sabato, Settembre 25

La prima volta del bikini

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Il 5 luglio 1946 alla piscina Molitor di Parigi viene mostrato in pubblico per la prima volta un costume a due pezzi: una mutanda che lascia scoperto l’ombelico e un reggiseno che valorizza in modo prepotente il petto. L’ideatore è un designer svizzero che si chiama Louis Réard, e i modelli sono stati realizzati dal couturier Jacques Heim.
I due hanno faticato un po’ a trovare le modelle disposte a indossare quel costume nel defilé della ‘prima’. Nessuna professionista della moda, infatti, vuole rischiare di mostrarsi in pubblico con un costume così succinto. Alla fine gli organizzatori hanno un improvviso colpo di genio. Abbandonano la ricerca tra le viziate ‘indossatrici’ e decidono di reclutare ragazze disponibili a sfilare con il nuovo costume da bagno nel meno altezzoso mondo delle spogliarelliste. Le ragazze sfilano di fronte agli occhi sorpresi di un pubblico scelto per l’occasione ed entrano nella storia. Una in particolare colpisce la fantasia dei presenti e anche degli assenti che l’ammirano in fotografia sui rotocalchi di mezzo mondo. Si chiama Micheline Bernardini, diventa la prima star del costume a due pezzi e nei mesi successivi alla sfilata riceve ben cinquantamila proposte di matrimonio.

Al momento della sua nascita ufficiale il costume a due pezzi che i suoi ideatori inizialmente avevano pensato di chiamare Atome, viene ribattezzato con il nome di Bikini, preso in prestito dall’omonimo atollo della Micronesia. La scelta nasce dalla suggestione e dalla preoccupazione suscitata nel mondo intero dalla scelta degli Stati Uniti di far esplodere in via sperimentale due bombe all’idrogeno sugli isolotti di quell’atollo.
Mai nome è stato più azzeccato.

Il due pezzi avrà un effetto esplosivo, anche se in Italia faticherà un po’. Nonostante la disinvolta ostentazione dei primi bikini da parte delle turiste straniere, infatti, il costume a due pezzi non entra nell’abbigliamento comune da spiaggia delle donne italiane dell’epoca. Il fascino femminile non prevede lunghe esposizioni al sole. La pelle abbronzata è simbolo di una modesta condizione di vita, è il segno distintivo di chi lavora nei campi e all’aperto, per cui le signore preferiscono coprirsi piuttosto che farsi lasciare segni evidenti dal sole. Sulle spiagge italiane abbondano grandi cappelli di paglia, fusciacche e sciarpe, in tessuti leggeri con decorazioni a pois, a quadrettini, ornati con spighette o sangallo. Il costume più diffuso è quello intero con l’aggiunta di un gonnellino stretto e aderente destinato più a confondere le idee dell’osservatore sulla forma del corpo che a sottolinearla. A Capri si vedono i primi shorts accompagnati da camicette annodate al giro spalla. Per le signore più formose la moda prevede l’uso di costumi interi fascianti e sostenuti da stecche con ampie scollature. Per proteggersi i capelli durante il bagno sono di gran moda le cuffie di petali di gomma, mentre i sandali sono di paglia o di pelle.
La storia del bikini in Italia inizia ufficialmente nel 1947, cioè un anno dopo la presentazione ufficiale del costume da bagno a due pezzi in quel di Parigi. La prima a mostrarsi in pubblico con l’indumento dello scandalo è Lucia Bosè, che lo sfoggia sulla passerella del concorso di Miss Italia. Rispetto all’originale la sua è una versione decisamente più castigata, con le mutandine che coprono pudicamente l’ombelico. Nonostante la versione ‘prudente’ il bikini della Bosè scandalizza i benpensanti e scatena più di una reazione. La Chiesa condanna, i conservatori chiedono dove si andrà a finire, e Lucia Bosè diventa Miss Italia grazie a una giuria impermeabile alle suggestioni dei perbenisti.

 

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