lunedì, Giugno 27

La ricetta del Portogallo per uscire dalla crisi: più sinistra, meno austerity Sette anni fa era in bancarotta, oggi cresce al doppio dell’Italia. Merito di un Governo capace di aumentare stipendi e pensioni e insieme ridurre il deficit

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La chiave del successo è stata quindi la scelta vincente di investire sul welfare pur rispettando i vincoli di bilancio. Superare i paletti imposti dalla Troijka, ma con buon senso.  Molte di queste misure si devono al Ministro delle Finanze del Governo Costa: Mario Centeno. Centeno, un dottorato ad Harward ed un passato da accademico lontano dalla politica, ha contribuito – pur senza comparire tra gli autori – a stendere il programma elettorale del Partito Socialista per le elezioni del 2015, e molti di quei provvedimenti attenti al welfare e lontani dall’austerity sono frutto del suo lavoro. Un lavoro che anche l’Unione Europea ha saputo apprezzare. Centeno è stato infatti nominato alla fine del 2017 Presidente dell’Eurogruppo Finanza. Un attestato di stima che testimonia non solo la validità delle politiche economiche portoghesi, ma anche, forse, la volontà di parte dell’Unione ad aprirsi ad alternative valide e concrete alla solita minestra di austerità e rigore dei conti.

Molti dei detrattori del Governo di Costa affermano che la Sinistra portoghese non abbia fatto altro che raccogliere i frutti dei sacrifici del Governo Passos Coeha che attenendosi con rigore alle indicazioni della Troijka ha garantito un futuro all’economia portoghese, pagando con la perdita di consensi, il contrappasso di anni di politiche di austerità. È un ragionamento ovviamente vero. Non poteva esserci strada differente all’austerità una volta certificato il bailout e accettato il prestito del FMI e della BCE. Ma sarebbe altrettanto sciocco sottovalutare l’impatto delle politiche del Governo Costa, che migliorando in maniera tangibile le condizioni di vita dei portoghesi hanno senza dubbio dato nuova linfa all’economia. La controprova sta nel dato sul ritmo di crescita, passato dall’1,4% del 2015 al 2,8% nel primo trimestre del 2017, nell’aumento dei consumi, nell’aumento del tasso reale di crescita del PIL dall’1,4% del 2015 al 2,5% del 2017, e dall’incremento delle esportazioni dell’8,3% nel 2017 rispetto al 4,4% nel 2015. Tutti dati che uniti al 38% di consensi registrati dal Partito Socialista nelle elezioni amministrative del 2016, portano Costa a vele spiegate verso la riconferma nella tornata elettorale del 2019.

In più c’è anche da considerare l’assenza di un partito marcatamente populista, nazionalista e anti europeista all’interno dello spettro della politica portoghese. È vero, Costa ha promesso di porre fine all’austerity, ma l’ha fatto tenendo in considerazione il peso delle regole finanziarie e delle istituzioni europee. Resta un socialista liberale, non un rivoluzionario. Ma l’assenza di un soggetto politico propriamente anti sistema gli ha permesso di prendere decisioni coraggiose anche in materie più ideologicamente vicine alla sinistra. Parliamo di diritti civili, con l’approvazione delle adozioni per le coppie gay; parliamo di immigrazione, con il Portogallo che è stato l’unico Stato in tutta l’UE a scrivere ad Italia, Grecia, Austria e Svezia dichiarandosi disponibile ad accogliere 10mila rifugiati; parliamo, ancora, di economia, con l’aumento della tassazione per gli immobili di lusso di valore superiore ai 600mila euro.

È in questo modo che quella contrapposizione con i Paesi dell’Europa Centrale è tornata in Portogallo ad essere motivo di orgoglio. Quel «Noi siamo roba del Sud […] non abbiamo nulla a che fare con la Mitteleuropa» è diventata una lezione, certamente perfettibile, a quei Paesi e a quel modo di fare e di intendere l’Europa. È un’alternativa credibile all’austerità della Troijka e alla crisi internazionale delle Sinistre. Un esempio a cui guardare, specialmente dal nostro Paese – con le dovute differenze di contesto e di storia – per sistemare il tiro di misure di salvataggio che finora non hanno avuto gli effetti sperati. Ma anche una speranza a cui può guardare la Sinistra, ma anche i cittadini del resto d’Europa, di una politica che sa essere vicina e attenta ai bisogni della società, che riesce a far convivere popoli, culture, idee e soluzioni – come nel caso dell’austerity e del welfare – differenti. Una speranza che viene da una storia di rinascita, di rivincita e di Sinistra.

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