La psicologia dietro la nostra voglia di personalizzazione Ecco alcuni dei motivi per i quali la personalizzazione piace così tanto alle aziende a ai consumatori

La personalizzazione è sempre più alla base delle scelte aziendali perché è un aspetto su cui il consumatore si sofferma tanto e che incide spesso in fase di scelta di beni e servizi. Dai consigli creati ad hoc sulle piattaforme di streaming video e audio, a quelli sugli acquisti in base allo storico dei propri ordini o ai dati di navigazione, sino ad arrivare agli articoli di abbigliamento e alle calzature; tutto può essere adattato alle preferenze del singolo cliente per ottenere un effetto di appagamento o per dimostrare allo stesso che l’azienda ha a cuore le sue scelte.
Dei gadget personalizzati con sopra un logo o delle iniziali, dati in dono a una persona cara o a un cliente a cui si tiene particolarmente per motivi commerciali, renderà quel regalo speciale perché è stato pensato appositamente per quell’occasione, denotando un certo impegno nel reperimento dello stesso e una conoscenza avanzata del destinatario. Un articolo personalizzato andrà inoltre a creare una connessione personale che rimanderà ad emozioni, sensazioni e ricordi utili a portare avanti in maniera fruttuosa una relazione che può essere di tipo commerciale o affettivo.
Ecco alcuni dei motivi per i quali la personalizzazione piace così tanto alle aziende a ai consumatori.

Senso apparente di controllo

Ottenere qualcosa di non generico o dozzinale, in qualche modo ci dà un senso di controllo perché di fatto siamo noi a fare determinate scelte tese a rendere quell’oggetto proprio come lo vogliamo. Si esce quindi dallo schema classico che prevede l’offerta di un qualcosa creato genericamente dall’azienda che poi viene comprato dal consumatore.
Ovviamente si tratta quasi sempre di piccoli dettagli che vanno a inserirsi in un quadro che è già prestabilito. Si pensi a un maglione che viene creato con un determinato materiale e al quale vengono aggiunte delle iniziali. La percezione che si ha è però quella di aver tutto sotto controllo e questo aiuta in qualche modo il nostro subconscio a farci sentire meglio e in qualche modo rassicurati.

Scrematura delle informazioni

Un altro aspetto rilevante che motiva il ricorso quasi ossessivo alla personalizzazione riguarda la gestione semplificata della marea di informazioni che ogni giorno ci vengono proposte. Il sapere che un certo tipo di notizia ci arriva già filtrata in base alle nostre preferenze, ci fa sentire meno smarriti e più interessati all’interazione, anche se le eventuali scelte restano tantissime.

Memoria selettiva

L’uomo è un animale sociale ed è normale che cerchi le interazioni coi suoi simili. Allo stesso tempo cerca anche informazioni che siano rilevanti e che in qualche modo possano essergli utili. Il cervello funziona da filtro e decide quando qualcosa è meritevole della nostra attenzione o meno. Il concetto di memoria selettiva si basa proprio su questo aspetto e ci porta a orientarci quasi esclusivamente verso quei contenuti personalizzati, ignorando in maniera quasi automatica tutto ciò che reputiamo superfluo e che pensiamo non ci interessi.

Il magico richiamo di suoni e parole

Capita spesso che la nostra attenzione venga catturata magicamente e in maniera quasi automatica nel momento in cui determinate parole arrivano alle nostre orecchie. Si tratta di suoni per noi rilevanti che riescono a farsi strada tra i rumori di sottofondo o durante una conversazione a cui non stiamo prestando il massimo dell’attenzione. Quando ad esempio sentiamo il nostro nome, all’interno del cervello si ingenera una reazione unica. Un effetto simile viene prodotto quando quella determinata parola viene catturata dai nostri occhi, magari all’interno di una e-mail. Alle persone piace leggere il proprio nome, le fa sentire importanti, ed è per questo che le newsletter non possono fare a meno di questo aspetto per accrescere il grado di connessione coi propri clienti.