domenica, Settembre 19

La riforma territoriale francese Dalle macroregioni alla progressiva eliminazione dei Conseil General dei dipartimenti

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Parigi – La Francia si sta avviando a grandi passi verso una riforma territoriale che sembra promettere importanti stravolgimenti nella configurazione degli enti locali. Il 2 giugno, il Presidente Hollande ha inviato un articolo a tutta la stampa regionale dell’esagono, dove venivano esposti i tre punti principali previsti dal nuovo progetto di legge.

Primo fra tutti, l’accorpamento di alcune regioni in macroregioni, con una conseguente riduzione del numero totale da 22 a 14 entro la fine del 2015. «In questo modo assumeranno una taglia europea – si legge nel comunicato – e saranno capaci di definire nuove strategie territoriali». In altre parole, avranno una maggiore indipendenza e potranno intervenire direttamente su alcune questioni interne come la gestione delle strutture scolastiche, dei trasporti e dell’impiego. Le sole  che non saranno toccate da questo cambiamento sono: la Bretagna, i Paesi della Loira, l’Aquitania, il Nord-Pas de Calais, l’Ile-de-France e Provence-Alpes et Cote d’Azur. Tutte le altre saranno unite tra loro con fusioni tra due o tre regioni: la Picardia con la Champagne-Ardenne, l’Auvergne con Rhône-Alpes, la Borgogna con la Franche-Comté, il Midi-Pyrénées con la Languedoc-Roussillon, il Centro con Poitou-Charentes e il Limousin, la Lorraine con l’Alsace, e la Basse con l’Alta-Normandia.

A questa drastica riduzione, si aggiunge la progressiva eliminazione dei Conseil General dei dipartimenti, l’equivalente dei nostri Consigli Provinciali, che verrà completata nel 2020. Con la loro soppressione si andranno a rinforzare le intercomunalità, enti che si occupano della gestione di servizi specifici per più comuni, che dovranno avere almeno 20000 abitanti ciascuna.

Secondo il governo, il mastodontico progetto di riorganizzazione territoriale, oltre a snellire i farraginosi meccanismi burocratici locali, apporterà notevoli vantaggi economici in termini di riduzione dei costi di gestione. André Vallini, il Segretario di Stato incaricato di seguire il programma, ha dichiarato che “in un periodo compreso tra i prossimi 5 e 10 anni, si potrà arrivare a risparmiare fino a 10 miliardi di euro”.

Come era prevedibile, questa proposta di riforma è stata accompagnata da una pioggia di critiche piovute sia da destra che da sinistra. L’opposizione, infatti, non ha esitato ad accusare il governo di “dilettantismo” e “superficialità”, mentre l’estrema sinistra si è detta pronta a “combattere con fermezza questo disordine istituzionale che porterà alla competizione territoriale”. Non sono mancate fratture anche in seno allo stesso Partito Socialista, con alcuni deputati che si sono dichiarati apertamente contrari a questa riforma.

Le tanto decantate super-regioni a “grandezza europea” rischiano di accorpare identità territoriali molto diverse tra loro, senza tener conto delle differenze culturali ed economiche esistenti. La proposta di unire in una super-regione Centre, Limousin e Poitou-Charentes, ad esempio, è stata accolta molto male dalla popolazione locale, che si è sentita vittima di una decisione arbitraria presa senza considerare le tante peculiarità di queste tre regioni. Per non parlare degli abitanti della Picardie, che avrebbero preferito di gran lunga un’unione con Nord-Pas-de-Calais piuttosto che con la Champagne Ardenne.

In molti hanno inoltre puntato il dito contro i presunti tagli alle spese annunciati dal governo. Nonostante la drastica riduzione del numero di regioni, i servizi pubblici dovranno comunque essere assicurati ai cittadini, indipendentemente dall’amministrazione che dovrà occuparsene. Il solo risparmio sicuro sarà quello, seppur irrisorio, conseguente alla riduzione degli eletti in ogni regione. In un’intervista rilasciata il 4 giugno a ‘Le Monde’, il socialista Alain Rousset, Presidente della regione Aquitania e dell’Associazione delle Regioni di Francia, ha duramente criticato il progetto presentato da suo stesso partito, dichiarando che «non si risparmierà sulle regioni. Al contrario, bisognerà pareggiare le retribuzioni dei funzionari territoriali e questo comporterà con un costo supplementare». In un primo momento, quindi, le casse dello stato saranno costrette a sopportare una spesa consistente per adeguare il Paese alla nuova struttura istituzionale

Anche l’agenzia di rating Moody’s ha espresso dei dubbi riguardo il ridimensionamento annunciato da Vallini. In una nota pubblicata il 9 giugno, si legge che le misure previste «ridistribuiranno i costi verso altri organi di stato»: ci sarà quindi un semplice trasferimento di competenze che non comporterà significative riduzioni delle spese.

Questa riforma sembra non riscuotere particolari consensi neanche nell’opinione pubblica. Secondo un sondaggio svolto dalla BVA e pubblicato il 7 giugno, il 56% dei francesi si sono dichiarati insoddisfatti riguardo la riorganizzazione regionale del paese proposta dal loro presidente. A questi si aggiunge un 54% che ritiene questa manovra «destinata a dare una migliore immagine del governo», contro un 44% che giudica importante «dare più peso alle regioni per ridurre la spesa pubblica».

Al di là del bisogno urgente di riorganizzare il tessuto amministrativo del Paese, Hollande punta su un cambiamento a livello nazionale per dare un segnale forte all’elettorato francese. In un momento in cui i consensi sono al minimo storico, il Presidente cerca di far breccia nell’opinione pubblica annunciando una riforma su larga scala che miri a una ristrutturazione dell’architettura istituzionale. Il Partito Socialista ha bisogno di una manovra plateale, che lasci un segno tangibile del suo quinquennato. L’impressione, però, è che le modalità previste per raggiungere questo obiettivo siano ancora troppo vaghe e imprecise, e che tutto sia stato concepito con una certa “fretta” per riguadagnare i consensi persi. Alle ultime elezioni europee, il Partito Socialista ha registrato l’ennesima sconfitta, ottenendo solo il 14%. Alla luce di un risultato simile, è chiaro come il centro-sinistra francese sia alla disperata ricerca di un’ancora a cui aggrapparsi per risalire la china. Le tante obiezioni sollevate sui vari punti della proposta hanno contribuito ad accrescere uno scetticismo generale più che giustificato.

 Il 18 giugno, il progetto di riforma territoriale è stato presentato e approvato dal Consiglio dei Ministri. La proposta di legge è stata incentrata essenzialmente su due punti: la riduzione del numero delle regioni e le elezioni regionali e dipartimentali previste per dicembre 2015. Ora bisognerà attendere il 1 luglio, quando dovrà essere esaminata dal Senato.

 

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