sabato, Settembre 25

La protesta social indonesiana Contro la legge che limita il diritto di voto in sede locale in tutto il Mondo ci si organizza via web

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Indonesia protesta Ahmadi

Bangkok – Vi sono già state delle manifestazioni dove palpabile era il dissenso verso il successo conseguito dalla Coalizione Bianco-Rossa circa l’approvazione della Legge che abolisce il diritto del cittadino di eleggere direttamente i propri leader regionali. Gran parte delle proteste e delle velenose critiche contrarie a questo assunto politico sono poi state oggetto di discussione nel web e nei social media.

Vi è, inoltre, da aggiungere che si tratta di situazioni differenti man mano che esse vengono declinate nei vari contesti in cui si attuano. Da Washington, New York, Perth, Melbourne fino ad Amsterdam, gli attivisti politici indonesiani si sono ritrovati uniti, con un qualche vantaggio sui social media nel tenere e guidare le proteste contro gli sforzi di ridimensionare i diritti democratici della popolazione.

A New York decine di studenti si sono riuniti a Times Square. A Washington, un gruppo di studenti indonesiani ha chiesto al Presidente Susilo Bambang Yudhoyono , che ha svolto una visita diplomatica negli Stati Uniti proprio lo scorso mese, di smettere di tradire la Nazione. La Casa delle Rappresentanze recentemente ha approvato la Legge sulle Elezioni Regionali che riduce i diritti degli elettori, pertanto i Governatori, i Sindaci ed i Reggenti sono eletti dai Consigli legislativi invece che dall’elettorato e dai cittadini. L’Indonesia ha cominciato ad avere elezioni locali dirette nel 2005 a Kutai Kartanagara, come consentito dalla Legge  Numero 32 sulle elezioni di vertici politici locali. Un anno dopo gli indonesiani hanno eletto direttamente il proprio Presidente per la prima volta.

A dire il vero, sono milioni gli indonesiani delusi dalle nuove leggi restrittive in termini di diritto al voto. Lo stesso disappunto e delusione hanno incoraggiato gli indonesiani che vivono all’estero ad organizzarsi contro la nuova legislazione.

Una delle manifestazioni più ampie si è svolta sabato scorso a Melbourne, con più di 60 persone che vi hanno partecipato. Soffermandosi a manifestare in uno degli spazi pubblici più ampi nel cuore di Melbourne, i manifestanti hanno mostrato cartelli e indossato maschere che ritraevano il volto di attori e politici ritenuti responsabili della approvazione della nuova legge.

Ci sono state anche delle letture di poesie e qualche breve atto teatrale, tutti fattori componenti delle manifestazioni che sono state organizzate per mostrare il dissenso verso le nuove revisioni elettorali introdotte in Indonesia.Uno dei coordinatori dei movimenti studenteschi, Aulia Latif, ha rilasciato dichiarazioni ai media indonesiani sul fatto che i manifestanti hanno avuto tutti l’intenzione di mettere pressione a livello internazionale sul Presidente Susilo Bamban Yudhoyono ma anche sulle elites politiche d’Indonesia.

«Quello che abbiamo imparato circa il Presidente è che lui è davvero preoccupato della sua immagine. Negli ultimi dieci anni, lo abbiamo visto edificare la sua immagine internazionale. Così riteniamo di porre maggior pressione proprio su di lui in questo specifico modo», ha affermato il leader studentesco.

L’organizzatore delle manifestazioni studentesche di Melbourne ha impiegato meno di una settimana per organizzare tutto e coordinare il raggruppamento dei manifestanti. «Possiamo facilmente organizzare ogni cosa attraverso i social media», ha affermato Aulia Latif, il quale ha anche partecipato alle manifestazioni studentesche per far cadere Soeharto nel 1998.

Facebook e Twitter aiutano le persone a esprimere le proprie opinioni sul Governo e sostengono meglio le organizzazioni delle manifestazioni e di altri atti di protesta a favore dei manifestanti e dei gruppi politici di pressione. Un approccio più coordinato è stato adottato da altri gruppi indonesiani che vivono all’estero in risposta alla approvazione della Legge sulle Elezioni Regionali. Attraverso i social media, gli indonesiani a Perth, Amsterdam, Canberra, Berlino e Vancouver si sono organizzati vicendevolmente mettendo su una vera e propria protesta non-violenta contro la legge.

La mente che si nasconde dietro questa vasta organizzazione, Diah Kusumaningrum, ha affermato che l’idea dietro il concetto unico di base è quella di sollevare l’attenzione pubblica globale ed invitare la comunità internazionale a partecipare. «Per noi è importante che le veglie siano viste come eventi ai quali il mondo intero, non solo gli indonesiani, possono partecipare e piangere tutti insieme sul ripiegamento assunto dalla Democrazia», ha affermato Diah, il quale vive in Austria.

Per ironia della sorte non vi sono state manifestazioni di ampia portata in Indonesia. Le maggiori espressioni di dissenso, infatti, le si è riscontrate nel web e soprattutto nei social networks.

La creazione dell’hashtag  #ShameonyouSBY che poi è stato rimpiazzato da #ShamedbyYouSBY sono parte delle modalità utilizzate per criticare fortemente la approvazione della Legge. L’hashtag #ShameonyouSBY è balzato presto al top dei topics di Twitter in tutto il Mondo. Già molti, però, sottolineano il fatto che la veicolazione della protesta via web e soprattutto via social network non sia sufficiente. Alcuni attivisti politici ritengono che per le masse bisogna prendere possesso delle strade ed essere parte attiva di manifestazioni simili a quelle che furono intraprese nel 1998.

Nanang Indra Kurniawan, un professore universitario presso la Victorya University ed anche lettore di Politica presso la Gadjah Mada University, ha affermato che l’attivismo politico del 1998 e quello odierno siano due misure di protesta assolutamente differenti.

«La situazione è molto differente. Nel 1998 il nostro nemico era chiaro –Soeharto ed il suo regime da Nuovo Ordine autoritario- ma i problemi sono diventati di natura pluralista al giorno d’oggi», ha affermato il professore universitario. Nanang è stato parte attiva anche nelle proteste studentesche del 1998 in prima persona.

Sembra che l’intelligentja indonesiana che vive all’estero abbia intrapreso già un passo oltre le proteste in atto non solo nei social media ma anche nelle strade. Appunto.

 

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