venerdì, Maggio 7

La rivolta dei Matatu contro Google field_506ffb1d3dbe2

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Uhuru Kenyatta

Kampala – Il Matatu è il mezzo pubblico piú popolare e diffuso nell’Africa Orientale assieme al Boda Boda (moto taxi). I Matatu, pulmini Nissan adattati per trasportare 14 passeggeri, sono stati introdotti negli anni Ottanta. Matatu in Swahili significa tre. Per  poter entrare nello sviluppato sistema di trasporto pubblico urbano affidato agli autobus, le prime compagnie di trasporto urbano privato attiravano i clienti informando che la corsa media costava solo 3 scellini al posto della normale tariffa applicata dagli autobus: 5 scellini. Il conducente del pulmino stazionato attirava i clienti urlando il competitivo prezzo: “Matatu, Matatu shillinga” (tre, solo tre scellini). I Matatu sono divenuti uno trasporto indispensabile che in Kenya e Tanzania competono con i trasporti pubblici mentre in Burundi, Rwanda e Uganda detengono il monopolio dei trasporti urbani favoriti dalla totale assenza di autobus pubblici per i circuiti urbani. Dagli anni Novanta i Matatu assicurano anche i trasporti extra urbani all’interno del singolo paese. Non sono invece abilitati ai trasporti inter regionali, che vengono garantiti da compagnie di autobus pubbliche e private.

Con gli anni i singoli padroni dei pulmini si sono organizzati in cartelli ed hanno iniziato a collaborare con il governo che regola le tariffe massime, le licenze, i parcheggi e determina le varie fermate urbane destinate ai Matatu. I profitti derivanti da questi trasporti privati sono così alti che hanno attratto l’attenzione di politici e ufficiali dell’esercito. Avviando il business del Matatu si possono riciclare in una attività redditizia i soldi provenienti da corruzione e bottini di guerra. L’infiltrazione di politici e militari in questa originale ed indispensabile forma di trasporto è maggiormente marcata in Burundi e Uganda. Il Matatu è entrato a pieno diritto nel folclore dei singoli Paesi divenendo un’attrazione turistica. La maggioranza dei turisti occidentali e asiatici non resiste a fare una corsa con il Matatu o con il moto taxi Boda Boda, considerandoli esperienze esotiche da non perdere. In Kenya ogni Matatu è un pezzo d’arte unico ad iniziare dai nomi: Gangsta, Rasta, Thanks God, etc. I pulmini sono variopinti ed immancabile è la musica africana a tutto volume al loro interno per attirare i clienti e rendere il viaggio piú gradevole.

Il governo keniota, in collaborazione con Google, intende introdurre un sistema di pagamento elettronico denominato BapaPay. Google provvederà gratuitamente la tecnologia necessaria per il pagamento della corsa tramite moneta elettronica e il governo renderà obbligatorio questo pagamento. I clienti potranno effettuate i pagamenti elettronici dei biglietti senza spese aggiunte a condizione di aprire un conto email con Gmail. La proposta presentata dalla multinazionale IT è stata accolta con entusiasmo dalle autorità keniote e dagli utenti. Il Presidente Uhuru Kenyatta fin dall’inizio del suo mandato, sta promuovendo il sistema di pagamento con carte di credito, il mobilemoney e la phonebank (due forme di pagamento attraverso il cellulare molto popolari nell’Africa Orientale). Queste forme di pagamento permettono una maggior tracciabilità delle transizioni commerciali, contribuiscono alla lotta contro l’evasione fiscale e alla diminuzione delle micro criminalità. In compenso si sta registrando un aumento dei cyber crimes (i crimini cibernetici).

Per gli utenti queste forme di pagamento evitano di trasportare contanti con relativi rischi legati ai furti e le esose spese bancarie. Dal novembre 2013 al giugno 2014 in Kenya sono stati effettuati pagamenti elettronici per un valore di 139,2 milioni di euro. Con l’iniziativa Google potrà aumentare la banca dati dei iscritti al suo servizio email. Merce preziosa da vendere a ditte specializzate ad esaminare comportamenti e preferenze dei consumatori, dati essenziali per ogni multinazionale. Un affare di qualche milione di euro facilitato dalle deboli leggi africane sulla difesa della privacy.

Il BapaPay trova una forte resistenza da parte dei cartelli dei Matatu. I proprietari hanno ufficialmente dichiarato che non accetteranno mai di introdurre questa nuova forma di pagamento e che il governo non ha il diritto di renderla obbligatoria. Atto che violerebbe le regole del libero commercio secondo i proprietari dei Matatu. “L’economia del Kenya si basa sui contanti. Tutte le altre forme di pagamento andranno bene , in Europa o in Giappone ma non nel nostro paese”, afferma James B. padrone di 8 Matatu a Nairobi. Due le principali ragioni di questa opposizione al BapaPay.

Ogni autista e padrone dei Matatu è consapevole che il suo business e la licenza sono strettamente legati al “Kitu Kidogo” (il piccolo regalino in Swahili). Trattasi del pizzo da pagare ai poliziotti e vigili urbani per evitare l’applicazione della legge sui trasporti. Il Kitu Kidogo è prassi comune e il costo (normalmente attorno ai 12 euro giornalieri) è inserito nel bilancio aziendale come spese di rappresentanza. Il pizzo serve a prevenire i costi per essere conformi alle norme di sicurezza dei veicoli e consente di superare il numero massimo di passeggeri consentito: 14 persone. La maggioranza dei Matatu kenioti adibiti al trasporto urbano sono veicoli di oltre 15 anni d’età e quindi altamente inquinanti. La manutenzione è spesso dimenticata per aumentare il profitto. I Matatu sono soliti prendere passeggeri in eccesso con l’obiettivo di rendere proficua ogni singola corsa. È normale vedere dei pulmini che trasportano anche 25 persone. L’introduzione del BapaPay creerebbe un problema di contanti per pagare il pizzo a poliziotti e vigili urbani.

Vi è anche il timore che il BapaPay possa essere abbinato al rispetto delle regole di trasporto che, diminuirebbe sensibilmente il margine di profitto, secondo i padroni dei Matatu. Il BapaPay è una piccola carta di credito ricaricabile utilizzabile solo per pagare i trasporti urbani. Tramite questa carta di credito monotematica il governo ha la possibilità di accedere a tutte le transazioni commerciali rendendo così facile impedire l’evasione fiscale che nel solo mondo del trasporto privato urbano ammonterebbe a circa 800.000 euro annui. «Introdurremo il sistema di pagamento offerto da Google per i trasporti pubblici. Con quelli privati siano in fase di trattativa ma presto anch’essi saranno soggetti a questo metodo innovativo», afferma Manoah Esipisu, il portavoce del Governo. Il progetto del presidente Kenyatta di introdurre nella società le nuove tecnologie ha fino ad ora riscontrato vari problemi sopratutto legati alla corruzione dei funzionari pubblici. Recente è lo scandalo dei computer didattici.

Il Presidente Kenyatta aveva deciso di stanziare vari milioni di scellini per l’acquisto di computer per gli studenti delle scuole superiori, volendo imitare il governo ruandese che offre dalle scuole elementari in poi un computer portatile e connessione internet per promuovere le nuove tecnologie al sevizio della didattica. I computer consegnati e già pagati non corrispondono alle caratteristiche tecniche descritte dal bando. Trattasi di vecchi portatili obsoleti con programma Windows 97 e con memoria limitata. Sulla gara d’appalto internazionale gravano forti sospetti di corruzione. Da un anno questi vecchi computer sono custoditi nei depositi governativi ed è stata avviata una causa internazionale contro la ditta indiana, mentre le scuole secondarie keniote continuano ad essere private di questo vitale strumento didattico. 

 

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