mercoledì, Maggio 19

La prima volta di Correa field_506ffb1d3dbe2

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Mauricio Rodas

 

Quito – Dal 2006, in Ecuador, quando si tratta di elezioni esiste un solo ed indiscusso vincitore: l’attuale Presidente della Repubblica Rafael Correa.
Il Presidente più amato dagli ecuadoriani può, infatti, vantare la vittoria in ben tre elezioni presidenziali consecutive -l’ultima nel 2013-, un referendum, la maggioranza assoluta all’interno del Parlamento e poi, innumerevoli Sindaci e Presidenti di regioni. Un vero e proprio fenomeno che sembrava mai nessuno potesse fermare.
Eppure, il 23 febbraio 2014, in Ecuador, sarà ricordato come il giorno in cui Correa ha perso le amministrazioni dei Comuni più importanti del Paese. Stavolta, qualcosa non ha funzionato.
Sono, infatti, almeno dieci le città che sono state conquistate dall’opposizione, che, per la prima volta, é riuscita organizzarsi ottenendo risultati eccezionali, che potrebbero tradursi molto presto in un grattacapo per Correa.

Ciò che più impensierisce il Presidente è la sconfitta, anche personale, subita a Quito, capitale dell’Ecuador, e da sempre bastione del Movimento Alianza País il partito di Governo, città che avrà un Sindaco immagine della destra ecuadoriana e latinoamericana.
Uno schiaffo a tutto il progetto Correa e a quellaRevoluciónsudamericana  ispirata al Comandante Ugo Chavéz.

Il primo ad avere le idee chiare sull’insuccesso, e a darne una lettura sobria, è proprio il Presidente Rafael Correa, il quale non si nasconde dietro le solite scuse dei perdenti, piuttosto approfitta della situazione per tirare le orecchie ai suoi.

Correa ha innanzitutto criticato il ‘settarismo’ all’interno del suo movimento, responsabile dell’isolamento del partito, che, tra il resto, lo ha portato a rifiutare alleanze con partiti affini, propiziando, inevitabilmente un drammatico calo di voti.
Correa ha tenuto a sottolineare che non si può e non si deve dormire sugli allori, e che questa sconfitta sarà l’occasione per correggere e rivoluzionare, il vertice del partito, che non ha saputo interpretare e  rispondere al malcontento popolare.

Una sconfitta che brucia, e di cui la vittima emblematica rimane sicuramente Quito. «Si tratta di un capovolgimento molto serio nella capitale e dobbiamo analizzarlo, perché la capitale è molto importante per quanto riguarda la governabilitá», ha concluso Correa.

Ciò che più teme il Presidente è la possibilità che un Sindaco espressione dell’opposizione possa organizzare il malcontento, convocare cortei contro il Governo, determinando l’instabilità nel Paese, Paese troppo avvezzo a golpe e destituzioni.
E in tal senso Correa rincara la dose, affermando che  dietro Mauricio Rodas, il neo sindaco di Quito, c’è l’estrema destra latinoamericana. Un discorso da cui traspare timore ed incertezza, due concetti che fino ad oggi non hanno mai fatto parte del vocabolario di Correa.

I partiti usciti vincitori sono partiti i cui fondatori sono ex banchieri o, come nel caso di Rodas, personaggi che appaiono nel panorama elettorale improvvisamente e con risorse economiche non indifferenti. Risorse che, nel caso di Rodas, gli hanno permesso, nel 2013, di candidarsi alle elezioni presidenziali, ottenendo anche un discreto successo (si è piazzato al quarto posto), mentre adesso, a distanza di un anno, si è preso la rivincita.
Un volto nuovo e fresco che sicuramente userà l’Amministrazione della capitale come trampolino politico per ottenere, un giorno, la Presidenza del Paese. Non a caso, molti lo comparano a Henrique Capriles, leader venezuelano dell’opposizione prima a Chavéz e adesso a Nicolás Maduro.
I vincitori sono tutti rappresentanti di gruppi che hanno avuto più di un conflitto con Correa, soprattutto in temi economici. Non è un caso, infatti, che le banche, per esempio, siano sempre uscite piuttosto malconcie dalle decisioni presidenziali, mentre coloro che rappresentano la destra ecuadoriana sono stati letteralmente seppelliti dall’indiscutibile abilità politica di Correa. E la destra del Paese è stata da sempre espressione di interessi privati e potenti oligarchie che potrebbero aver finalmente trovato in Mauricio Rodas  un degno avversario di Correa.

 

 

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