sabato, Ottobre 16

La religione degli identici Zero diversità religiosa in una nazione dove si persegue la assoluta uguaglianza di identità islamica

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Bangkok – Secondo una recente ricerca del Pew Research Center, il Pakistan è una delle Nazioni asiatiche con la più bassa diversità religiosa comparata con altri Paesi dell’area e sul tema. Questa recente acquisizione è giunta nella settimana scorsa quando il Centro Studi ha reso pubblico il suo nuovo indice sulle diversità religiose.

I parametri utilizzati per misurare la diversità religiosa hanno tenuto conto di quale sia la distribuzione in percentuale sulla popolazione della Nazione  fin dal 2010 in relazione ad uno dei maggiori otto gruppi religiosi al Mondo. Più una Nazione è vicina ad avere diverse quote similari, più alto è il punteggio. Il Pakistan – e questo certo non è sorprendente – appare collocato alla fine della classifica, posizionandosi tra 136 Nazioni che hanno conseguito un punteggio basso in termini di diversità religiosa.

Non si tratta di un panorama che si riscontra uguale in tutta l’Asia. La Regione Asia-Pacifico è stata definita come una delle aree dotate di maggior diversità religiosa a livello mondiale. Sulle 232 Nazioni che sono state conteggiate dalla ricerca, Singapore – con la sua popolazione di cinque milioni di abitanti e la sua economia sempre fiorente – primeggia come il Paese con la maggior diversità religiosa nel Mondo, con una forte presenza di Buddhisti, Induisti, Musulmani e Cristiani nella sua popolazione. Le altre cinque Nazioni asiatiche che appaiono in questa classifica posizionandosi tra le prime 12 sono Taiwan, Vietnam, Corea del Sud, Cina e Hong Kong.

Con il 96.4 per cento di musulmani, il Pakistan ha in proporzione la ventitreesima popolazione islamica più grande al Mondo, più piccola dei suoi più prossimi Paesi Afghanistan e Iran. Egitto, Indonesia e persino l’Arabia Saudita (probabilmente per la presenza di manodopera che proviene massicciamente dall’estero) hanno in proporzione sulla popolazione livelli di diversità religiosa migliori. Secondo gli esperti, i numeri raccontano storie e nel caso del Pakistan, ci danno la certificazione ufficiale relativa ad uno stato di cose che già presupponevamo. Dietro la apparente omogeneità religiosa risiede l’assunto che tale identità produrrà automaticamente una unità nazionale.

Quando tutti i pakistani saranno seguaci della stessa fede, allor alcun dissenso sarà possibile: questa è la teoria e -a quanto pare- il Pakistan la persegue con particolare volitività. E così le differenze sono andate sempre più assottigliandosi. I cristiani si eclissano, si nascondo o fuggono del tutto. Tutt’intorno impera il concetto per il quale l’unità implica la prosperità ed ogni tanto vi è chi assiste inerte a tutto questo. E sulla base di tali idee, la marcia verso la somiglianza assoluta continua. Un dottore di ascendenza religiosa Shia ucciso a colpi di pistola per le strade di Karachi, un cristiano ucciso in carcere, una ragazza indu rapita, violentata e uccisa, tutte storie che è possibile leggere nei quotidiani nazionali nelle edizioni scorse – tutti sacrifici eseguiti sull’altare della reiterata ricerca della stessa identità e della risoluzione definitiva dei conflitti. L’interesse principale attuale è quello della produzione di un mondo mono-culturale, mono-religioso, mono-setta. Un mondo dove si assiste ad uccisioni di massa nel nome della religione, un mondo al quale sembrerebbe che i pakistani siano portati a credere con una certa naturalezza sempre più estesa nel tempo. Pur di essere quanto più possibili simili, anche qualcosina di più, ci si ritiene orgogliosi di essere uguali nella terra della purezza.

 

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