lunedì, Aprile 19

La ricetta politica di Antonio Bertolotto field_506ffb1d3dbe2

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Imprenditore on the road, per “sparigliare” la politica, per confrontarsi faccia a faccia con gli italiani, per raccogliere proposte da presentare ai governanti, per risollevare il Made in Italy e ridare fiducia al Paese.

Tutto questo lo sta facendo in questi giorni un coraggioso imprenditore di Cuneo. Si chiama Antonio Bertolotto, produce impianti di recupero di biogas delle discariche. Ma non solo. Sta per avviare la produzione di una macchina elettrica che si chiamerà “Sonita” dal nome che è tutto un programma, “Sono italiana”.

Da maggio a luglio scorsi ha percorso l’Italia a piedi per parlare con la gente. Da qualche giorno sta girando l’Italia in camper. La partenza dal Colosseo e poi su e giù per l’Italia contaminando il Paese con le parole chiave del suo movimento che sono “Sorriso, Serenità, Sicurezza – SoSeSi”

Bertolotto, che è stato emigrante, al genio italiano ci crede. Crede che il Paese si può risollevare, ma chiede oggi alla politica azioni forti, soluzioni immediate. E nella sua ricetta punta molto sull’importazione in Italia del sistema del minijob tedesco per garantire 600 euro al mese ai giovani, oggi costretti a casa, imparando loro un lavoro. Una soluzione che porterebbe secondo Bertolotto  tre milioni di posti di lavoro in due anni.

Antonio Bertolotto, lei si prepara a scendere in politica?

Io voglio sparigliare la politica. Non esiste una politica in Italia. Io sono stufodi correre dietro ai  timbri, alle carte bollette. La politica deve essere intermedia tra le necessità del cittadino ed il potere esecutivo. Costruisco centrali elettriche. Oggi ci vogliono 4 cinque anni per avere un’autorizzazione. Dove andiamo a finire.

Ha messo in campo questo movimento che guarda alla politica.

Ho messo in capo questo movimento che riguarda la politica e chi la sta facendo. Perciò bisogna comunicare con chi fa politica, sostenere questo governo, ma bisogna dire non sta facendo azioni importanti, bisogna ridurre il debito pubblico, di corsa, fare una rivoluzione fiscale, di corsa.

Lei ha incontrato dei politici ad oggi?

Mi sto confrontando con la base e gli amministratori locali. Mi sto confrontando con il popolo, con la gente. Ho camminato a piedi da Cuneo a Roma dal 1° di maggio a luglio a piedi. Ho attraversato centinaia di città. Ho parlato con centinaia e centinaia di persone alle quali ho posto una domanda: “Quali sono i tuoi problemi?”. La gente mi ha raccontato i propri problemi. I governi hanno solo aumentato le tasse, hanno solo aumentato il debito pubblico.

Lei vede uno scollamento tra istituzioni e paese reale?

C’è uno scollamento totale, non esiste una situazione in filiera. In Italia è sempre stato un po’ cosi. Oggi le imprese stanno scappando. Noi imprenditori che vogliamo rimanere abbiamo una concorrenza finanziaria dei Paesi del Nord. Io sono penalizzato. A me il denaro costa il 6 e l’8 per cento, ai tedeschi, agli americani costa l’1 per cento e vincono. Noi stiamo perdendo competitività. Poiché l’Italia piace al mondo incentiviamo il nostro Made in Italy, per esportarlo. Mi sto raccordando con queste persone che si occupano del prodotto alimentare. Sono solo una  nicchia. Non c’è solo il Made in Italy alimentare, c’è il Made in Italy dell’elettronica, dell’informatica, dei macchinari, della manifattura. Siamo tra i primi al mondo come industria che costruisce e che esporta.

Lei al termine di questa campagna sul territorio farà un movimento politico, vi presenterete alle elezioni europee?

No alle europee no. Ma se sarà necessario faremo anche quel passo lì. Ci stiamo mettendo in rete, siamo una cinquantina di movimenti come il mio e vogliamo cambiare le carte. Non si può più andare avanti con delle le autorizzazioni che non arrivano, con le tasse al 60, all’80 per cento. Non si può.

Pensa che l’elettore premierà la vostra formula?

L’elettore comune non premia più chi ha governato fino ad oggi. Tutti quelli con cui parlo sono scontenti. Non è più una questione di sinistra, di destra o di centro. Ho sempre votato le persone sui programmi. E’ una questione di una classe politica che è stata  disattenta rispetto al Paese e che va rinnovata. Il rinnovo però va fatto in modo pacifico, infatti io porto tranquillità, porto serenità, porto sicurezza. Non vado ad incitare la gente. Faccio delle proposte. Perché lamentarsi è troppo facile.

E’ quindi un po’ l’alter ego di Grillo?

Mi definisca anche così. Però io Grillo lo stimo molto perché ha sollevato un problema vero. Non ha detto delle cretinate. Ha detto cose vere. Però bisogna fare delle proposte. Io sono quello delle proposte. Ho fatto già uscire sul mio sito le 20 proposte necessarie per mettere a posto questo Paese. E per formularle ho messo insieme tutte le persone con le quali mi sono incontrato e un gruppo di studiosi di economia e uomini che hanno vissuto all’estero. Dobbiamo fare ciò che facciamo all’estero da tanti anni… una rivoluzione fiscale, facendo scalare tutti gli scontrini, tutte le spese.

Tre milioni di posti di lavoro in due anni non sono troppi, Berlusconi parlò solo di un milione?

Berlusconi parlò di un milione con il sistema tradizionale. Io porto un esempio vero. Adottiamo anche noi il minijob tedesco, fatto da Schröder nel 2003 e rinnovato dalla Merkel nel 2012. Lo sa che Ikea a Livorno ha fatto un bando per 220 posti, hanno risposto in 33 mila per 4 euro l’ora. E’ un minijob. Con il minijob minimo sarebbero tre milioni di posti in 24 mesi. Farebbe ridere se fosse diversamente. Dobbiamo aiutare questi giovani che sono vittima di depressione psicologica.

Lei propone di aumentare gli straordinari non è una contraddizione?

Il minijob è per la piccola e media industria, gli artigiani ed i professionisti. Che oggi non stanno assumendo perché  assumere una persona oggi costa cara e non lo puoi lasciare a casa se un domani il lavoro cessa. Con il minijob queste categorie risolverebbero molti problemi. La proposta di aumento per gli straordinari riguarda la grande industria. Se c’è un momento di necessità del mercato mondiale che chiede il prodotto perché non posso premiare quelli che lo sanno fare e che sono in azienda, li faccio lavorare un po’ di più. Se mi ordinano una nave di pezzi in un mese, non posso assumere persone delle persone e produrre tutto entro un mese. Dico “ragazzi c’è da lavorare un po’ di più. Guadagniamo tutti”. E’ una condivisione anche dei benefici che il mercato può portare.

Parlando di riduzione delle spesa lei parla di privatizzazione non c’è il rischio di uno smantellamento dello Stato?

Facciamo fare l’imprenditore a chi lo sa fare.

Moretti lo fa bene.

E’ l’unico. Ma lo fa bene nell’Alta Velocità. Non c’è una funzionalità omogenea nel Paese. Lei vada a prendere un treno in Sardegna. Da Taranto a Roma ci metti tre volte quanto ci metti da Lione a Parigi. Io parlo di privatizzazione con regole ben precise, chi lo prende in mano deve rispettare certe regole. Non come han fatto con l’Alitalia, dove c’è stata un’altra ulteriore trasfusione di sangue. E’ un po’ una provocazione.

Qual è la sua idea di Stato?

Non sono né di destra, né di sinistra, votavo le persone, ho votato, a sinistra, ho votato a destra. Non può più funzionare cosi. Tutti questi sono legati a degli stereotipi che ormai sono passati. Bisogna parlare di cose concrete. Io chiedo uno Stato che faccia le leggi semplici, che faccia i controlli, che accorci i processi. Uno Stato intelligente è veramente al servizio del popolo e lo mette in condizioni di lavorare. Un ragazzo laureato in Farmacia a Pisa non riesce a lavorare perché la ditta che ha fatto i lavori per la sua nuova erboristeria non aveva il Durc in regola. E’ giusto questo?

Vorrei uno Stato più semplice e che faccia rispettare le regole. Chi ha fatto porcherie deve andare a casa.

La sua azienda quanti dipendenti ha?

Eravamo 167, siamo passati a 110 perché non abbiamo ancora ottenuto l’autorizzazione degli impianti che volevamo costruire.

Lei in particolare di cosa si occupa?

Di bonifica del bio gas delle discariche. Lo catturo, lo purifico e poi lo  distruggo utilizzandolo come combustibile. Ne abbiamo 42 in tutta Italia. Siamo anche in Portogallo a Porto e a Lisbona.

Lei è titolare molti brevetti.

Qualche decina di brevetti, tra cui una macchina elettrica che nasce dal concetto ecologico, attorno al tavolo c’era un gruppo di cervelli che si occupava di automobili ma c’eravamo anche noi. E’ nata una macchia che non ha saldature, è tutta riciclabile. La compri ed è un furgone può diventare un quattro porte, può diventare un pick up. Te la smonti a casa tua. Entreremo in produzione nel 2014 e da giugno in avanti sarà operativa. Si chiama Sonita che vuol dire “Sono Italiana”. Costerà sotto i 20 mila euro. L’Italia in due anni deve avere una rete di distribuzione così come chiede l’Europa. L’Europa è ormai partita con le auto elettrica. Specialmente per le città. La Sonita verrà prodotta in uno stabilimento e a Torino. Facciamo lavorare quelle aziende che un tempo lavoravano per la Fiat e oggi hanno le linee ferme, che sono poi quelli con i quali abbiamo studiato la macchina.

E’ anche un po’ l’alter ego di Marchionne?

No io sono un piccolo imprenditore cuneese. Avevo un sogno. Ogni veicolo Sonita che verrà prodotto avrà una dotazione di un quantitativo 500 chili di humus che contengono quel quantitativo di C02 che è stato prodotto per costruire l’auto. Sarà a emissioni zero. Io vado ad equilibrare quel CO2 con il CO2 che ho catturato nel mio humus. Il mio progetto è più concreto perché è tracciabile. Il letame sono tracciati, noi ritiriamo il letame, lo processiamo, produciamo energia elettrica dal biogas e produciamo humus che lo diamo all’agricoltura biologica. E’ nata una filiera virtuosa da dei problemi.

A Roma che il centro della politica ha incontrato politici?

Sono partito dal Colosseo, poi siamo stati a Cerveteri, Fiumicino, Anzio. Nessuno mi ha chiamato io non li ho neanche cercati. Io ho fatto un programma fino a luglio 2014. Io devo farmi conoscere. Non ho fretta.

Sua moglie che dice?

Mia moglie era un po’ scettica, ma ora ha visto i risultati c’è tanta gente che ci cerca. Io sono un patriota, non avrei dato il nome alla mia auto SonIta se non fossi convinto.

Lei è favorevole alla Tav?

Certo, ne farei due. Non condivido questi signori che non vogliono fare i trafori.

Lei non è cavaliere?

Non è quello a cui aspiro. Io aspiro a portare proposte che abbiano un senso e che possano essere accolte dalla politica attuale. Se la politica attuale non ascolta le mie proposte continueranno. Le mamme sono stufe. Noi dobbiamo molto alle mamme italiane che sono quelle che hanno tenuto il patrimonio famiglia. Abbiamo una bellissima gioventù, meravigliosa, diamo briglia a questi giovani. Diamo la possibilità di crescere e fare un lavoro. A 30 anni la strigliata non l’accettano più. Col minijob do loro la possibilità di lavorare in un’azienda che magari poi la rivelano loro. C’è un aspetto generazionale che è importantissimo. Siamo ancora il Paese più ricco del mondo, siamo al pari degli Stati Uniti della Germania, non siamo più indietro di loro. Abbiamo un patrimonio in mano alle famiglie di 8mila miliardi. Non dobbiamo sciuparlo.

Cosa pensa del fenomeno dei suicidi degli imprenditori?

Nel mio muovermi ho una grande attenzione a questo fenomeno. Dico a tutti ce la facciamo. Abbiamo i numeri per farlo. Io ridò fiducia. Poi se un singolo ha un problema lo dobbiamo aiutare, con un sistema di mutuo aiuto, quando un’azienda fallisce arrivano gli usurai. I fallimenti oggi in maggioranza avvengono perché l’imprenditore non viene pagato dalla pubblica amministrazione o perché non è più competitivo e lui non si è spostato in un altro Paese. Allora va aiutato, non va criminalizzato. Bisogna creare dei sistemi che recuperino questi cervelli. Dava dei post di lavoro. L’imprenditore è una primizia da preservare. Poi invece l’imprenditore affarista, speculatore non merita alcune attenzione ma molti imprenditori oggi che falliscono sono delle brave persone che per la vergogna fanno quelle cose brutte. Così non va bene. Queste persone vanno aiutate. Bisogna subito fare subito quattro operazioni importanti: lavoro, debito pubblico, rivoluzione fiscale. Poi si guardano le auto blu, le province, sono bazzecole. Se portiamo avanti il minijob, crea Pil, fa girare la ruota. I 600 euro che io propongo fanno lavorare il parrucchiere, il calzolaio, il supermercato. Il mini job fa vivere quelli che adesso oggi non potrebbero vivere.

Seicento euro non è poco. Come si fa a vivere con 600 euro?

Quello tedesco e di 450 al mese. In Germania 7.900 tedeschi vivono col minijob. Al posto di non lavorare per niente… Io sono state emigrante negli Stati Uniti e in America Latina, so che vuol dire. Al posto di prendere niente per quei 7/8 milioni di disoccupati a casa, iniziamo dal mini job. Mi dà un la importante. Per fermare il fenomeno bisogna trovare un sistema tampone, forte, lo ha fatto la Germania. Io propongo un sistema di minijob con 600 euro più l’indennità dell’infortunistica. Questa somma l’ho individuata parlando con gli artigiani e con i professionisti. Di più non passerebbe. Tanti prenderebbero un lavoratore col minijob anche a livello patriottico. L’italiano è patriota. E’ un atto di bontà. Nessuno vieta poi che diventi un contratto a tempo determinato.

Qual è il  suo auspicio?

Il mio auspicio è che il governo senta queste voci, come quelle che do io come So.Se.Si ed attui queste importante azioni. Noi non usciamo con l’1 per cento fi Iva in più. Anzi usciamo facendo emergere il sommerso, facendo pagare le tasse sulla differenza delle spese avute, facendo scalare tutte gli scontrini. Oggi non si può scalare tutto. Se a Cuneo invito una persona a pranzo per rappresentanza della mia azienda, non posso scalare lo scontrino devo andare al comune vicino. Non si può obbligare la gente a cercare la scappatoia.

 

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