domenica, Maggio 9

La République En Marche!: la ricetta di un successo

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Quanto sono stati importanti la comunicazione e in particolare i nuovi media nel successo di La République En Marche!?

Sicuramente En marche! è un movimento molto digitale, quindi la costituzione del movimento è stata possibile anche grazie ad una piattaforma digitale in cui una persona può visualizzare dove sia il comitato più vicino a casa sua, può vedere quali sono gli eventi e le riunioni organizzate e può farlo con qualche click, in modo molto facile; è chiaro che l’utilizzo del digitale per facilitare la vita della gente e anche per far sì che la porta del movimento sia più aperta: le possibilità del digitale sono state sfruttate in modo molto intelligente.

Come è riuscito Macron a togliere consensi a un po’ a tutti? Si è creato, attorno a lui, una sorte di asse contro il Front National?

Molto meno che quando accadde con Jacques Chirac, che fu eletto con l’83% dei voti al secondo turno, mentre Macron ha avuto il 65%: il fronte repubblicano non è stato così compatto, tant’è che non tutti hanno invitato a votare Macron al secondo turno. Secondo me il successo di En Marche! è l’insuccesso degli altri. Rispetto ai tempi di Jean-Marie Le Pen, il Front National si è messo una parrucca e si è truccato, ma questo trucco ha funzionato fino a un certo punto: per fortuna i francesi non sono così stupidi e, infatti, alle legislative, il Front National è esattamente allo stesso livello del 2012. Dopo il primo turno, ‘Le Monde’ metteva come titolo in prima pagina «Tra ottanta e cento deputati per il Front National»: se ne hanno quattro gli va di lusso; rischia di entrare in Parlamento solo Marine Le Pen. Adesso la responsabilità è nostra e il Presidente ne è assolutamente cosciente: non c’è diritto d’errore. Con la maggioranza che abbiamo, adesso bisogna fare le cose.

Se da un lato La République En Marche! è riuscita ad arginare un’avanzata populista che aveva messo in allarme l’intera Unione Europea, dall’altro l’enorme maggioranza ottenuta alle legislative e lo scarso peso delle opposizioni ora ha cominciato a spaventare qualcuno: lei cosa ne pensa? Questa situazione non rappresenta un po’ un’anomalia in un sistema parlamentare?

Nel progetto di Macron c’è l’introduzione di una fetta di proporzionale, quindi non credo che ci sia un’anomalia perché, appunto, non penso che possa esserci alcun dubbio sui valori democratici di Macron. Ho visto e ho letto di questi presunti pericoli, ma mi sembrano cose abbastanza assurde: i cittadini hanno scelto e quelli che non hanno scelto sono quelli che non sono andati a votare. La lotta contro l’astensione è un’altra sfida.

Io penso che sia responsabilità degli altri partiti di rimettersi un po’ in sesto in modo che i loro elettori siano motivati ad andare a votare: oggi, quello che è successo è che quelli che sono andati a votare sono andati a votare En Marche!, e quelli che non sono andati a votare avrebbero probabilmente votato qualcos’altro. Quindi sta anche agli altri partiti di ricostituirsi, di fare i loro congressi, di fare quello che devono fare per ridare fiducia agli elettori.

L’obiettivo di Emmanuel Macron non è certamente quello di sfasciare gli altri partiti, bensì di creare un’alternativa che possa interessare i cittadini: gli si può dare atto di esserci riuscito.

Ora, con questa forte maggioranza, come pensa che agirà l’amministrazione Macron in politica interna? In particolare, come pensa di agire sulla questione della disoccupazione e della crisi nei Territori d’Outre-Mer?

Sicuramente la riforma del lavoro è la priorità, infatti sarà pubblicata fin da fine agosto: l’Assemblea lavorerà anche questa estate su questa faccenda. La priorità è quella di liberare il lavoro e, allo stesso tempo, di dare maggiori protezioni ai cittadini che perdono il lavoro. È chiaro che i risultati cominceranno a vedersi più avanti, ma intanto bisogna cominciare a mettere in piedi i meccanismi che possano portare a questi risultati.
Nell’Outre-Mer c’è una crisi in corso: bisognerà riflettere bene prima di agire.

Quale sarà la posizione dell’amministrazione Macron nei confronti dell’Unione Europea? In particolare, come si muoverà sulla questione dei migranti e sulla Brexit?

Penso che sull’Unione Europea la posizione sia chiara: Emmanuel Macron era il candidato più filo-europeo di tutta la campagna elettorale ed è un difensore dell’Europa con le unghie e con i denti; crede nell’asse franco-tedesco con una Francia più responsabile e più forte, dopodiché, una volta che si siano fatti i compiti (come si dice in Italia), si può anche cercare di negoziare una politica economica un po’ meno austera. In ogni caso, la politica di Macron è quella di procedere ad un rinforzo dell’Europa dal punto di vista del budget, dal punto di vista della difesa, da un punto di vista dell’ordinanza sui lavoratori distaccati; quindi rafforzare al massimo quello che si può rafforzare.

Sulla Brexit, la posizione è stata abbastanza chiara e simile a quella di François Hollande: se gli inglesi sono voluti uscire, che escano.

Anche sulla questione dei migranti la posizione è sempre stata chiara: sull’asilo c’è un lavoro da fare perché la Francia non ha fatto il proprio dovere. Macron ha sempre ammirato ciò che ha fatto Angela Merkel a riguardo e vuole mettere in piedi un processo più veloce per ottenere l’asilo politico, quando l’asilo politico può essere dato. Sui migranti economici, invece, bisogna cercare di sviluppare le cose in Africa e dai Paesi da cui queste persone scappano, ma non si può accogliere tutti, proprio perché la cosa rischia di alimentare i populismi e dei meccanismi pericolosi. Quindi, bisogna avere comunque un controllo dell’immigrazione economica mentre, sull’asilo, la Francia deve fare il suo dovere rispetto a quello che è il diritto internazionale.

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