sabato, Aprile 17

La proposta francese sul fine vita Hollande non riesce a mettere d’accordo la Francia sul trattamento di fine vita

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Parigi – La Francia si appresta a compiere un significativo passo in avanti in campo bioetico, con la creazione di una norma che apporterà sostanziali cambiamenti giuridici al trattamento di fine vita. Il 12 dicembre scorso, dopo una lunga seduta a cui hanno preso parte deputati di destra e sinistra insieme al Primo Ministro Manuel Valls, François Hollande ha dichiarato che è “giunto il momento di procedere al voto di una legge” aggiungendo che “sarà organizzato un dibattito a gennaio nella sede dell’Assemblea nazionale prima che verrà presentata una proposta”.

Il progetto è stato creato da Jean Leonetti, deputato dell’UMP, e il suo collega socialista Alain Claeys. Dopo due anni di studi e consultazioni è stato preparato un testo che, dopo esser dibattuto nell’Assemblea Generale, dovrebbe esser approvato entro la primavera del prossimo anno.

Già annunciato a più riprese durante la sua campagna elettorale nel 2012, la riforma normativa del trattamento di fine vita rappresenta un tassello fondamentale nel mandato presidenziale di Hollande. Per il momento, il presidente si è mostrato cauto sull’argomento, parlando di un “accompagnamento verso la morte” che possa permettere a tutti di “morire dignitosamente”. Attualmente in Francia vige la famosa legge Leonetti, creata dall’omonimo deputato di centrodestra nel 2005 durante il governo Sarkozy. Questa normativa ancora in vigore vieta l’accanimento terapeutico e permette l’interruzione dei trattamenti nei casi giudicati incurabili. Si tratta di una legge incompleta e non sempre vincolante per i medici, ma che rappresentò un notevole progresso all’epoca in cui fu istituita.

La riforma la modificherebbe introducendo il diritto dei pazienti alla sedazione profonda e continua, fino al sopraggiungimento della morte. Alla somministrazione di medicine psicotrope si aggiungerebbe poi la sospensione di tutte le pratiche volte al mantenimento in vita come l’idratazione o la nutrizione artificiale. Questo trattamento si applicherebbe solamente ai casi considerati incurabili, sotto esplicita richiesta del malato. È importante sottolineare che in questa nuova proposta non viene mai citato il termine “eutanasia” o “suicidio assistito”, anche se lo stesso Leonetti ha ammesso che simili misure potrebbero avere “l’effetto di accorciare la vita”.

Oltre a istituire il diritto alla sedazione, la vera novità di questa nuova legge, che è stata già ribattezzata Leonetti bis, risiede nel riconoscimento dei diritti del paziente, che potrà finalmente decidere in anticipo quali misure prendere nei casi più estremi. Ognuno potrà lasciare delle direttive che obbligheranno i medici a rispettarle, come ha spiegato anche Leonetti: “Le volontà scritte del paziente diventeranno così vincolanti”. Anche il testo presentato il 12 dicembre è chiaro su questo punto: “alla decisione del paziente deve corrispondere l’atto del medico”.

Come era prevedibile, le dichiarazioni di Hollande in merito a una riforma della legge Leonetti sono state accompagnate da forti critiche, arrivate soprattutto da associazioni legate alla difesa della vita. Tugdual Derville, portavoce del collettivo “Alleviare ma non uccidere”, ha definito questo provvedimento come “un’eutanasia mascherata”, aggiungendo che “l’intenzione finale è quella di dare la morte”. Sul sito dell’associazione è stato inoltre lanciato un appello affinché si possa impedire “qualsiasi forma di suicidio assistito”.

A sollevare problemi è proprio il concetto di “sedazione”, che sta creando un acceso dibattito morale e medico. Il confine tra la somministrazione di farmaci che alleviano il dolore e l’eutanasia tout court è talmente sottile che il rischio di confondere i due campi è sempre molto alto. Le cure palliative hanno lo scopo di accompagnare il paziente fino alla morte, alleviando le sofferenze della fase terminale della malattia. L’eutanasia invece ha il compito di porre fine alla vita del malato. La controversia verte sull’utilizzo dei farmaci, che fanno piombare in uno stato di totale incoscienza fino al decesso, ma anche sulla terminologia adottata per indicare simili cure. Secondo i detrattori, il rischio maggiore è quello di creare una confusione semantica che avrebbe serie ripercussioni in materia legislativa, portando così a regolarizzare l’eutanasia sotto diverse espressioni.

Le critiche, però, non sono giunte solamente dalle associazioni pro-vita. In molti hanno giudicato questa riforma come un compromesso creato appositamente per evitare una scelta troppo drastica. Veronique Massonneau, deputata ecologista del partito Europe Ecologie les Verts (EELV) ha sottolineato il fatto che questa modifica dell’attuale legge Leonetti “non apporta niente di nuovo, si limita semplicemente a confermare i progressi fatti nel 2005”. I verdi francesi sono da sempre in prima linea per poter introdurre la legalizzazione dell’eutanasia attiva, e un simile provvedimento non po’ che lasciarli delusi.

Anche l’Associazione per il diritto a morire nella dignità (ADMD) si è mostrata insoddisfatta. Il suo presidente, Jean Luc Romero, è arrivato addirittura a dire che “se il paziente non verrà più alimentato e idratato morirà di fame e di sete”. Una dichiarazione dall’evidente carattere provocatorio, volta a scuotere le istituzioni. Il numero uno della principale associazione pro-eutanasia ha inoltre tirato in ballo l’ultimo sondaggio pubblicato dall’istituto francese Ifop, secondo il quale il 98% dei francesi si sarebbe espresso a favore dell’introduzione del suicidio assistito.

Gli unici ad essersi mostrati favorevoli a questo rimaneggiamento della legge Leonetti sono i professionisti del settore, che hanno accolto positivamente l’annuncio di Hollande. La Società francese di accompagnamento e di cure palliative (SFAP) ha apprezzato la proposta perché “risponde direttamente alle preoccupazioni e migliora la gestione delle persone in fin di vita”.

Con questo nuovo progetto di legge, Hollande si pone ancora una volta a metà strada, scontentando entrambe le parti con una decisione dal carattere timido e indeciso. L’adozione dell’eutanasia attiva rappresenterebbe senza dubbio un cambiamento radicale e provocherebbe proteste molto più accese da parte di una buona fetta della società civile. Mai come in questo momento, però, il Presidente della Repubblica francese ha bisogno di rinforzare la sua immagine con un atto deciso che possa segnare il suo mandato elettorale, allontanando le accuse di immobilismo e che ormai quotidianamente gli vengono rivolte. Dopo tutti i proclami annunciati a gran voce durante la sua campagna elettorale, ci si attendeva un cambiamento radicale verso una soluzione più drastica. Con questa nuova proposta, invece, Hollande è rimasto ancora una volta nell’ambiguità, optando per una soluzione che, nonostante rappresenti un importante progresso in materia, non arriva fino in fondo, scontentando entrambe le parti.

 

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