giovedì, Settembre 23

La rinascita include i cinema 'fantasma'

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L’oratorio e il cinema, in molti paesi non c’era altro. La vita di periferie e piccoli centri  si concentrava tra questi due poli. Due luoghi molto diversi ma che hanno segnato la gioventù e i rapporti di tanti. Non secoli fa, ma negli ultimi sessant’anni circa. Poi il lento declino e quelle strutture sono rimaste lì, fiere e desolate, a rappresentare un altro periodo, altri anni, un altro Paese.

Anche quelle strutture ormai abbandonate da decenni, quando non sono state riconvertite in supermercati o ristoranti, lanciano un sos. Implorano aiuto, non solo per ritrovare il proprio vigore, ma per ridare un luogo di socialità e di vita comune ai cittadini di queste zone. Chiedono una nuova vita. I quartieri dormitorio sono la parte più vistosa su cui opera la rigenerazione delle periferie italiane, i cinema ne sono invece il lato nascosto. Ci si sta muovendo anche per recuperare quelli che sono ritenuti un presidio culturale e sociale indispensabile per le comunità.

A Roma il fenomeno delle sale chiuse e abbandonate al loro destino è stata un’emorragia continua dagli anni ’80 e ‘90. Fino ad oggi sono ben 42 le sale chiuse censite dal comune di Roma. Per tamponare la situazione sono già stati proposti due piani, uno nel 2005 e uno del 2008, «due avvisi pubblici per la presentazione di manifestazione di interesse per la riconversione delle sale dismesse». Ma i risultati sono stati praticamente nulli. Dei fallimenti.

Probabilmente il motivo di questi tentativi caduti nel vuoto è stato il fatto che non siano nati per le strade tra la gente, come invece nel caso del cinema America. Come sottolinea Francesco Munzi, il regista che nel 2014 ha ricevuto elogi e applausi per la sua terza opera ‘Anime nere’, quando lo contatto per avere una sua dichiarazione su questo progetto del comune di Roma e sulle reazioni suscitate nel mondo del cinema italiano.  “Ecco la riapertura delle sale per cui mi batterei sicuramente dovrebbe essere un’esigenza reale del territorio , perché altrimenti si rischierebbe il fallimento. Tutte le occasioni di ripristino nate a Roma hanno poi avuto un esito virtuoso e un cambio di legame con il quartiere. Le stesse battaglie sono diventate anche dei poli di aggregazione. È chiaro che credo che queste realtà debbano nascere dal basso, non possono essere imposte per via comunale. Credo fortemente che debbano nascere da una richiesta di associazioni del territorio, ma penso non manchino nei singoli quartieri”.

Come dovrebbero essere però recuperate queste sale cinematografiche? “Va recuperato un rapporto con la sala centrale”, è sempre Munzi a spiegarci come vede lui il legame tra lo spettatore e il cinema. “Io pretendo che il rapporto con il cinema sia legato alla sala. La sala favorisce lo scambio, gli incontri. Il concetto di sala cinematografica legato al centro commerciale è qualcosa che non approvo, perché in quel caso c’è un rapporto invertito con la sala. Il cinema non deve essere un qualcosa che sta insieme ad un supermercato, o allo shopping”.

Il 21 gennaio comunque la giunta capitolina ha presentato quindi una nuova memoria per dettare gli obiettivi e una linea guida per incentivare la rigenerazione delle 42 saleL’assessore alle attività produttive, Marta Leonori, tra i firmatari della memoria, ha dichiarato a proposito di questo nuovo tentativo di recuperare i cinema abbandonati: «Purtroppo negli anni un processo non governato ha portato a trasformazioni inopportune, come il cinema Holiday, dove era stato aperto addirittura un supermercato. Alcuni ex cinema sono oggi sale bingo. Per questo è stato delineato un percorso, per provare a ricucire vere e proprie ferite che abbiamo oggi nella città. La possibilità che viene data è quella di proporre mix funzionali che possano supportare il progetto culturale, che rimane l’interesse centrale per l’Amministrazione, partendo dalla forte richiesta di spazi anche per attività imprenditoriali, per start-up e coworking. Possiamo osservare anche ciò che avviene in altre città, per esempio a Milano, ma anche a quanto avvenuto di positivo della nostra città, dove alcune realtà produttive, pensiamo al settore enogastronomico, riescono a dare un supporto fondamentale alle iniziative culturali».

La memoria presentata a gennaio ha suscitato le preoccupazione del mondo degli operatori cinematografici. Artisti, registi, produttori e cineasti hanno alzato le barricate e sono volati comunicati e contro comunicati tra loro e il comune di Roma. Nomi di rilievo del mondo del cinema italiano sono scesi in campo, dai fratelli Taviani, a registi del calibro di Sorrentino e Bertolucci hanno firmato una lettera indirizzata al sindaco e agli amministratori della città. La loro preoccupazione maggiore è che questo avviso di pubblico interesse si trasformi in una gigantesca operazioni di speculazione edilizia, che nulla darebbe ma molto toglierebbe alla rigenerazione dei cinema. Una speculazione edilizia infatti farebbe venire meno il ruolo sociale e comunitario delle sale. Il venir meno del lato culturale dell’operazione, se si realizzassero i timori dei firmatari della lettera, sarebbe inevitabile e andrebbe ad impoverire ulteriormente il tessuto delle periferie romane.

Dalla giunta capitolina però ci giunge la rassicurazione dell’assessore all’Urbanistica, Giovanni Caudo: “La memoria di giunta sui cinema ha l’intento di proporre una metodologia innovativa con lo scopo di aprire sale cinematografiche che sono, purtroppo, chiuse da molto tempo, alcune (28) da più di 10 anni, mantenendo al centro la vocazione socio-culturale di questi luoghi. Non ci sono intenti speculativi ma, attraverso l’avviso pubblico, si promuove l’incontro di soggetti diversi, i proprietari degli immobili con gli operatori culturali, le associazioni del territorio, in modo da favorire progetti economicamente sostenibili, con un mix funzionale per raggiungere una vera integrazione e non una mera giustapposizione. Il Piano regolatore vigente prevede per questi spazi l’obbligo di conservare il 50% alla funzione culturale. Per il restante 50% le trasformazioni sono quelle ammesse nel tessuto in cui sono inserite le strutture, per esempio residenziale, commercio, servizi. La Memoria di giunta si propone di rimettere al centro del progetto l’attività culturale integrata con l’attività economica, anche con spazi per attività economiche innovative come il coworking. Solo nel caso di progetti coerenti con la vocazione culturale e la auto-sostenibilità economica l’amministrazione potrà valutare una diversa proporzione rispetto a quella puramente quantitativa prevista dal PRG”.

Proprio il 3 marzo si è tenuto un primo incontro tra la Commissione cultura del Campidoglio, gli esercenti, i produttori, i cineasti e distributori del settore per migliorare e limare la proposta in vista dell’avviso pubblico. “Avviso pubblico che vorremmo far partire entro marzo” sottolinea Caudo. “Nel periodo di aprile-giugno si faranno incontri anche di tipi seminariale. Per luglio è previsto l’esame e l’ammissione dei progetti ammissibili. Ad agosto la consegna ai Municipi. Per dicembre l’adozione degli atti amministrativi”.

A conclusione dell’incontro di martedì anche l’assessore alla Cultura e al Turismo, Giovanna Marinelli, insieme agli assessori Caudo e Leonori ha diffuso una nota stampa ottimistica e che tracciava un bilancio positivo dell’incontro della Commissione cultura. «Procederemo in questo processo di confronto e ascolto che vede coinvolta la Commissione, gli esercenti, i produttori, i cineasti e distributori del settore per migliorare e limare la proposta in vista dell’avviso pubblico che vorremmo far partire entro marzo. La nostra proposta è una grande operazione di rigenerazione urbana che vuole assolutamente, come richiesto anche dalla Commissione, mettere al centro la cultura come perno di sviluppo e aggregazione in tanti quartieri soprattutto periferici di Roma e ridare vita a questi spazi spenti anche da oltre dieci anni. Stiamo parlando infatti di ben 42 sale, 28 delle quali sono chiuse da almeno un decennio, su cui non si manifesta al momento un interesse imprenditoriale per la riapertura. Consideriamo questi spazi in disuso una situazione intollerabile e non vogliamo altro che creare una sinergia virtuosa, incentivando il rapporto tra proprietari delle sale, promotori culturali, associazioni e territorio. Lo abbiamo fatto pensando prima di tutto alle periferie dove la mancanza di spazi per la cultura è particolarmente drammatica. Siamo convinti dunque che questo percorso e l’avviso pubblico che vogliamo far partire sia un obiettivo strategico di questa Amministrazione a favore di tutta la città».

Queste sale rappresentano un altro pezzo di quel panorama di periferia da rigenerare, magari è un aspetto più nascosto rispetto ai grandi casermoni che si erigono in tutto il loro degrado. Ma è comunque un aspetto importante delle rigenerazione delle periferie. Forse l’aspetto più sensibile, infatti riguarda l’aspetto culturale e sociale che sottostà al recupero di questi luoghi considerati marginali e senza troppe pretese.

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