giovedì, Aprile 15

La robotica nei musei field_506ffbaa4a8d4

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La robotica al servizio del museo sta diventando una realtà? Non sembra affatto, il connubio tra Beni Culturali e robotica risulta attualmente in Italia assai limitato. Possono essere fatti pochi esempi che prevedano la presenza in situ del robot, oppure dell’utente collegato in remoto a quest’apparecchiatura dal proprio personal computer, oppure da altri apparecchi elettronici (come tablet. Iphone, ecc.), per effettuare la visita collegandosi al web.

In tale campo, per fare un primo esempio, si può menzionare il sistema mobile per la fruizione e la ricostruzione in 3D di una caverna paleolitica, sviluppato dall’Istituto di Studi sui Sistemi Intelligenti per l’Automazione del CNR_ISSIA di Bari per la visita da remoto di tale grotta, ricca di pitture e reperti preistorici, apparecchiatura che in sostanza appariva come un robot autonomo, in grado di esplorare l’ambiente assumendovi determinate posizioni. Il prototipo era costituito da una piattaforma robotica mobile, costituita da quattro ruote da fuoristrada per affrontare le pendenze, quattro motori, un processore locale e varie batterie, equipaggiata con un sensore laser, capace di individuare gli oggetti, sensori a ultrasuoni, 16 sensori sonar, posizionati davanti e dietro il robot per individuare ostacoli presenti sul suo percorso, inclinometri, una telecamera, una bussola, un sistema di illuminazione e un’antenna wireless che consentiva il collegamento del robot a un computer remoto.

Altro esperimento è il Ciberobot, robot museale, realizzato dal Dipartimento di Ingegneria Informatica dell’Icar-CNR di Palermo, dotato di una tastiera, un monitor, una telecamera e dei sensori che lo collegano a un nodo Internet, dove può rendersi disponibile anche con chi si trova fuori dal museo per una visita virtuale e che permette anche di autoguidarlo da lontano, oppure di programmare la visita secondo le esigenze dell’utente. Tale apparecchiatura riesce a guidare i turisti nel museo, evitando ostacoli e file che si vengono a creare durante il percorso.

Si segnala anche il progetto ‘After Dark’ del 2013, insignito dell’IK Prize, che con la Porter Foundation premia le idee di singoli o di gruppi capaci di sfruttare la tecnica digitale. Esso crea un ponte di collegamento tra la Tate Britain, celebre galleria d’arte di Londra e il pubblico. Sfruttando gli orari di chiusura del museo, i dispositivi robotici telecomandati (che sono le componenti principali del progetto: quattro androidi, più uno di riserva, alti circa m 1,20) formati anche da telecamere e faretti orientabili, rappresentano le gambe e gli occhi che gli internauti usano per mettersi alla guida del robot stesso per un tempo limitato, data una fila di utenti gestita da un sistema automatico. Gli utenti in rete hanno utilizzato il robot controllandolo in maniera diversa, e creandosi così il proprio percorso museale, proiettato poi in tempo reale in video sul proprio pc. Gli automi scompaiono di giorno, quando il museo è aperto ai turisti in carne ed ossa.

Il progetto ‘MuseBot’ amplia i concetti di ‘After Dark’: in alcuni musei sono già presenti le guide sotto forma di smartphone o connessione wi-fi, collegati alla banca dati creata ad hoc per vari approfondimenti sulle diverse e complesse tematiche connesse alla collezione presente nel museo in questione, che il visitatore sta osservando durante la sua visita reale. L’uso di robot per effettuare una visita potrebbe far sì che il museo resti visitabile in rete sul proprio pc od altro dispositivo elettronico oltre il normale orario di chiusura, controllando oppure guidando il dispositivo robotico attraverso le sale del museo, in modo da inquadrare e guardare le varie opere con una visione semplice, alla quale associare altri contenuti multimediali, o effettuarla in vari modi a seconda che si scelgano percorsi, preordinati secondo l’allestimento museografico, oppure si preferisca un proprio approccio individuale, o randomico, oppure del tutto libero, sfruttando l’emozione di un’esperienza ‘serendipica’, legata alla scoperta di un oggetto non cercato e imprevisto, mentre se ne stava semplicemente cercando un altro. In tutti i casi elencati qui sopra, la predisposizione dei contenuti multimediali varierà e sarà associata alla visione di alcune, oppure di tutte, le opere del museo in cui si sta operando la visita virtuale, o reale,e in base alla natura del museo e della collezione in esso esposta.

Da molti anni esiste una collaborazione tra il laboratorio DART (Documentazione, Analisi, Rilievo dell’Architettura e del Territorio) e il LARM (Laboratorio di Robotica e Meccatronica), istituito nel 1990 presso l’Università di Cassino, che ha sviluppato, all’interno di tale unione, studi e applicazioni con forti interrelazioni tra rilevamento architettonico e la robotica, rivolte anche all’analisi e conservazione del patrimonio architettonico esistente.

Il gruppo di lavoro formatosi all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale si occupa di Sistemi ed Elaborazione delle Informazioni e rappresenta la parte informatica del Laboratorio di Informatica e Telecomunicazioni (LIT), istituito nel 1996 per gestire attività per lo sviluppo di soluzioni per la formazione, la ricerca e la consulenza scientifica di tali settori, orientate alla didattica e alla collaborazione con l’ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) di aziende locali e no. Tale gruppo di Sistemi ed Elaborazioni delle Informazioni si occupa, come dice il nome, di attività relative all’elaborazione delle informazioni che derivano dall’analisi di immagini che prevedono l’elaborazione dell’immagine stessa attraverso le fasi di preprocessing, di estrazione delle caratteristiche e classificazione, nonché della Pattern Recognition.

Il primo robot di aiuto alla visita guidata al museo, chiamato Virgil, che non è in nessun modo un ‘Cicerone’ tecnologico, ma aiuta l’operatore turistico nella trattazione delle opere presenti nell’edificio, perché fa scorrere le immagini del corridoio di accesso agli ‘appartamenti delle balie,’ oppure agli ammezzati del castello, non praticabili nel percorso, è stato presentato lunedì scorso, 10 novembre, presso la Reggia di Racconigi in provincia di Cuneo. I tecnici del Joint Open Lab CRAB di Telecom Italia, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino (DAD), che hanno progettato, sviluppato il robot e provveduto al suo design estetico finale con un ‘abito’ che riprende la palmetta presente nei riquadri del pavimento a mosaico della sala del Castello, ideata da Pelagio Palagi, prevedono anche di realizzare in futuro una possibile autonomia di tale apparecchiatura, in modo che possa ricaricarsi da sola e arrivare, senza alcun controllo da remoto, come punto finale del percorso museale in una certa sala del museo, costruendosi una propria mappatura e scoprendo man mano tutta la reggia, in modo che la guida non debba preoccuparsi della sua gestione e possa continuare a spiegare ai visitatori il contesto, senza altre distrazioni di sorta. Le immagini vengono raccolte e inviate attraverso la rete mobile 4G di Telecom Italia Mobile (TIM) ed è il primo robot progettato a tale scopo, grazie anche alla collaborazione sia con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte, sia con l’Associazione Le Terre dei Savoia, che si occupa della promozione e valorizzazione di tali regge sul territorio.

Dall’8 dicembre prossimo, i visitatori del Castello di Racconigi potranno apprezzare tale tour interattivo e personalizzato nella reggia sabauda. Virgil è in realtà un grosso triangolo metallico, di circa un metro di altezza, dotato di alcune ruote, con una telecamera e una piattaforma di cloud robotics, connessa alla rete LTE. Il progetto, oltre a voler fornire un valido strumento di supporto al lavoro della guida turistica, ha l’obiettivo di collocare il visitatore all’interno di un network culturale che, partendo dal Castello di Racconigi, spazia verso altri luoghi del patrimonio artistico locale.

Abbiamo intervistato Claudio Germark, docente di Disegno Industriale, presso il DAD, Dipartimento Architettura e Design, del Politecnico di Torino

Virgil rappresenta il primo robot impiegato in tale ambito in Italia o ne esistevano già altri e in Europa quale è la situazione?

Occorre una premessa al riguardo. Il laboratorio Jol Open Lab creato da Telecom Italia al Politecnico di Torino per lo sviluppo di soluzioni robotiche di servizio è formato da giovanissimi ingegneri (età media 25 anni) meccatronici, informatici, esperti di telecomunicazione e scienza della visione, architetti e designers. Come nelle scuole americane, questo gruppo lavora in modo interdisciplinare su diversi aspetti della robotica di servizio, tra cui la robotica di telepresenza, dove aspetti hardware dell’architettura del robot si fondono con quelli software del digitale dell’informazione e con quelli ergonomico cognitivi dell’interazione uomo – macchina – uomo. Si è partiti dalla definizione condivisa di robot di telepresenza:” una macchina intelligente, implementabile nel tempo, in grado di muoversi autonomamente ma pilotata, nello spazio fisico”. Mi spiego: se cammino con uno smartphone in tasca, siamo un robot? No, siamo un uomo e un apparecchio digitale. Ma se rendo lo smartphone in grado di correre o volare, lui diventa un robot, con cui posso interagire attraverso un ulteriore dispositivo digitale.

Virgil è nato così, ragionando sulle opportunità di interazione uomo – macchina – uomo, progettando prima il servizio, non la macchina, che tra l’altro è un assemblaggio di dispositivi esistenti sul mercato.

Esempi in materia su scala nazionale e internazionale ne esistono, più o meno fortunati: da TPR Robina creato da Toyota nel 2007 come guida parlante del proprio museo digitale, a quello di CSIRO ROBOT allestito dal National Museum Australia nel 2013 che consente agli studenti in aula di interagire a distanza con la macchina intelligente che si trova nel museo, fino alla recentissima sperimentazione di ROBOT NORIO, creato da Droids Company per il museo Oiron Castle a Mont Saint Michel dove il robot è guida museale pilotata a distanza da diversamente abili che possono interagire anche con i visitatori presenti in loco. Questi esempi ci dicono che l’innovazione è da considerarsi più nel ‘disegno del servizio’, cioè nel progetto dell’attività espletabile attraverso il robot, che non nelle prestazioni tecnologiche della macchina intelligente, da considerarsi uno strumento.Joint Open Lab lavora così: mentre gli ingegneri sperimentano nuove prestazioni per la macchina intelligente alzando l’asticella della qualità obiettivo, i designers, mettendo “l’uomo al centro del progetto” valutano possibili nuovi scenari di impiego robotico; ma attenzione, non sempre la risposta individua nel robot lo strumento più idoneo per attuare il servizio.

Quali sono i vantaggi di tale robot rispetto all’uso nei musei e in altre strutture?

L’attività con Le , ad esempio, è iniziata lavorando sulle criticità che quest’Associazione Culturale rileva nella gestione del patrimonio museale in affido, che oltre al Castello di Racconigi conta altre splendide dimore dell’heritage piemontese. Problemi di affluenza discontinua dei visitatori e di spazi non sempre accessibili per tre ragioni: mancanza di sicurezza, perché in fase cantiere di restauro, perché deposito di beni non ancora organizzati per l’esposizione pubblica. Problemi comuni a diversi siti museali, grandi e piccoli: si stima infatti che il 30% del patrimonio museale oggi in Italia non sia per queste ragioni visitabile. Si è provato pertanto a trasformare le criticità in valori: l’esplorazione di luoghi temporaneamente non accessibili arricchisce di nuove esperienze la visita ed è motivo di attrazione per i nuovi visitatori ma anche per coloro che già conoscono le dimore. Siamo infatti convinti che l’attrazione dei siti museali vada costantemente rinforzata ma, a nostro avviso, portando il pubblico in loco, non sostituendo la visita con i tour virtuali a distanza; tour a volte troppo esaustivi.

In che forma Lei ha curato il design dell’abito del robot che richiama il modello della palmetta di Pelagio Pelagi, presente nei riquadri del pavimento a mosaico della sala nel Castello? Come mai tale scelta grafica per l’abito del robot?

Quando al design spetta di vestire la tecnologia si aprono due strade: un abito neutro o un abito contestuale. Tenendo conto che il prodotto in questione non prevedendo alti numeri, sarà artigianale e che si saprà esattamente dove andrà ad operare, è l’abito contestualizzabile che ha vinto. Come sempre nel design di prodotto, il tema è stato affrontato a due livelli, anche se tra loro interagenti. Da un lato, i requisiti richiesti fisico meccanici come la stabilità, da cui una forma piramidale baricentrica, e la leggerezza fisica, per cui un peso ridotto del carter, che non gravasse troppo sulla motorizzazione e di conseguenza sull’autonomia di carica del robottino; dall’altro, la contestualizzazione, ossia la ricerca di segni espressivi tratti dal linguaggio stilistico del sito museale in oggetto per creare una maggiore appartenenza della macchina tecnologica all’identità del bene museale. Virgil, quando approderà in altri siti della rete museale, conserverà l’architettura basica piramidale ma si vestirà con l’abito più adeguato al esprit del contesto. Una direzione condivisa, anzi suggerita, dalla Soprintendente Giuse Scalva.

Si parla di tour interattivo per Virgil da chi sarà principalmente utilizzato e quali ambienti non visitabili permetterà di visitare alla reggia?

Rammentiamo gli spazi che saranno visitabili attraverso Virgil, raggruppandoli per tipologia: spazi temporaneamente inaccessibili perché non in sicurezza o agibili con difficoltà, perché di contenute dimensioni e con un patrimonio esposto fragile; spazi oggetto di cantieri di restauro; infine spazi dove sono ricoverati reperti che attendono una archiviazione e un restauro che li riporti alla conoscenza di un pubblico vasto. Già solo per la residenza di Racconigi vedremo Virgil aggirarsi tra le Stanze delle Balie e quelle dei Principini, luogo della prima sperimentazione, più avanti nel Tepidarium albertino e ancora nelle ali più antiche delle Cucine e delle Cantine.

L’uomo viene sostituito sempre più dal robot e quindi le guide al museo presto scompariranno e con loro anche il sapere da loro posseduto oppure le due realtà coesisteranno insieme?

Fin dall’esordio, il progetto Virgil ha lavorato sul significato etico dell’attività robotica. Sono proprio i principi della ‘roboetica’ che ci hanno guidati nel disegnare un servizio che fosse rispettoso del lavoro dell’uomo. E quando parliamo di questo valore il riferimento corre immediatamente al ruolo della Guida museale. Sarà la Guida museale oggi, e l’abbiamo già visto nella demo, a pilotare il robot, con la possibilità di costruire secondo occasione e domanda tour diversi, anche caratterizzati tematicamente. Stiamo pensando anche alla necessità di corsi di formazione in tal senso, convinti che queste saranno nuove esperienze di arricchimento per il pubblico e di professionalità per la Guida stessa. In futuro, ci piacerebbe che il robot, per ora esploratore, fosse disponibile anche nella versione valletto mobile, con tanto di display 29″, per la visualizzazione di contenuti multimediali personalizzabili dalla Guida stessa. Oggi il servizio di esplorazione luoghi non accessibili funzionerà attraverso il rimando di immagini riprese dal robot su un grande schermo, che per il requisito roboetico di non infrastrutturazione dello spazio, sarà collocato fuori dalle sale auliche. Oggetto della prossima sperimentazione, invece, la configurazione di un’App scaricabile su proprio device, in alternativa alla visione su grande schermo.

Si sta creando una rete di musei collegati tra loro, oppure già in parte esiste tale progetto e come dovrà migliorare con l’utilizzo di questi robot nei musei?

C’è molto rumore sulla questione dei musei in rete. Le iniziative in tal senso non mancano, alcune pilotate dal MIBAC, altre dalle Regioni, altre ancora prospettate da realtà locali. Per ora, nell’intenzione de Le , che è da considerarsi realtà locale, c’è l’intenzione di sperimentare, sottolineo lo sperimentare, perché le difficoltà tecniche sono ancora molte, collegamenti in rete attuabili attraverso Virgil, che sarà replicato in altre dimore storiche. Con quale obiettivo? Quello di suggerire al visitatore un ampliamento possibile del tour museale recandosi nelle altre sedi, che sempre di più offriranno esperienze culturali personalizzate in funzione della valorizzazione di aspetti specifici del territorio.

Ad oggi esiste una mappatura dei siti museali in cui il robot è utilizzato e opera così che possa muoversi in perfetta autonomia e raggiungere una sua stazione operativa per esempio per ricaricarsi?

Virgil è in fase di sperimentazione e la sua presentazione in settimana a Racconigi è da considerarsi un lancio e non un bilancio. Ciò significa che attualmente tutto è in up grade, in implementazione. Per la ricarica, oggi Virgil usufruisce di un carica batterie standard verso il quale è pilotato dalla Guida stessa. Considerando che noi oggi utilizziamo di questa macchina, già solo nella versione attuale, il 10% dell’intelligenza disponibile, non escludo che tra poco possa anche muoversi e orientarsi in autonomia: è solo questione di rilevamento di tracciato e dei sensori di guida che esso stesso si porta appresso, sempre per non infrastrutturare, nemmeno con la presenza di sensori, gli ambienti storici. Pensiamo anche altro per il suo futuro: ad esempio, che in esterno possa ricaricarsi da fonte solare, ma non posso dire di più al momento.

Crede che tale dispositivo affascinerà o spaventerà i visitatori, soprattutto i più giovani e quindi già nativi digitali?

Le nuove tecnologie digitali, informatiche e in particolare quelle robotiche, generano al loro esordio in società sentimenti e reazioni contrastanti. Da un lato l’entusiasmo per la nuova esperienza, la conquista di una sempre maggiore connessione con persone e cose; dall’altro un certo timore di concorrenza tra uomo e macchina, sentimento di non totale padronanza del sistema o che la macchina possa arrecare guai. Certo, questi sono sentimenti inversamente proporzionali all’età dei soggetti, quindi molto meno sentito tra i nativi digitali. Ma se pensiamo al contesto di attività, che è i Beni Culturali e scendendo di scala ai Siti Museali e agli spazi fisici in interno, questi timori non sono del tutto infondati. Le tecnologie robotiche devono entrare nei siti museali in punta di piedi, perché questi luoghi sono fatti di opere fisicamente fragili e che richiedono visite ‘lente’. A chi mi chiedeva se questa tecnologia avrebbe accelerato la visita risparmiando tempo al visitatore, ho risposto che nello studio occorso non c’era traccia di questa necessità. Anzi che il robot si deve muovere con la massima lentezza per ragioni di adeguamento dell’occhio telecamera e degli ostacoli presenti. Ovviamente era una scusa, a metà. Rimane l’assunto per cui noi speriamo che proprio la lentezza di questa porzione speciale della visita sia per alcuni motivo di ritorno al museo.

Come viene rispettata la privacy di coloro che visitano la reggia di Racconigi a Cuneo?

Tra i principi roboetici, oggi unanimamente condivisi e che ci siamo posti fin dall’inizio del Progetto c’è anche il rispetto della privacy del visitatore. Pertanto, l’attività robotica di Virgil, non rileva presenze e non divulga dati sulla persona in visita. In futuro, la persona potrà interagire con Virgil, ma sempre sotto controllo della Guida museale. Potrà scaricare un’app attraverso cui seguire Virgil nella visita; potrà partecipare attraverso Virgil a gaming culturali, qualcosa di vicino ad una caccia al tesoro culturale. Ci stiamo riflettendo.

 

Abbiamo intervistato Marco Gaspardone, responsabile del Joint Open Lab CRAB di Telecom Italia sul progetto di realizzazione del robot Virgil.

Virgil rappresenta il primo robot impiegato in tale ambito museale in Italia o ne esistevano già altri e in Europa quale è la situazione?

Durante l’analisi preliminare di questo progetto per l’applicabilità della tecnologia robotica nell’ambito dei beni culturali, abbiamo eseguito un benchmarking per valutare la situazione mondiale di queste applicazioni in campo museale. Tale studio ha portato alla luce alcune soluzioni la cui ultima in ambito temporale è stata alla Tate Britain di Londra, dove hanno fatto muovere un robot di notte all’interno del museo dando la possibilità di fruire da un qualsiasi browser connesso a internet le immagini inviate dal robot in movimento nel museo. La particolarità di quella soluzione non era di identificare un supporto alla guida turistica in loco, ma il fatto di inviare le riprese della Tate di notte, al buio, cosa molto suggestiva, e un richiamo a ciò che si poteva vedere realmente con i propri occhi, andando a visitare negli orari di apertura direttamente la stesso museo londinese. Tutte le soluzioni presentate fanno attenzione, e anche noi abbiamo puntato a questo, di non sostituirci a una visita reale e fisica, con o senza guida umana, dei beni culturali. Togliere tale visita facendo fruire i beni semplicemente da internet, rischia di danneggiare e non di valorizzare il territorio in cui il bene e’ inserito e di danneggiare anche quei beni non altrettanto famosi. Dal benchmarketing non sono emerse rilevanti soluzioni che sfruttino e si integrino cosi profondamente con la connessione a larga banda 4G, in modo da fornire questo dinamismo nella mobilità del robot stesso, che non risulta quale telecamera fissa in un ambiente, ma che consente di prendere e spostare l’elemento in funzione delle zone che in quel momento non si possono, o non si vogliono far visitare, a causa di vari motivi oppure soltanto per modificare nel tempo quella che potrebbe essere una visita con il valore aggiunto che questo strumento permette. Questa settimana potrei quindi far visitare alcune stanze, poi successivamente le cucine e procedere in questo senso, in modo che il turista sia invogliato a tornare per fruire di queste varie esperienze, senza annoiarsi perché sarebbe ripetitivo usufruire sempre dello stesso percorso museale .

Quale tecnologia usa il robot Virgil per funzionare e come è stato realizzare tale dispositivo?

La tecnologia che rende possibile ciò fondamentalmente è la larga banda 4G di TIM (Telecom Italia Mobile), che permette di trasmettere dati e video dal robot, rappresentato da un hardware in grado di muoversi in quell’ambiente, alla piattaforma di cloud robotics, residente nel cloud computing di TELECOM ITALIA, che li elabora e li rende di nuovo disponibili in rete. A questo punto il visitatore potrà fruire del video live ripreso dal robot da un qualsiasi device (smartphone, tablet o monitor posto in zone auliche del sito), mentre la guida turistica, grazie all’elaborazione in cloud computing delle informazioni inviate dal robot, potrà tele-operare il robot in modalità ‘assistita’ facilitandogli cosi il compito e permettendoli di concentrarsi sulla descrizione dell’immagine fruita in tempo reale dal visitatore. Per rendere sicura tale operazione abbiamo munito Virgil di sensoristica opportuna, in modo tale da fornire velocemente sull’interfaccia di controllo della guida turistica l’indicazione di eventuali ostacoli anche imprevisti. Trattandosi per ora ancora di una sperimentazione in corso, andremo ad analizzare anche altre possibilità di movimento del robot in questi locali, come ad esempio la navigazione autonoma, ossia permettere alla guida di dare un punto di arrivo al robot in modo che possa raggiungerlo, localizzandosi all’interno di una mappa di tale ambiente, in modo autonomo, lasciando alla guida museale la possibilità di illustrare i video in live streaming che giungeranno sui device dei visitatori, senza impegnarsi nella guida diretta del dispositivo tecnologico.

È una tecnologia d’avanguardia utilizzabile in altri spazi museali o non. E se sì quali? Se no invece perché non può essere utilizzato in altri ambienti simili?

Questa tecnologia è stata pensata proprio per andare a creare il network fra siti turistici, come illustrato nella conferenza alla reggia di Racconigi di Cuneo di lunedì scorso: tale sperimentazione non è infatti nata per essere fruita soltanto e unicamente in quel contesto museale. Questo robot è una porta verso la rete e una volta inserito in essa può essere sfruttato da qualsiasi punto si voglia. L’idea di fondo è quindi quella di distribuire questi robot (o soluzioni hardware più adatte per le location identificate) su più regge e altre risorse turistiche, andando a creare quel network essenziale perché il visitatore, entrando in una di queste realtà museali, possa, se la guida turistica reale lo rende opportuno, avere un’idea di che cosa c’è disponibile sul territorio attorno al bene che è andato a visitare, in modo tale da essere invogliato ad inserire nel suo tour anche beni di cui non conosceva l’esistenza.

In che modo Virgil è stato ideato dal Joint Open Lab CRAB di Telecom Italia in collaborazione con il DAD dell’Università Politecnico di Torino e cosa permette di fare esattamente?

Il Joint Open Lab CRAB si occupa di robotica di servizio a tutto tondo (tipo quella di Virgil, di sistemi di telepresence o rover per il monitoraggio, fino ai droni in contesti agricoli o smart city) andando a studiare quegli oggetti che supporteranno l’essere umano nel proprio ambiente. Quest’ultimo punto è particolarmente sfidante e differisce dalla robotica industriale, dove esistono invece delle aree ben delineate in cui essi operano per evitare di venire in contatto accidentale con l’essere umano. La complessità di questo robot e di quelli che andiamo a studiare nel nostro laboratorio è quella di potersi muovere nell’ambiente umano, senza collidere con noi e senza essere invadenti, fornendoci supporto nell’esecuzione delle nostre normali mansioni quotidiane, magari ripetitive o noiose o periocole per noi. Il classico esempio di robot di servizio è Roomba, l’aspirapolvere domestico della iRobot che gira per la nostra casa pulendo tutte le superfici sporche o che necessitano di pulizia. Nessuno penserebbe a Roomba come un robot di servizio, ma in realtà lo è perché ha un numero molto elevato di sensori, si muove nello spazio e si va a ricaricare in modo autonomo senza bisogno del nostro intervento svolgendo una attività noiosa e ripetitiva come quella di raccogliere la polvere. Stiamo già assistendo quindi alla diffusione di questi nuovi sistemi autonomi nel nostro quotidiano e per questo nel nostro Lab ci stiamo focalizzando sullo sperimentare l’utilizzo di questi robot in particolari campi applicativi che vanno dai robot di monitoraggio, assistenza e sorveglianza in ambienti aziendali o pubblici alla telepresenza robotica fino ai droni. Nel campo di applicazione museale la sperimentazione è nata dall’accordo firmato tra TELECOM ITALIA, l’Associazione Le e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte all’interno del MiBACT con l’obiettivo di identificare delle soluzioni in grado di portare valore ai beni culturali del territorio. Per realizzare tale progetto abbiamo sfruttato le potenzialità offerte dalla robotica di servizio e insieme alle competenze del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino abbiamo ideato, gestito ed adattato quelle tecnologie e funzionalità di cui già disponevamo alle esigenze della specifica applicazione, per renderle adatte a risolvere le problematiche del concept da noi identificato.

Nel progetto del robot come vengono attuati la valorizzazione del ruolo della guida museale senza alcuna infrastruttura da realizzare e istallare al museo e salvando l’integrità stessa del luogo museale atto ad accogliere i visitatori da ogni parte del mondo e come si sono fuse nella realizzazione questi tre intenti?

Nell’ideazione del concept, ciò che è stato messo come primo obiettivo assieme ai colleghi del Politecnico di Torino è stato quello della robo-etica, ossia il concetto per il quale i robot entreranno nel nostro mondo, ma in modo etico andando a migliorare il benessere della società e della persona. Ciò vuol dire essenzialmente che i robot non devono invadere la nostra privacy, come diceva durante la presentazione alla conferenza di lunedì scorso il professor Claudio Germak, oppure raccogliere i nostri dati e renderli pubblici all’esterno. Non devono inoltre togliere ruoli o posti di lavoro agli esseri umani ma anzi, diventare un supporto e un ausilio per valorizzare il lavoro già in essere nell’istituzione o nel luogo dove devono essere applicati. Altro punto fondamentale in ambito museale, è stato quello di identificare una soluzione che non richiedesse di infrastrutturare con cavi, canaline, oppure installazioni fisse gli ambienti delicati del sito turistico per non danneggiarne o rovinarne lo stato attuale. Ecco quindi che, partendo da questi pilastri fondamentali, si è identificato il concept in corso di sperimentazione in cui la guida turista in carne ed ossa viene messa al centro del sistema come elemento insostituibile della narrazione dei luoghi, in quanto il robot non sostituisce l’operatore turistico per la visita del museo (in grado di essere molto più coinvolgente nella visita), ma diviene un supporto valido alla guida turistica per far vivere una esperienza più ricca al visitatore. L’analisi delle soluzioni robotiche già adottate in altri contesti museali nel Mondo ci ha permesso di identificare un concept dove non ci fosse invadenza da parte del robot. Il turista non si accorgerà neanche di questa presenza discreta, anzi essa sarà nascosta all’interno delle sale non visitabili del museo in quel momento e cosi risulterà per il turista solo un occhio tecnologico che gli permetterà, tramite la guida, di fruire di quei luoghi che altrimenti gli rimarrebbero celati.

Virgil invia ad un tablet o smartphone, come ci diceva, un flusso video ad alta definizione (HD) di alcune aree del Castello non accessibili al pubblico che lo visita. La tecnologia al servizio del museo o qualcosa di più?

La tecnologia deve essere al servizio degli esseri umani e quindi anche degli stessi beni culturali. Nel caso della reggia di Racconigi, anche grazie al consiglio e alla guida dell’Associazione Le Terre di Savoia, si è compreso che la tecnologia in tale campo è indispensabile e non si può pensare di non sfruttarla per portare valore a questi ambienti. Abbiamo cercato semplicemente di fare entrare in punta di piedi la tecnologia anche in questi luoghi proprio per comprendere il giusto livello di invasione o invadenza che questa può avere in tali spazi molto particolari. Ecco quindi la guida turistica con un tablet connesso alla rete 4G oppure il visitatore che con il proprio smartphone riceve informazioni aggiuntive di quel luogo o fruisce di un video live proveniente da altre stanze del castello. Tecnologia, mischiata all’arte e alla cultura, unite tra loro da una rete a larga banda. Questo scenario dovrà ovviamente essere validato in campo attraverso la sperimentazione in corso.

Il robot è dotato di sensori per il movimento, come funziona tale meccanismo? E non c’è rischio di rovinare arredi e mobili presenti nella reggia, oppure è stata pensata una soluzione a tale proposito e se sì quale?

Dall’inizio di questo progetto di robotica di servizio una delle funzionalità imprescindibili che abbiamo sviluppato e che continuiamo a migliorare e a far evolvere è stata quella della navigazione di tali sistemi in ambienti umani: nelle nostre case, nei nostri uffici e ora anche all’interno dei beni culturali. È indispensabile quindi che tale robot non crei danno a cose o persone. Virgil in particolare è basata su tutta quella sensoristica classica che permette di identificare oggetti che si stanno avvicinando in modo rischioso davanti al robot. Il robot è fornito di due livelli di sicurezza: il primo informa in tempo reale la guida turistica dell’avvicinarsi di ostacoli sul cammino di Virgil (attraverso feedback sull’interfaccia di teleoperazione assistita utilizzata per manovrare il robot), il secondo ferma automaticamente il robot se l’ostacolo identificato sul proprio cammino si avvicina sotto una certa soglia di sicurezza. Tutti i test fatti finora hanno mostrato come Virgil non possa causare danni negli ambienti in cui è impiegato.

La banda di collegamento veloce a 4G utilizzata rende più semplici i collegamenti in tale area di Cuneo e quanto si estende su tale territorio piemontese questa nuova forma di comunicazione di dati?

Per quanto riguarda il territorio piemontese i dati di copertura sono stati resi noti attraverso l’ufficio stampa di TELECOM ITALIA.

Pensate di coinvolgere nella stessa forma anche altre strutture come il Polo Reale, il Castello di Moncalieri e quello di Agliè e con quali finanziamenti sostenervi?

Nell’evento del 10 Novembre al Castello di Racconigi abbiamo presentato la sperimentazione di un concept di servizio che vuole portare valore ai beni culturali Italiani. Telecom Italia ha realizzato per questo progetto una piattaforma di cloud robotics che permette di gestire robot teleoperati o autonomi in ambienti museali connessi alla rete mediante la larga banda 4G, ovunque essi si trovino. L’applicabilità di tale concept è quindi aperta a tutti i siti e beni interessati. Non richiedendo infrastrutture nei luoghi di utilizzo se non una copertura della larga banda 4G di TIM, non vi sono particolari limiti all’estensione della sperimentazione nel momento in cui si sarà validato il concept in campo. Per ora infatti abbiamo proposto un concept e stiamo aspettando di raccogliere feedback per capire l’effettivo valore per gli utenti finali: i turisti. I finanziamenti dipenderanno da chi utilizzerà il tale servizio e da come lo utilizzerà all’interno delle sue strutture e ambienti, a quel punto si cercherà di capire come impostare effettivamente una proposta commerciale su tale bene. Ad oggi le sperimentazioni si basano su progetti finanziati dai promotori della collaborazione: Telecom Italia, l’Associazione Le Terre dei Savoia e la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte del MiBACT.

 

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