lunedì, Agosto 2

La protesta degli ambulanti blocca la Capitale. E lo Stato? Uno Stato che cede a queste forme di protesta è uno Stato che dà segnali ambigui e contradditori e che induce anche gli altri cittadini ad utilizzare questi strumenti violenti

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Ieri Roma è rimasta bloccata, ostaggio della protesta degli ambulanti contro l’applicazione della direttiva UE Bolkenstein da parte del Campidoglio.

Tecnicamente, in ossequio a principi di libera concorrenza, le concessioni di suolo pubblico vanno messe a bando cosa che non aggrada a chi vuole mantenere privilegi.

Fin dalle prime ore dell’alba, i manifestanti si sono radunati a Roma nord per poi confluire in massa sul Grande Raccordo Anulare.

Raggiunto lo svincolo con l’Appia, che si trova nella zona est della città, hanno fermato i loro furgoni ed hanno installato banchi e sedie in mezzo alle corsie, provocando l’impazzimento generalizzato del traffico, per altro in una giornata resa già difficile dalla pioggia.

Questo comportamento è inaccettabile, per le forme e le modalità, ma ancora più strano è che una delegazione di dimostranti sia stata addirittura ricevuta in prefettura. Atto questo che ha, in un certo senso, ‘legittimato’ chi ha utilizzato metodi violenti per portare avanti le sue rivendicazioni.

Uno Stato che cede a queste forme di protesta è uno Stato che dà segnali ambigui e contradditori e che induce anche gli altri cittadini ad utilizzare questi strumenti violenti.

Desta meraviglia infatti come le forze dell’ordine non siano intervenute subito per liberare le corsie occupate dai manifestanti esagitati che gridavano “se non lavoramo noi nun lavorate manco voi!”, come se i cittadini romani fossero responsabili dei loro problemi e non dovessero, a loro volta, recarsi al lavoro o nel contiguo nuovo centro vaccinale di Cinecittà dove sono giunti in ritardo.

Non sfugge che la protesta è stata pienamente supportata dall’UGL e che sul raccordo occupato ci fossero rappresentanti sindacali nazionali, come documentato dai telegiornali.

In questo modo ci si è resi complici di un atto eversivo che si spera abbia conseguenze penali per dare un segnale che la cultura della legalità non deve mai essere travalicata.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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