giovedì, 26 Gennaio
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La ricerca archeologica al tempo della crisi

“L’archeologia è sempre più viva, nonostante le ferite subite e mobilita energie, culture, risorse,  nonché un crescente  interesse sia da parte dei grandi che dei piccoli. Lo testimoniano le 10 mila presenze avutesi in questi tre giorni di TourismA al Palacongressi di Firenze, i 30 convegni tenuti su varie tematiche, la partecipazione di  250 relatori, 60 espositori, la partecipazione attiva di rappresentanti di enti, organismi di promozione impegnati nelle campagne archeologiche così come  nel turismo di settore e nelle eccellenze enogastronomiche  e di moltissimi giovani e ragazzi”.

E’ legittimamente soddisfatto Piero Pruneti, direttore della rivista  ‘Archeologia Viva’ (Editore Giunti)  l’anima e la mente di questa manifestazione giunta alla seconda edizione, nata per fare il punto sullo stato della ricerca archeologica nel mondo, sulle nuove scoperte e sull’andamento del turismo archeologico. Tra i big più seguiti lo scrittore Valerio Massimo Manfredi e il filologo Luciano Canfora, l’archeologo Andrea Carandini cui è spettato il compito di aprire l’incontro con una lectio magistralis sulle origini di Roma, Paolo Matthiae, Vito Mancuso, Franco Cardini, Alberto Angela, Mario Tozzi, Pupi Avati ( che ha ricevuto il Premio intitolato all’archeologo scomparso Riccardo Francovich, per i meriti nella comunicazione di contenuti storico-scientifici, soprattutto nelle opere ambientate nel medioevo, verso il pubblico dei non specialisti) e di tanti altri, studiosi e archeologici che operano nelle varie missioni  spesso in condizioni estremamente difficili e pericolose  dell’area Mediterranea.

Quanto ai ragazzi, ne abbiamo visti molti indaffarati nei vari Archelaboratori a scheggiare la selce, alla maniera dei primitivi, lavorare e cuocere l’argilla, macinare il grano su apposite macine di pietra, dipingere con il carbone e l’ocra, usare telai verticali, accendere il fuoco  con legni e pietre focaie, nonché ad imparare a leggere e scrivere in geroglifico.

Lazz 3

A Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva e coordinatore di TourismA, oltre al bilancio in cifre (già sintetizzato) poniamo alcune domande.

 

Qual è la consistenza del turismo archeologico e quali le novità dettate dalla situazione di precarietà di alcune aree del Mediterraneo?

E’ davvero notevole, la maggior parte del turismo nell’area Mediterranea è legato alla esigenza di conoscere luoghi e aree archeologiche, storia, monumenti, arte, diversità culturali, paesaggistiche e ambientali, è legato all’archeologia  e a tutto ciò che ad essa si collega. Del resto, scopo della rivista è cercare di capire il passato per capire il presente. Quanto alle novità nei  flussi turistici queste sono dovute essenzialmente allo stato di  crisi e di guerra che da alcuni anni  colpisce i Paesi dell’Africa del Nord e il Medio Oriente, per cui c’è stato da parte del movimento turistico un sensibile spostamento di mete, cioè l’abbandono delle aree critiche per rivolgersi ad altri  siti, in particolare Italia (Sardegna e Sicilia), Croazia, Grecia, sud della Francia, Spagna.

A questo riguardo significativa è stata la presenza al Salone dell’archeologia di  Firenze dei rappresentanti  dell’Ente Egiziano del Turismo, poiché l’Egitto tiene moltissimo a ricucire un rapporto con il nostro Paese anche sotto il profilo turistico, purtroppo lacerato dalla tragica  vicenda  del giovane ricercatore Giulio Regeni, sulla  quale tutti auspichiamo  sia fatta luce. Infatti, gli italiani sono  al primo posto nel turismo verso l’Egitto, che dopo le vicende dell’ultimo decennio tiene a mostrarsi  stabilizzato e sicuro, nella Valle del Nilo e delle Piramidi che sono le più richieste. Ma dello stato di crisi delle aree del Mediterraneo se ne è parlato  al Convegno  dal titolo Spes contra spem uno dei più seguiti al di là dei dibattiti nell‘Auditorium sempre affollati. Altri tema ‘caldo’ quello  del Convegno ‘Uomo migrante, dalla preistoria al 2016 e oltre..’ a cura dell’Università di Ferrara, al quale hanno partecipato anche studiosi di altre Università.

 

Quali le conclusioni legate all’attualità del Convegno Uomo migrante?

 Le ricerche presentate ci mostrano come dalla preistoria ai giorni nostri il mondo sia sempre stato percorso da fenomeni migratori, dovuti a vari fattori, si pensi ai primi uomini che dall’Africa si spostarono verso l’Europa, fenomeni ampiamente documentati dalle ricerche archeologiche e antropologiche sulle tracce dell’homo sapiens, quindi, i fenomeni migratori, dovuti a guerre, carestie, variazioni climatiche, ricerca di cibo e di benessere  in atto anche nel nostro tempo, non sono un’anomalia, ma una costante dell’umanità. Di questo bisogna avere conoscenza e consapevolezza.

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