sabato, Ottobre 23

La risposta di Putin: sedersi e aspettare

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La scorsa settimana, la Russia ha assistito a una crisi monetaria simile a quella affrontata 15 anni fa, quando fu dichiarato lo stato di default per i suoi debiti.

Questa volta il rublo è crollato di un incredibile 35% in soli due giorni e, tuttavia, dopo essere risalito di poco, ha perso la metà del suo valore rispetto all’inizio dell’anno.

Consumatori presi dal panico hanno assediato gli uffici delle banche per cambiare i loro rubli in dollari o in euro. Altri si sono affrettati per acquistare ai vecchi prezzi auto, aggeggi elettronici e elettrodomestici in un disperato tentativo di proteggere i loro risparmi da un aumento dell’inflazione – conseguenza inevitabile del crollo della valuta in un Paese che dipende fortemente dalle importazioni di qualsiasi genere – dalle apparecchiature industriali ai pannolini.

Putin ha commentato la situazione per la prima volta due giorni dopo la crisi, in occasione della sua annuale conferenza stampa, un live televisivo della durata di 3 ore, con lo scopo di dimostrare il suo potere e controllo sul Paese.

È sembrato fiducioso, senza mostrare segni di nervosismo sulla caduta del rublo, che sta annientando la vera base dei suoi 15 anni di governo: la crescita economica che ha contribuito ad aumentare i redditi e spinto la maggior parte della popolazione a chiudere un occhio sulla rampante corruzione e sulla linea dura adottata dal Cremlino nei confronti dell’opposizione e dei media pubblici.

Mancanza di strategia

Secondo Putin, le sanzioni occidentali contro la politica russa in Ucraina rappresentano solo il 25-30% dei fattori che hanno causato il crollo del rublo. Ha ammesso che la principale ragione della crisi consisteva nel fatto che la nazione non fosse riuscita a distaccarsi dalla forte dipendenza dalle esportazioni di petrolio e gas, che costituiscono più della metà delle entrate del budget nazionale.

Nel tentativo di darne un’interpretazione positiva, Putin ha affermato che la crisi offre alla Russia una buona possibilità di ridurre la dipendenza energetica, promettendo che il governo sosterrà settori high-tech e migliorerà le condizioni delle piccole e medie imprese per creare incentivi economici e incoraggiare la crescita.

Mentre le parole sembrano promettenti, la realtà è un’altra: Putin e i suoi funzionari hanno continuato a ripetere le stesse promesse mentre a crescere è stata solo la dipendenza energetica.

Non è sembrato chiaro cosa Putin farà di diverso questa volta per migliorare la situazione.

 

Risposta caotica

Putin ha affermato che il Gabinetto e la Banca Centrale, in generale, stavano, sebbene in ritardo, agendo correttamente nel tentativo di rianimare il rublo. I mercati hanno avvertito, invece, che le banche e le società russe stessero affrettandosi per acquistare dollari e euro.

Il leader russo ha affermato che la decisione presa dalla Banca Centrale di alzare il tasso d’interesse al 17% era giusta, sebbene per molti critici questo provvedimento sia arrivato troppo tardi per bloccare il panico dei mercati. Dal canto suo, Putin ha provato ad attenuare i timori del mercato dovuti al fatto che il governo potrebbe fissare il tasso del rublo o istituire altri controlli amministrativi, promettendo di attenersi agli strumenti del libero mercato per provare a stabilizzare la valuta.

Putin ha promesso che il governo incoraggerà i principali esportatori a vendere regolarmente i loro proventi in valuta forte sul mercato per contribuire a dare un impulso al valore del rublo, aggiungendo che personalmente ha già parlato con alcuni CEO di società controllate dallo Stato per metterli in guardia dal nascondere i loro guadagni di valuta forte. Un’azienda ha subito promesso di vendere 3 miliardi di dollari per risollevare il rublo.

Il giorno successivo alla conferenza stampa, il presidente ha tenuto un incontro con i CEO delle principali aziende, diffondendo lo stesso messaggio: vendete le vostre riserve di valuta o saremo tutti nei guai.

In seguito alla brusca caduta del rublo, il governo è caduto in una trappola. Mentre la Russia possiede 415 miliardi di dollari di riserve, le banche e le società russe hanno più di 600 milioni di dollari di prestiti e le sanzioni occidentali le tagliano fuori dai mercati dei capitali occidentali. Ciò aumenta la pressione sul rublo poiché le aziende comprano la valuta forte per poter risanare i loro debiti e più il rublo raggiunge livelli bassi, maggiore sarà la pressione.

L’unica possibilità per il Cremlino di superare la crisi monetaria è quella di arginare il panico al più presto contribuendo alla ripresa del rublo.

Il fardello ucraino

La condizione chiave per stabilizzare il rublo è una tregua dalle sanzioni occidentali e, tra le principali azioni, rimuovere il divieto imposto alle compagnie e le banche russe di chiedere prestiti ai mercati di capitali europei. A tal fine, Putin deve mostrare il suo entusiasmo per ridimensionare la crisi ucraina contribuendo a porre fine alle ostilità nell’Ucraina orientale, ritirando il supporto ai ribelli pro-Russia in questa zona e permettendo all’Ucraina di ristabilire controlli efficaci sul suo confine con la Russia.

Putin ha parlato a favore di un patto di pace, ma il progresso sul campo si è rivelato lento e la Russia si è tirata indietro di fronte alla richiesta di chiudere il confine per arrestare il flusso di soldati e armi verso l’Ucraina orientale.

Il leader russo necessita davvero di normalizzare i legami con l’Occidente, ma il tono agguerrito utilizzato durante la conferenza stampa della scorsa settimana è stato un chiaro segnale della sua mancata ammissione della sconfitta.

Accusare l’Occidente

Putin continua ad accusare l’Occidente di aver mirato a indebolire e isolare il suo Paese, sostenendo che la mossa compiuta dalla Russia, nel mese di marzo, per incorporare la penisola della Crimea del Mar Morto ucraino è stato solo un pretesto per l’azione occidentale. Ha parlato dell’intenzione dei paesi occidentali di accaparrarsi le ricchezze naturali siberiane, aggiungendo che solo il potere nucleare della Russia rappresenta un deterrente per la realizzazione dei loro piani.

Ha criticato violentemente l’Occidente e, nel contempo, assicurato di voler normalizzare i legami se quest’ultimo mostrerà rispetto per ciò che ha descritto come i legittimi interessi di Mosca.

Ha di nuovo menzionato una teoria appoggiata da molti in Russia, secondo la quale gli Stati Uniti avevano creato problemi al suo Paese incoraggiando l’Arabia Saudita a inondare il mercato affinché i prezzi del greggio cadessero bruscamente, un’azione simile a ciò che accadde negli anni ’80 quando una tale mossa contribuì al collasso dell’Unione Sovietica.

Una pia illusione

Mentre ha ammesso che i prezzi del petrolio potrebbero rimanere all’attuale livello basso di 60 dollari al barile o anche crollare ulteriormente fino ad arrivare ai 40, Putin ha promesso che il rublo si stabilizzerà presto e che la Russia supererà la crisi in non più di due anni. Ha affermato che gli attuali prezzi bassi del greggio non potranno durare per troppo tempo, perché la domanda mondiale crescerà facendo ritornare i prezzi di un tempo.

Dal momento che non è riuscito a offrire alcuna strategia ragionevole di gestione della crisi, per molti osservatori l’unica strategia del leader russo consiste nello sperare in un rapido aumento dei prezzi del greggio mondiale. Alcune aspettative si sono concretizzate durante la crisi finanziaria del 2008, quando la Russia fu duramente colpita, ma si riprese presto in seguito all’aumento dei prezzi del petrolio. Tuttavia, questa volta, il calo dei prezzi durerà probabilmente più a lungo e i guai della Russia potrebbero peggiorare ulteriormente.

 

Traduzione a cura di Patrizia Stellato

 

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