venerdì, Aprile 23

La questione del Kashmir

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New Delhi – In uno speciale sulla guerra indo-pakistana del 1965, apparso recentemente sul settimanale ‘The Week’, il giornalista veterano Kuldip Nayar ha scritto: «Indipendentemente dalle spiegazioni, il dato di fatto è che nessuna delle due parti ha registrato una vittoria decisiva, anche se l’India aveva un vantaggio sul Pakistan, in particolare dopo la conquista di Haji Pir e Tithwal, due importanti posizioni nell’Azad Kashmir». Non intendo unirmi al dibattito relativo alle conclusioni della guerra, se sia stata un pareggio, se abbia vinto l’India oppure se il Pakistan sia il reale vincitore; anche se in uno studio recentemente pubblicato dall’esercito indiano si dichiara che l’India è l’evidente vincitrice. Quello che mi colpisce è come un giornalista esperto come Nayar ha liberamente usato il termine Azad Kashmir (Libero Kashmir). Noi in India definiamo il territorio controllato dal Pakistan come Kashmir occupato dal Pakistan (PoK). I pakistani hanno coniato la parola “Azad” per un’area che non ha le sembianze di Azadi (Libertà), nemmeno lontanamente vicina all’autonomia di cui godono i kashmiriani in India.

Ma Nayar, per cui nutro un grande rispetto, è rinomato per essere ‘liberale’ e per la sua grande simpatia nei confronti dei principali separatisti della vallata. Ritengo che come molti altri liberali, Nayar non sosterrà la causa della netta secessione del Kashmir dall’India, ma il fatto di aver utilizzato l’espressione ‘Azad Kashmir’ implica che non è pienamente convinto della posizione ufficiale dell’India su Jammu e Kashmir. E, come ho già detto, non è solo. Tra i nostri liberali, in molti letteralmente idolatrano i pareri di Yashin Malik e Syed Ali Shah Gilani, per non parlare dei cosiddetti leader Hurriyat moderati. Infatti, ho letto numerosi articoli e da parte di tali liberali secondo cui i leader Hurriyat sono emersi come grandi vincitori avendo portato con successo la questione del Kashmir sul palcoscenico internazionale.

Sono sempre rimasto sorpreso dall’atteggiamento dei nostri “liberali” nei confronti dei separatisti nella valle del Kashmir, che a mio parere non sono a favore dell’autonomia ma piuttosto di una radicale islamizzazione della valle, nota altrimenti per la loro Kashmiriyat (identità kashmira) centenaria basata sulla moderazione e sul sufismo. Ma è qualcosa di cui parlerò in un futuro blog. Oggi, intendo affrontare l’argomentazione di fondo di questi separatisti ovvero che essendo il Kashmir a maggioranza essenzialmente musulmana, i musulmani in tale area non possono coesistere con non musulmani che, invece, rappresentano la maggioranza in India. In altre parole, i musulmani non possono far parte di un’India non musulmana. Ecco perché si intravedono così tante bandiere pachistane durante le manifestazioni dei separatisti e anche perché il leader separatista Syed Gilani parla dell’unione del Kashmir al Pakistan.

Non è altro che una riaffermazione della cosiddetta teoria delle due nazioni, in base alla quale è stato suddiviso il subcontinente nel 1947, che lo vogliamo ammettere o meno. Se i liberali accettano questa teoria, cosa dicono a proposito dei musulmani che vivono in altre parti dell’India? In secondo luogo, ed è anche più importante, i liberali non hanno ancora definito “come” l’India dovrebbe concedere “azadi” (libertà) al Kashmir. Il processo sarà condizionato o no? Tale questione è importante per i seguenti motivi:

Quando l’India è stata ripartita nel 1947, la popolazione ammontava rispettivamente a circa 330, 27 e 30 milioni in India, Pakistan occidentale e Bangladesh (Pakistan orientale). In termini di superficie, l’India, il Pakistan e il Bangladesh si estendevano rispettivamente su un’area di 1,3, 0,3 e 0,6 milioni di miglia quadrate. Pertanto la popolazione era suddivisa in percentuale nell’85% e 15% e la superficie nel 75% e 25% rispettivamente tra India e Pakistan unito (orientale e occidentale).

Ma il Pakistan unito era inteso per tutti i musulmani del subcontinente proprio come Israele lo era per tutti gli ebrei del mondo. Se tutti i musulmani dell’India pre-agosto 1947 avessero deciso di trasferirsi in Pakistan, i governanti pakistani non avrebbero potuto dire o fare niente in contrario. In tutte le altre partizioni a livello mondiale si è sempre assistito a scambi di popolazione. Il caso Grecia-Turchia, Germania-Cecoslovacchia, Bulgaria-Turchia, Polonia-Germania, Bosnia-Serbia e Croazia-Serbia sono esempi recenti di uno scambio su vasta scala di popolazioni, a volte organizzato dalle stesse Nazioni Unite.

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