martedì, Settembre 28

La rivincita degli indignados image

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Pablo Iglesias

Madrid – Un partito nuovo, che in soli quattro mesi riesce a convincere 1,2 milioni di elettori a votarlo. È la storia di Podemos, non un partito vero e proprio ma un’iniziativa popolare presentata pubblicamente solo a gennaio di quest’anno e che alle elezioni europee ha ottenuto quasi l’8% dei voti e ha conseguito 5 seggi al Parlamento di Strasburgo.

La nascita di questa iniziativa è legata al Movimiento 15-M  (movimento degli indignados) ed alle proteste scaturite dal basso, nel maggio del 2011, nei confronti del governo spagnolo e delle banche, che hanno portato la Spagna sull’orlo del precipizio. L’obiettivo degli indignados era quello di promuovere una democrazia più partecipativa, superando il dualismo PSOE-PP, che domina la monarchia da oltre tre decenni. A partecipare alle proteste c’erano cittadini disoccupati, milleuristi, casalinghe, immigrati, con lo slogan “non siamo marionette nelle mani di politici e banchieri”.

Nonostante dopo qualche mese i media abbiano smesso di parlarne, questo movimento non ha mai cessato di esistere: dalle proteste in piazza, gli attivisti del movimento sono passati a costituire delle assemblee, a livello locale, in tutta la penisola, aperte alla discussione e all’elaborazione di nuove proposte politiche.

«Nelle piazze hanno detto che si può e noi diciamo che PODEMOS (possiamo)», sono state le parole d’esordio di Pablo Iglesias, questo gennaio, alla presentazione dell’iniziativa, in un teatro del quartiere di Lavapiés a Madrid, spiegando che questa prevede un metodo partecipativo aperto a tutta la cittadinanza e che ha l’obiettivo di convertire l’indignazione del popolo in un cambio politico vero e proprio, attraverso la decenza, la democrazia ed i diritti umani che, oggi, sono incompatibili con i tagli effettuati dal governo spagnolo in materia sociale.

Al presentare le proprie candidature, i rappresentanti di Podemos avevano dichiarato di non voler essere “una marca in più nel supermercato dei partiti”, e di essere coscienti che si tratta di un’iniziativa atipica, “ma sappiamo anche che il momento che stiamo vivendo è eccezionale, una situazione di blocco politico che vogliamo contribuire a cambiare, e Podemos è un mezzo per questo cambio”. Hanno specificato che si trattava del momento giusto per osare, e che il modo migliore era unire tutte quelle persone che non vogliono che il Paese venga venduto a pezzi, e consegnato ai “gangster”, in modo tale che siano proprio i cittadini a favorire il recupero politico della Spagna.

Il programma di Podemos è stato definito grazie alla partecipazione dei cittadini interessati in rete, ma anche attraverso riunioni, discussioni e assemblee nelle città. Nonostante la vicinanza con la sinistra, le statistiche mostrano che questo movimento abbia portato via elettori ad entrambi i poli. Per Ana Castaño, attivista di Marea Blanca, associazione che si occupa di difendere la sanità pubblica, Podemos è un tentativo necessario per recuperare l’etica della politica, ed un’opportunità unica di aprirsi ai giovani. Al movimento ha aderito una pluralità di profili personali con provenienze differenti, tutti uniti dal fatto di essere contrari alle eliti finanziarie. Parte della campagna elettorale è stata finanziata dal basso, usando una piattaforma di crowdfunding su internet.

Iniziative del genere, in passato, ce ne sono già state. Ed è evidente che, con tutta la buona volontà per cambiare, solo grazie ad internet Podemos non sarebbe arrivato così lontano. L’elemento vincente di Podemos è stata la proiezione mediatica del suo leader, Pablo Iglesias, che da anni è presente in programmi tertulliani di diverse televisioni.

L’altro punto vincente è la costituzione di veri e propri circoli Podemos, definiti “spazi di partecipazione nei quali la società si occupa della redazione e difesa di un programma per affrontare l’emergenza vissuta dai popoli dell’Europa meridionale. Uno spazio di protagonismo cittadino, un luogo di costruzione di unità popolare, intesa non come qualcosa formato da una discussione interminabile, ma unità a partire dalla presa di decisioni congiunte e di un lavoro collettivo concreto”. Secondo diversi analisti, è proprio la presenza di un luogo fisico in ogni città, oltre a quello virtuale, la chiave del successo di questo movimento. E si tratta di un successo che bisogna considerare ancora più grande se si tiene in considerazione il fatto che non abbiano avuto un budget per comperare spazi pubblicitari, e che hanno fatto una campagna elettorale girando la Spagna con un furgoncino.

Dopo l’elezione, i rappresentanti di Podemos al Parlamento europeo hanno deciso di donare gran parte del proprio stipendio. Per esempio, Teresa Rodriguez consegnerà più di 4500 euro all’associazione Donne Amiche del Sud, che opera nella parte più desolata della provincia di Cadice. L’eurodeputata ha spiegato che non ha intenzione di elevare il suo stile di vita e che si farà bastare 1700 euro, corrispondenti al salario che percepiva come professoressa in una scuola media superiore prima di essere eletta, visto che comunque le spese di viaggi, vitto e alloggio a Bruxelles e Strasburgo sono a carico dell’Unione Europea e non fanno parte del salario. Per evitare arbitrarietà nell’uso di questi soldi, Pablo Iglesias ha proposto la creazione di un’entità associativa che si occupi di gestire i fondi e di realizzare convocazioni pubbliche, in modo tale che per assegnarli vengano usati gli stessi criteri, stabiliti in modo formale.

Ma quali sono i punti principali del programma di Podemos? Per quanto riguarda il lavoro, il movimento propone una giornata lavorativa di 35 ore settimanali, il pensionamento a 60 anni, la proibizione di licenziamenti in aziende con benefici, l’abolizione delle agenzie per il lavoro temporale e l’incremento del salario minimo. Nel settore della giustizia, Podemos chiede la responsabilità penale per tutte le frodi fiscali superiori a 50 mila euro (il limite ora è di 120 mila). Sono completamente contrari alla riforma dell’aborto, e chiedono una legge che permetta un aborto libero, gratuito, nelle strutture sanitarie pubbliche. Podemos è d’accordo che la Catalogna abbia la libertà di consultare i propri cittadini sul proprio futuro (indipendenza o meno). Per quanto riguarda l’Euro, credono che sia necessaria una strategia con altri Paesi dell’Europa meridonale perchè “l’Euro non ci serve”. Sostengono di non voler tornare alla moneta precedente (la peseta), ma che sia inaccettabile una moneta unica non controllata da istituzioni democratiche.

Radicalmente contrari alla corruzione, i componenti di Podemos credono che questa sia dovuta alla connivenza tra il potere politico e quello economico. Il secondo domina il primo e lo gestisce in base ai suoi interessi. Il movimento si propone di farla finita con la corruzione nei partiti politici, sindacati ed istituzioni pubbliche. Difendono il diritto di tutti ad un alloggio decente e chiedono una moratoria sulle ipoteche legate alla prima casa per tutte quelle famiglie che hanno difficoltà a pagare i crediti, e la cancellazione dei crediti in caso in cui vengano rilevate pratiche fraudolente o malafede da parte delle entità finanziarie. Pretendono il controllo pubblico nei settori strategici dell’economia: telecomunicazioni, energia, alimentazione, trasporti, educazione, sanità e settore farmaceutico. Propongono il controllo pubblico dei consigli d’amministrazione di queste compagnie, o la creazione di società statali che possano somministrare questi servizi universalmente. Podemos incita, inoltre, un avvicinamento al Mediterraneo e all’America Latina, come regioni chiave per uno sviluppo armonico, autonomo e sovrano. Insistono per l’attuazione di una politica di appoggio all’autodeterminazione del Sahara Occidentale e per il riconoscimento dello stato della Palestina e l’esigenza della restituzione totale dei territori occupati da Israele.

Quando un partito fino a poco tempo fa insesistente riesce a raccogliere un numero considerevole di voti, la casta trema. Ed attiva la macchina del fango. Concretamente, nel caso di Pablo Iglesias, il quotidiano El Mundo ha scavato nel suo passato per trovare qualche fatto o dichiarazione compromettente, e ci sono riusciti. Diversi anni fa, Iglesias aveva partecipato a delle riunioni con associazioni vicine all’ETA. In una di queste occasioni, in una taverna nei Paesi Baschi, aveva dichiarato di comprendere il totalitarismo dell’ETA. I giornali conservatori spagnoli, capeggiati da El Mundo, ne hanno approfittato per estrapolare questa dichiarazione, spiegando che Iglesias giustificava ed appoggiava l’ETA, e sembra che abbiano persino trovato dei documenti in cui Iglesias figura come il contatto principale dell’ETA a Madrid. Il leader di Podemos ha immediatamente smentito, dicendo che anche con ETA c’è stato il bisogno di instaurare un dialogo, il chè non significa che lui giustifichi questa organizzazione terrorista. Ma ciò non è bastato, e per giorni diversi media lo hanno tartassato accentuando il suo presunto vincolo con l’organizzazione terrorista.

I media spagnoli parlano molto del fatto che Pablo Iglesias sia membro di una fondazione venezuelana che, nel momento in cui il paese sudamericano non ha soldi per nemmeno per la carta igienica, ha ricevuto, dal 2002 ad oggi, 3,7 milioni di euro. Già un mese prima che Podemos venisse presentato al pubblico, il quotidiano Periodista Digital aveva iniziato a pubblicare presunte prove della relazione di Iglesias con il governo chavista e con quello sel suo sucessore Nicolás Maduro. Controverso è, inoltre, che Pablo Iglesias non nasconda le sue simpatie per la rivoluzione bolivariana, e sostiene che il Venezuela abbia dato una grande lezione di democrazia al resto del mondo e che il sistema elettorale venezuelano sia uno dei più avanzati al mondo.

Di movimenti simili ce ne sono stati, nell’ultimo periodo in tutta Europa, ed il più importante è forse proprio il Movimento 5 Stelle in Italia. Come il M5S, Podemos è un’iniziativa che parte da gente comune, ha un gran seguito, ha messo in allarme i partiti politici tradizionali, non ha i media dalla sua parte, ed ha un leader riconoscibile e mediatico. Ci sono, però, degli elementi che lo distinguono dal movimento italiano: Podemos è aperto al dialogo, pronto a discutere e collaborare con tutti i partiti. Il leader, Pablo Iglesias, si è sempre occupato di politica (ha un dottorato nel campo, ha pubblicato una decina di libri su temi politici, ha insegnato alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università Complutense di Madrid) e si contraddistingue per essere una persona pacata ed estremamente diplomatica.

È vero che qualsiasi nuova opzione politica, inizialmente ottiene un grande consenso a causa dell’insoddisfazione generale con il sistema attuale, ma in genere questo consenso va scemando con il passare del tempo. Non è il caso di Podemos, la cui popolarità, già a maggio era così alta da poter, teoricamente, governare in 12 città con più di 100 mila abitanti, in alcuni casi da soli (Las Palmas de Gran Canaria), in altri in coalizione con il PSOE. Secondo l’ultimo sondaggio, effettuato dal Centro Investigazioni Sociologiche (CIS) su un campione di 2500 persone in 17 comunità autonome, è in costante salita. Concretamente, oggi sarebbe la terza forza politica della Spagna, con un 12,7 percento di appoggio e, dunque, 58 seggi in parlamento. Una delle domande di questo sondaggio (Che partito politico ha una posizione più vicina alla sua nei temi che più le stanno a cuore?) situa Podemos al secondo posto con 15,8 percento di preferenze, a solo 0,2 punti di distacco dal Partito Popolare.

 

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