domenica, Ottobre 24

La ‘ Rivoluzione Italiana ’ field_506ffb1d3dbe2

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L’8 Febbraio prossimo presso lo spazio teatrale ‘Uts, Upter Teatro Studio di Roma’ è stata rappresentata ‘La Repubblica Romana del 1849 ’, un’opera teatrale scritta, curata ed interpretata da Maria Iannelli, con la partecipazione diretta di Matteo Antonucci e Sergio Casini.  Negli spazi performativi dell’Università Popolare della capitale è di scena una storia tutta italiana. Proviamo a delineare gli elementi rilevanti di questo periodo storico e in tal senso i contenuti rivolti alla contemporaneità attraverso il contributo di Maria Iannelli, autrice ed interprete dell’opera in esame.

Antefatto

La Repubblica Romana viene proclamata nel 1849. Questo è il primo elemento di questo nostro breve viaggio in seno alla storia. Se ci concentriamo sul dato effettivo, se prendiamo le mosse d’un discorso dal dato certo dell’epoca passata possiamo innanzitutto capire il valore intrinseco dell’evento in sé e di un periodo a dir poco grandioso. Nel 1849 ha luogo una rivoluzione tutta italiana. Perché parlo di una rivoluzione? Ebbene perché essa ha coinvolto l’intera popolazione in modo più o meno consapevole e contraddittorio. A Roma in questo periodo ci si affranca da un potere sempiterno, quello papale, e ci si unisce in una Repubblica che è unica nel suo genere se consideriamo la generale divisione del territorio nazionale in piccoli stati  retti effettivamente da dominazioni straniere. Nel 1849 viene concepita una Costituzione che è fonte essenziale per comprendere la nostra Costituzione attuale. In questo periodo come dicevamo si spezza la teocrazia, viene abolita la pena capitale, vengono assegnati i conventi ai poveri e contrastato il potere temporale della Chiesa. A ben vedere il cosiddetto Risorgimento italiano ha invero componenti rivoluzionarie in quanto è espressione di una volontà di liberazione ed unificazione ed è nutrito da sentimenti di coraggio e speranza.

Quali sono le motivazioni eccellenti per cui appare necessario raccontare la storia ?

Come nasce il suo testo in relazione alla sua esperienza ?

La nostra storia attende di essere conosciuta e divulgata. Compresa e vissuta nuovamente. E questo presuppone una passione personale. Una grande curiosità nel rileggere i fatti del passato, nel rendicontare gli stessi e nel porre l’attenzione su punti salienti e fondamentali. Rispetto alla mia esperienza posso dire di essermi accorta – in seguito alla visione del film ‘Noi Credevamo’, diretto da Mario Martone – di conoscere la storia a livello scolastico e di volerla approfondire, di volerla osservare con attenzione. È così che ho ripercorso le scene ed i sentimenti, tra le pagine del passato, negli archivi storici sino a soffermarmi sul senso di un’epoca per me straordinaria. Di certo non immaginavo che di lì a poco  avrei prodotto un’opera teatrale…  Eppure nella mia ricerca mi sono soffermata su documenti scritti – canzoni in particolare – che contengono il senso inestimabile d’un periodo così ricco.

Cosa attendiamo dunque dal suo lavoro di narrazione storico – teatrale ?

Una premessa importante. Devo dire di non essere mai stata vicina al mondo del teatro. Ho recentemente appreso questa meravigliosa arte poiché ho sentito il bisogno di comunicare la bellezza del senso storico passato. Nel mio spettacolo concentro in tre periodi essenziali un materiale estremamente copioso. Ho provato a lavorare sulle fonti, come dicevo in precedenza, ed in particolare sulle canzoni dell’epoca. Il mio intendimento è sempre stato quello di rendicontare, di ripercorrere le fasi storiche e renderle con precisione. E seguendo questa mia volontà mi sono imbattuta in fonti ‘ pure ’ e poetiche. Le canzoni appunto. Attraverso esse si eleva un canto e la voce storica si fa precisa; le canzoni aiutano ad entrare nel clima di allora. Per questo intendo privilegiarle in scena ed ho intenzione di interpretarle personalmente in suoni e parole…  

Prendendo le mosse dalle parole del suo testo, identifichiamo insieme alcuni contenuti che sono adatti al mondo contemporaneo.

Tra le musiche ed i canti dello spettacolo possiamo segnalare  un Inno molto bello,  l’Inno degli studenti.  Ecco l’incipit del testo: “Quanta schiera di gagliardi, quanto riso nei sembianti, quanta gioia negli sguardi vedi in tutti scintillar”. Nei toni e nelle parole indoviniamo un discreto entusiasmo. Possiamo cogliere la volontà di cambiamento che pervade i giovani. Volontà che traduce l’amore per l’Italia. Un amore nel nome del quale i giovani di allora cantavano, fremevano e spesso morivano. Se provassimo noi a ricercare questo stesso ardore nell’epoca attuale ci renderemmo conto di essere fuori contesto.  A mio avviso nella storia passata i giovani coglievano il senso utopico e precario d’ogni cosa – un po’ come oggi – eppure la loro lotta era concepita con determinazione. Vi era una ferma volontà di non demordere. Mi chiedo se vi sia oggi la stessa tenacia a livello giovanile e non solo…

O giovani ardenti sebrate il valore nel pugnar”.

Quali sono a suo avviso i caratteri ed i limiti dell’odierna rivendicazione giovanile ?

Oggi viene a mancare un retroterra importante e l’impeto, quella forza che rende il giovane ardimentoso e audace. I giovani d’oggi sono circondati da esempi negativi. Mi riferisco alla Tv ed alla politica senza voler per questo fare della retorica. Se mi soffermo a considerare la loro formazione e la condizione delle scuole e della loro didattica mi rendo conto ed ipotizzo che essi traggano numerosi elementi di noia dal loro apprendimento. Immagino che sia così senza per questo stabilire una regola generale…  Se consideriamo le manifestazioni odierne – che danno prova di violenza – a ben pensare vengono ripetuti slogan e con una certa veemenza. Eppure il canto e la musica sosterrebbe in modo maggiore, a mio avviso, l’espressione di un sentimento dominante…

Un altro elemento storico sul quale vorrei porre l’attenzione è rappresentato da un documento scritto da Mazzini. Si tratta di una lettera stupenda, concepita dall’uomo politico per l’italiano d’allora – e di oggi.  In questo messaggio l’uomo politico fa cenno all’Europa, vedendo in modo antesignano l’Italia degli Italiani nel più ampio contesto europeo.

Quali sono le sue considerazioni personali  in merito all’Unione Europea ?

Posso dire di accogliere in senso favorevole l’idea dell’ unione comunitaria europea. Eppure mi sembra di  assistere ad un momento di stasi. E’ come se qualcosa si fosse fermato e si stia vagamente incancrenendo. Parlo delle strutture politico – economiche e sociali con le quali è garantita la nostra unione politica e monetaria e con esse rallenta anche il processo di sviluppo, di coesione e di prosperità comune.

Quale insegnamento trarre dunque dalla storia ?

Quale insegnamento è insito nella Rivoluzione Italiana?

La storia ci permette di andare in profondità. Di capire e conoscere il nostro vissuto, di avere un sentimento personale che professa di essere parte attiva. Che impone di partecipare, nell’essere italiani prima, e dell’appartenere ad una Comunità europea poi…  La storia insegna anche l’ardore, la voglia di libertà e la forza del combattimento. A ben pensare nella storia si è affermata l’emancipazione, sia essa femminile che operaia. L’estenuante lavoro è stato disciplinato dal diritto per mezzo dell’espressione della forza. Per queste ragioni eccellenti mi sento di poter dire che la storia anima la personalità e le persone fisiche, insegna il senso della lotta e ispira un sentimento di perseveranza e tenacia.  La storia a dispetto di epoche differenti ripete sé stessa, afferma momenti del tutto simili e pertanto istruisce. Studiare la storia – e non in senso scolastico – vale a dire penetrare in un mondo che ha infinite sfaccettature e che regala intuizioni brillanti per vivere il presente.

Che dire di più se non augurare una nuova ed ardente ‘Rivoluzione’ italiana ? 

 

 

 

 

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