domenica, Giugno 20

La riforma dell’educazione nel Punjab field_506ffb1d3dbe2

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Un tasso di partecipazione scolastica in netto aumento, un rateo di assenteismo tra gli insegnanti in ribasso ed un aumento dell’efficienza educativa delle lezioni. Sono questi i principali successi ottenuti dal 2005 in poi dalla grande provincia pakistana del Punjab nell’attuare la sua lunga riforma dell’educazione primaria. In un Paese dove quasi la metà della popolazione soffre la piaga dell’analfabetismo e la non scolarizzazione affligge quasi un terzo della popolazione sotto i 10 anni ed il 60% di quella minorile nel suo complesso, i risultati ottenuti sono oggettivamente sorprendenti.

Non si tratta però di un semplice processo di scolarizzazione di massa guidato dalle iniziative governative: la strada intrapresa dalla più popolosa regione del Pakistan è stata bensì un doppio binario. Da un lato la regionalizzazione dell’amministrazione scolastica nelle mani dei governi locali e l’aumento dell’efficienza della scuola pubblica. Dall’altro, quello dell’istruzione sussidiaria, cioè di integrazione tra le iniziative del governo, l’assistenza finanziaria internazionale e l’istruzione privata “low cost”. 

Come molti altri Paesi appena giunti all’indipendenza, anche il Pakistan iniziò la sua storia post-1947 con grandi piani di implementazione della pubblica istruzione per favorire una scolarizzazione di massa che avviasse lo smantellamento della povertà del Paese. I problemi iniziarono però quasi subito; il dirottamento della spesa governativa verso il settore militare durante gli innumerevoli colpi di Stato che sconvolsero il paese, lasciò ben presto la pubblica istruzione del Paese sotto-finanziato e di scarsa qualità. La scolarizzazione di massa in Pakistan si può dire non sia nemmeno iniziata, se non nei pochi grandi agglomerati urbani.

Il secondo snodo fu la giunta militare del Generale Zia Hul-Aq nel 1977-88. Molto legato alle petro-monarchie arabe del Golfo, il Generale Hul-Aq favorì deliberatamente l’islamizzazione del Paese, ivi incluse l’apertura delle scuole religiose coraniche. I costi di accesso alla pubblica istruzione vennero progressivamente aumentati, spingendo milioni di famiglie verso l’istruzione privata e lasciando spesso nella scuola, di pubblico, solamente il nome.

Nelle aree tribali e di tutto l’Ovest del Paese questa privatizzazione più o meno direzionata dell’istruzione spinse effettivamente milioni di giovani pakistani verso l’istruzione religiosa, spesso peraltro privata solo in apparenza, visto che quasi tutte le madras godono tutt’ora di lauti finanziamenti dagli Stati del Golfo. Nel Punjab, la più sviluppata e popolosa regione del Pakistan (101 milioni di abitanti, il 55% del totale), si diffuse invece un enorme numero di scuole private laiche, ma dai costi relativamente bassi almeno nell’istruzione primaria.

L’inefficienza e la povertà della pubblica istruzione spinse sempre più famiglie delle classi medie ad istruire i propri figli in queste strutture; ma la popolazione povera, non potendo permettersi di pagare di tasca propria anche le più economiche tra queste scuole, dovette rinunciare del tutto all’alfabetizzazione dei propri figli. Nel frattempo, l’istruzione primaria privata ha avuto un vero e proprio boom, arrivando a sfiorare il 20% dei bambini coinvolti in qualsivoglia programma educativo.

Nel 2005 il governo della provincia stipulò una intesa tripla con la Banca Mondiale ed il Dipartimento dell’istruzione del Regno Unito per avviare con la soprintendenza di questi ultimi una profonda riforma del settore. Fu stabilita una nuova istituzione, la Punjab Education Foundation (PEF) con lo specifico scopo di coinvolgere tutti i livelli del comparto istruzione, sia pubblici che privati, per aumentare drasticamente il numero di bambini scolarizzati. La strategia in questione fu strutturata su tre livelli. Il Foundation Assisted Programme, con lo scopo di parificare le scuole private finanziando, a seconda del reddito, buona parte o tutto il pagamento delle rette richieste alle famiglie; l’obiettivo era rendere i costi dell’istruzione privata infinitesimali, risparmiando allo Stato l’apertura di nuove strutture scolastiche. Il secondo pilastro fu il New School Programme, mirante all’apertura da parte di ONG di nuove scuole in aree sprovviste sotto finanziamento ripartito tra Stato e organizzazioni non profit. Il terzo pilastro fu l’Education Voucher Scheme, destinato a spingere le famiglie dei bambini ancora esclusi dall’istruzione a iscrivere i figli alle scuole low cost.

Dopo una esperienza pilota in un sobborgo degradato di Lahore, nel 2010-11 il programma è stato esteso a tutto il Punjab, ed affiancato da una riforma anche dell’istruzione pubblica, ancora di gran lunga maggioritaria (le scuole private sono 35.000 contro le 60.000 statali). Innanzitutto nel 2010 l’amministrazione scolastica è stata trasferita alle autorità locale nei limiti dei propri mezzi e risorse. In secondo luogo, il Pakistan si è dotato nella Costituzione dell’obbligo per gli Stati di provvedere in ogni forma possibile alla scolarizzazione dall’età di 6 a quella di 15 anni.

Per raggiungere l’obiettivo, il Punjab ha avviato una rigida disciplina nell’amministrazione dell’istruzione pubblica. La supervisione del settore è stata suddivisa per distretti, responsabilizzando le autorità di ogni distretto in materia di monitoraggio del funzionamento delle strutture. Dal gennaio 2011 all’estate 2013, la percentuale di scuole pubbliche visitate dai pubblici ufficiali ogni mese è alita dal 22 al 91%, riducendo enormemente le piaghe dell’assenteismo dei docenti e della corruzione nell’accesso alle scuole stesse ai danni delle famiglie. La pratica è stata poi estesa anche alle scuole private che beneficiano dei fondi del primo pilastro menzionato.

Il Foundation Assisted Programme, infatti, non è un programma obbligatorio, ma sufficientemente vantaggioso affinché le scuole private ne facciano ricorso per aumentare il numero di allievi iscritti, anche fra le famiglie non beneficiarie dell’esenzione totale dalla retta. Non sono infatti le famiglie a beneficiare di un sussidio, ma la medesima scuola che aderisce al programma, che però in cambio è costretta a rispettare gli standard imposti dal distretto responsabile: basso assenteismo sia docente che tra studenti, esenzione dalla retta per le famiglie povere e test bimestrali sulla qualità dell’insegnamento ed i risultati raggiunti dai bambini stessi. L’Education Voucher Programme, invece, è una vera e proprio sussidio dato alle famiglie in favore dell’iscrizione dei figli alle scuole private a basso costo.

In termini sia qualitativi che numerici, le iniziative sembrano avere avuto successo. Da un lato, la qualità dell’istruzione pubblica è stata elevata enormemente; dall’altro oltre un milione bambini si sono aggiunti all’istruzione locale grazie alle iniziative di parificazione; circa 140mila, invece, sono stati inclusi nel sistema dei voucher. Il governo del Punjab prevede ora di estendere l’iniziativa.

Anche il questa occasione, però, i limiti del sistema di parificazione scolastica non hanno mancato di emergere con evidenza, come accade spesso in Occidente nel dibattito tra i sostenitori della scuola pubblica e di quella privata. Più che la parificazione, il FAP appare in effetti una nazionalizzazione mascherata di scuole private prima poco appetibili in materia di costi, ma i problemi principali sono ben altri.

Innanzitutto, i progressi sul fronte della scolarizzazione femminile sono stati ben pochi: le bambine costituiscono poco più di un terzo dell’aumento registrato. Senza una obbligatorietà statale, le barriere all’accesso all’istruzione femminile rimangono apparentemente insuperabili. Il tasso di scolarizzazione primaria del Punjab nella fascia 6-15 anni, pur essendo il primo tra le provincie pakistane, è comunque solo al 73%, con disparità consistenti tra le aree di campagna e cittadine.

La parificazione scolastica sembra aver incentivato l’istruzione dei figli alle famiglie di classe medio-bassa, mentre quelle in stato di povertà assoluta non hanno comunque trovato conveniente l’inclusione in istituzioni private sovvenzionate; anche in questo caso, l’intervento pubblico sarà del tutto necessario per raggiungere l’obiettivo indicato dalla modifica costituzionale. Infine, buona parte dei progressi si sono registrati negli ultimi due anni per lo più tra i bambini sotto l’età di 11 anni. Sono ancora da verificare, dunque, le garanzie che questa pur notevole massa di giovanissimi, una volta ottenuta la piena alfabetizzazione, non sarà ritirata dalle scuole dalle famiglie per finire ancora precocemente sul mercato del lavoro. Nel 2012, l’aumento delle iscrizioni ha infatti segnato una battuta di arresto, per poi riprendere con l’inizio del nuovo anno.

Viene infine da chiedersi se una simile esperienza sia effettivamente replicabile nel resto del Paese, dove le scuole coraniche dettano legge, protette dagli integralisti, oppure dove l’insicurezza domina sovrana, come a Karachi o nel nord-ovest del Paese. Oppure dove ai conflitti armati i aggiungono le discriminazioni settarie religiose ed etniche, come nelle aree cristiane e nel Belucistan. Ai posteri la sentenza, che come spesso accade in Pakistan, è davvero ardua.

 

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