mercoledì, Giugno 23

La road map di palazzo Chigi: 2016 decisivo Oggi le riforme istituzionali, poi le unioni civili, passando per Roma 2024, tra le prime urgenze di Renzi

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Torniamo all’oroscopo? Il presidente Capricorno avrà numerose ‘matasse’ da dipanare. Per esempio, quella delle unioni civili. Renzi dice che la legge «va fatta subito», e affida la pratica a Maria Elena Boschi, che quando si tratta di sciogliere nodi e allentare tensioni, ha già dato ottima prova. Vero è che Boschi appare un po’ appannata dalle ombre attorno alla Banca Etruria e i sospetti magheggi della famiglia; ma sono altresì note le doti del Ministro, ‘tosta’ come poche e pochi, sulla scena politica. Alla fine Boschi la ‘quadra’ riuscirà a trovarla. La parola d’ordine, in materia, è riassunta nelle parole di Renzi: «È una ferita che va sanata, siamo fanalino di coda in Europa. La legge va fatta subito. Il tema tocca la sensibilità dei singoli parlamentari; dunque, su alcuni punti ci sarà la libertà di coscienza. Discuteremo ancora, naturalmente, ma il momento di tirare le fila e concludere ormai è venuto».
Finirà, è da credere, come altre volte è accaduto, per esempio l’elezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella o i giudici della Corte Costituzionale: maggioranze che non necessariamente sono quelle che sostengono il Governo; parlamentari di maggioranza e minoranza che non seguono le indicazioni ufficiali, e gruppi che nei singoli casi e vicende ‘obbediscono’ a logiche diverse e più contingenti. Vedremo tra non molto, come finirà: quelli che una volta erano i ‘teo-dem’, quell’inter-partito che unisce segmenti di Forza Italia alla Maurizio Gasparri ad altri del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, e qualche cattolico del PD, sono mobilitati per contrastare quel disegno di legge; o almeno limitare al possibile quelli che a loro giudizio sarebbero i danni che potrebbero derivare nel caso venisse approvato.
Anche in Vaticano la gerarchia (quella che guarda con profondo sospetto papa Bergoglio; le ‘truppe’, per intenderci di Camillo Ruini, cardinale emerito ma non in disarmo, e Tarcisio Bertone, per fare due nomi), si agita. Non è detto tuttavia, che si muova. Il vescovo Pietro Maria Fragnelli, Presidente della Commissione Conferenza Episcopale Italiana per la famiglia, interviene da ‘Radio Vaticana‘, e invita a «mettersi, al di là delle possibili strumentalizzazioni ideologiche, veramente dalla parte dei più deboli, cioè dei bambini, che hanno diritto alla rappresentanza maschile e femminile, alla presenza del padre e della madre». Dichiarazione tutto sommato felpata; e nei fatti neppure troppo bellicosa; ‘realista’, semmai. Come una presa d’atto che i tempi sono maturati in un certa direzione, e tocca in qualche modo prenderne atto.

E l’economia? Vediamo. Si può partire da un rapporto recente del Centro Studi di Confindustria. Si calcola che l’evasione fiscale, in Italia, si aggira sui 122 miliardi di euro, che sono almeno trenta in più di quelli stimati dal Ministero dell’Economia. E non sono pochi. Secondo lo studio di Confindustria solo a dimezzare questa evasione si sarebbe più ricchi di un 3,1 per cento; e un incremento di oltre trecentomila occupati. Resta oscuro quale metodo sia stato usato per calcolare l’evasione dell’IVA, e come si arriva a trecentomila occupati in più. Qual è il nesso tra meno lavoro ‘sommerso’ e maggiore occupazione? Se l’evasione è una tale piaga, superiore addirittura a quella calcolata dal Governo, perché cari industriali non cacciate dalla vostra nobile associazione nazionale e locale, tutti coloro che hanno avuto problemi con il fisco? Il Governo, al pari dei precedenti, promette di ridurre l’evasione fiscale, per così ridurre le aliquote per chi le imposte, volente o nolente, le paga. Solo che, a fronte dei vittoriosi periodici ‘bollettini’, non accade mai.

A proposito di tasse e di accise. La benzina: anche nel 2016 ogni volta che faremo un pieno per la nostra automobile, pagheremo: € 0,000981 di finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936; € 0,00723 di finanziamento per la crisi di Suez del 1956; € 0,00516 per la ricostruzione post disastro del Vajont del 1963; € 0,00516 per la ricostruzione post alluvione di Firenze del 1966; € 0,00516 per la ricostruzione post terremoto del Belice del 1968;€ 0,0511 per la ricostruzione post terremoto del Friuli del 1976; € 0,0387 per la ricostruzione post terremoto dell’Irpinia del 1980; € 0,106 per il finanziamento della guerra in Libano del 1983; € 0,0114 per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996; € 0,02 per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004; € 0,005 per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005; € 0,0051 per il terremoto dell’Aquila del 2009; € 0,0073 per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali nel 2011; € 0,04 per l’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011; € 0,0089 per l’alluvione in Liguria e Toscana nel novembre 2011; € 0,082 (€ 0,113 sul diesel), per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011; € 0,02 per il finanziamento post terremoti dell’Emilia del 2012.
Se si abolissero le accise più vecchie (diciamo quelle di vent’anni: guerra d’Etiopia, crisi di Suez, Vajont, ecc.), ogni automobilista risparmierebbe € 0,230891 circa per litro di carburante. In media, più di 11 euro a pieno. Considerando due pieni al mese, sono 264 euro all’anno.
Un risparmio per ognuno, e non solo: il prezzo dei carburanti sceso favorirebbe l’economia in generale. Scommettiamo che non se ne farà nulla?

 

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