia (quella sul corpo di Stefano ndr)»

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