venerdì, Maggio 7

La ricerca del diritto ad essere Viaggio nelle ‘periferie dell’Italia’: diritti civili, sociali e umani

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Violenza sulle donne e sui bambini, diritti e garanzie del sistema penale, l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono diritti fondamentali relativi alla persona umana che dovrebbero porre la linea di demarcazione tra uno Stato civile e uno no. Così il viaggio nelle ‘periferie dell’Italia -in attesa del Meeting di Rimini edizione 2014 che, dal 24 al 30 agosto, dibatterà «Verso le periferie del mondo e dell’esistenza. Il destino non ha lasciato solo l’uomo»- prosegue oggi su tre grandi problematiche che macchiano il nostro curriculum di Stato moderno. Stiamo parlando di diritti civili, sociali e umani.

Il diritto di essere donna deve essere riconosciuto in una società che si dichiara al passo con i tempi, combattendo le discriminazioni che la popolazione femminile subisce dalle mura domestiche all’ambiente lavorativo; il diritto di essere considerati uomini, anche se all’interno di un carcere; il sistema penitenziario è nato come sistema correttivo non di abbandono e dimenticanza; il diritto ad un libero orientamento sessuale, contro la discriminazione dilagante e l’annientamento delle libertà fondamentali.

“La violenza sulle donne è una questione culturale, è trasversale, indipendente dalla posizione sociale, dagli studi effettuati, e dall’età. Sappiamo che la violenza colpisce ogni strato sociale”. Le parole di Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, Presidente del Telefono Rosa, non lasciano spazio a nessuna interpretazione. In Italiale leggi di tutela psicologica e fisica, e la legislazione in generale, sono abbastanza avanzate. Il tema è di poterle applicare realmente nella pratica”. Aggiunge Aurelio Mancuso,  Presidente e Fondatore di Equality Italia, che oltretutto pone l’attenzione su due punti fondamentali: per prima cosa la tutela delle donne che vogliono denunciare i propri mariti o compagni. Un maggiore finanziamento e rafforzamento dei centri anti-violenza, che in questo momento soffrono a causa di problemi finanziari. Il fatto che non sia stata eseguita la delega alle pari opportunità lascia nel limbo tutta una serie d’iniziative del precedente sottosegretario”. Il secondo tema,  continua Mancuso – “è la formazione da parte delle forze dell’ordine, è necessario che, soprattutto in alcune realtà, siano previsti delle vere e proprie task force specializzate, così come avviene in alcuni Paesi europei e negli USA, ovvero del personale formato che sia pronto ad accogliere le denunce e a comprendere bene la gravità, in maniera immediata, delle violenze o dello stalking. Questo è molto importante perché fa parte dell’ambito preventivo”. Purtroppo si torna sempre sul tema, o meglio il problema male affrontato, della prevenzione. Inoltre “manca l’attuazione. Quando si sostiene che si abbassano i dati relativi alla violenza sulle donne, bisogna sottolineare che sono i dati relativi alle donne che denunciano. Noi sappiamo benissimo che c’è un sommerso enorme, delle donne che vengono a chieder aiuto al telefono Rosa, solo il 7% denuncia, il 93% subisce e non denuncia”. Nonostante le leggi vigenti nel nostro ordinamento, esiste un motivo reale per cui “le donne decidono di non denunciare. Molto spesso non sanno cosa fare o dove andare, non sanno come possono essere aiutate – continua il Presidente del telefono Rosa – L’altra grande pecca in Italia è l’iter del processo, un iter lunghissimo, che non dà alla donna nessuna sicurezza, ma la rende ogni giorno più fragile. Un processo per stupro può durare dai cinque ai sei anni, qual è la donna che mette in gioco la sua sicurezza per tutto questo tempo?” La violenza in ambito domestico coinvolge, purtroppo anche i minori, “quando una donna all’interno della famiglia subisce violenza, bisogna tenere conto di quello che vedono e subiscono i figli.  Nella Convenzione di Istanbul, per la prima volta viene citata la violenza a cui assistono i minori, e che li segna per tutta una vita. Il ragazzo, se non aiutato, diventa un uomo violento, la ragazza, allo stesso modo, diventa una succube. Una violenza gravissima nei confronti dell’infanzia.”

Sui Diritti degli omosessuali, la questione è davvero delicata, soprattutto perché è lo Stato a tentennare per primo. “La legge sull’omofobia è stata approvata dalla Camera e deve iniziare l’iter al Senato, ma è bloccata da oltre 2000 emendamenti presentati essenzialmente dal NCD e da deputati di FI Questa legge estende i benefici della Legge Mancino, una legge nata contro il razzismo, l’antisemitismo, e che ora si estende anche alla violenza contro le persone omosessuali e transessuali. Non si sono mai poste questioni rispetto alla libertà d’opinione quando era limitata alle prime due fattispecie, si solleva ora perché c’è un tema di omofobia politica di fondo. Diciamo che nel profondo di questi emendamenti c’è la volontà di non far approvare la legge perché si ritiene lesiva delle libertà d’opinione”. Questa lentezza legislativa e problematica culturale, nascondono al loro interno il fatto che “non si ritiene che gli omosessuali siano degni di essere tutelati in quanto tali, e non si ritiene giusto che esista un delitto contro le persone, da aggravare quando si tratta di odio verso gli omosessuali e le lesbiche”. Esiste, però, una nota positiva, la cooperazione con le forze dell’ordine ha portato “all’aumento esponenziale delle denunce”. Grazie all’ OSCAD, che è un organismo delle forze di polizia che lavora sulla questione della discriminazione, facendo formazione del personale, esiste, inoltre, un numero verde. Questo ha rassicurato molti ragazzi e ragazze”.

Un grande passo in avanti sarebbe l’approvazione della legge sulle Unione Civili, ferma alla Commissione Giustizia del Senato. E’ stato depositato il Testo unico, e scelta come relatrice Monica Cerrinà. La proposta è divisa in due parti: una dedicata “all’istituzione di una fattispecie ad hoc per le coppie omosessuali”, l’istituto delle unioni civili che “prevede tutti i diritti riconosciuti al matrimonio eterosessuale meno le adozioni dei figli non naturali. La seconda parte della legge riguarda sia le coppie eterosessuali sia quelle omosessuali, le cosiddette libere convivenze, che non vogliono accedere a nessun tipo d’istituto”. La seconda parte riguarda le convivenze tout court che non vogliono nessun tipo d’istituto nuovo, ma vogliono regolare solo alcuni aspetti, scegliendoli tramite accordo dal notaio (con valore pubblicistico), altrimenti rimanendo libere convivenze. “La possibilità di successo di questa legge è legata alla volontà politica afferma il Presidente di Equality Italia – addirittura il Governo dice che ha una sua proposta, non si capisce se è un testo o se invece, come ha fatto per l’omofobia, vuole indicare una strada rispetto all’iter della legge e quindi indicare alcune priorità”.

Per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti ai Transessuali, dobbiamo rifarci alla legge del 1982, Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso.  “La legge è ottima. Risente, naturalmente, del tempo. E’ stata scritta da tutte le grandi forze politiche: comunisti, socialisti e democristiani”. Il problema, attualmente, è strettamente legato al diritto sociale, ossia l’accesso al lavoro, “le donne e gli uomini che vogliono transitare da un sesso all’altro, molte volte non riescono a trovare lavoro perché i documenti che hanno sono differenti dall’aspetto. Deve essere il Tribunale a dare l’autorizzazione a cambiare il nome, questo è subordinato al fatto che è obbligatorio accedere agli interventi demolitivi. Per le donne la chirurgia prevede la diminuzione dei seni e per gli uomini l’apparato genitale. Bisogna correggere questa legge, che ha, sicuramente, aperto una grande strada, ma che oggi, alla prova dei fatti, mostra un impedimento serio (il cambiamento del nome)”. Per evitare di continuare ad incappare in continue discriminazioni, dobbiamo capire “come noi ci percepiamo come società, perché su alcune questioni siamo ancora così arretrati – conclude Aurelio Mancuso – La crisi economica c’entra, i diritti civili e sociali vanno di pari passo nonostante la politica italiana non lo capisca, mentre il resto del mondo sì. Economia e diritto della tutela individuale sono assolutamente collegati”.

Se vengono lesi i diritti delle persone libere, la situazione nelle carceri non è certamente incoraggiante. Il sistema carcerario italiano, purtroppo, è protagonista di numerose violazioni. “La rassegna dei diritti violati è lunga, interminabile”. Afferma Alessio Scandurra, del Comitato Direttivo dell’Associazione Antigone.

Il punto da cui bisogna partire è l’idea che le persone detenute hanno dei diritti, è un’idea che sulla carta esiste da qualche tempo ma che nei fatti non fa parte della cultura diffusa. Continuando “la situazione nelle carceri è peggiorata, non solo perché sono aumentati i numeri, ma perché sono diminuite le risorse economiche, questo ha coinciso con il ciclo di crisi economica. Quello per cui si batte l’associazione Antigone è il “diritto ad una detenzione dignitosa e il tema del diritto alla saluteSulla detenzione dignitosa Alessio Scandurra ci spiega che “non c’è lo spazio adeguato in cella e nemmeno fuori. La cella, per legge, dovrebbe essere il luogo in cui il detenuto deve trascorrere la notte, quindi oltre ad essere necessari maggiori spazi, è necessario creare anche spazi esterni. Nella realtà, invece, i detenuti trascorrono la maggior parte del tempo in una cella troppo piccola, e mancano gli spazi per le attività fisiche e per le attività di formazione”. Stesso concetto vale per la tutela della salute “il detenuto ha lo stesso diritto alla salute di una persona libera. In concreto la situazione è molto diversa. Il carcere è un posto pieno di problemi, la risposta è generalmente inadeguata da parte di enti locali, non c’è interesse per questa popolazione che vive al di là del muro. Sono l’ultima delle priorità”. Il problema delle condizioni detentive non è passato inosservato nel contesto europeo, “la sentenza della Corte Europea sui Diritti dell’Uomo è stata molto chiara, ha condannato l’Italia, non solo perché violava i diritti delle persone detenute, ma non aveva un meccanismo che consentisse a questi ultimi di lamentare la violazione dei diritti, e non aveva un meccanismo che prevedesse la cessazione immediata e il risarcimento”. Scandurra spiega che “quando avviene la violazione, lo Stato deve essere in grado di accertarla e punirla. Il carcere, essendo un luogo chiuso, un luogo composto da due comunità, quella dei detenuti e quella dei sorveglianti, è un luogo in cui tradizionalmente è più difficile la denuncia della violazione, l’accertamento e la sanzione. Questo è un terreno di lavoro costante. I diritti universali o sono anche dei detenuti o non possono essere considerati tali”.

 

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